Calcio

Inter: Marco Pedrazzini e Vito Galasso, storytellers nerazzurri

Hanno scritto più di tutti sulla "Beneamata" e ancora ne vogliono scrivere, come qui raccontano a Bonimba

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Filippo Nassetti

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Di Beppe Severgnini e i suoi interismi sappiamo tutto. Per gli appassionati di pubblicistica nerazzurra ci sono però altri due nomi imprescindibili: Marco Pedrazzini e Vito Galasso. Più di nicchia, se vogliamo, ma perfetti per un pubblico di lettori che apprezza lavori ben documentati.

"Sarà la mia formazione professionale, facendo l'archivista alla Gazzetta dello Sport e al Corriere della Sera, ma quando affronto un lavoro esigo da me stesso che sia completo. Poi potrà piacere o meno, ma non deve avere lacune": così si presenta Pedrazzini, 47 anni, milanese, che ha al suo attivo tre biografie di tre monumenti della storia interista: Giuseppe Meazza, Peppino Prisco e Luis Suarez (i primi due a quattro mani con Federico Jaselli Meazza, nipote del campionissimo). "Se ad esempio parlo di Meazza e so che amava riguardare più volte il film... vado alla ricerca della locandina. Su Luisito ho lavorato molto sulla sua infanzia in Spagna, recuperando fonti in rete e acquistandone altre. Il primo lavoro in realtà è stato per il libro del Centenario di Federico Pistone, dove ho curato tutti i tabellini e le statistiche di un secolo nerazzurro. E pensare che inizialmente da bambino tifavo Torino... poi mio padre - interista - mi portò a San Siro a vedere un Inter-Toro e ci pensò Carletto Muraro a farmi cambiare idea".

"Tarantino, 32 anni, interista da sempre, senza condizionamenti esterni": così invece si presenta Vito Galasso. A sua cura una collana interista per Newton & Compton: dall'ultimo Il romanzo della grande Inter, L'Inter dalla A alla Z, I campioni che hanno fatto grande l'Inter e 1001 storie e curiosità sulla grande Inter.

"Per realizzare un libro impiego circa otto-nove mesi, cadenzati da diversi step di lavorazione", racconta Galasso: "si parte da un'idea e un progetto per poi proseguire con le fasi di ricerca, studio, impostazione, scrittura ed editing. Non è semplice realizzare un'opera di letteratura sportiva, soprattutto quando hai già scritto diversi libri sull'argomento. Ogni volta bisogna provare a rinnovarsi, puntando su piccoli universi inesplorati. Mi baso principalmente su testimonianze, su una bibliografia attendibile - che aggiorno di volta in volta - e sugli archivi storici dei giornali nazionali e internazionali".

Fa eco Pedrazzini: "Ho scritto tre biografie di personaggi del passato, ma non per nostalgia. Meazza è stato il calciatore più rappresentativo dell'Inter, un personaggio poi molto contemporaneo se vogliamo, tra pubblicità, esperienza all'estero, vita mondana. Scrivendolo con Federico Pistone abbiamo potuto avere accesso all'archivio di famiglia, corredando il libro di molte foto inedite. Anche il libro su Prisco è nato grazie alla conoscenza del figlio, avvocato e con lo stesso 'sense of humour' del padre. Un personaggio incredibile, l'avvocato Prisco, con la sua storia negli alpini, principe del foro e storico dirigente interista. Sarei molto curioso di sapere la sua opinione su quest'Inter cinese... manca davvero a tutti la sua ironia! Su Suarez ho cercato di ricostruire la sua infanzia spagnola, lui è persona disponibile, ma molto discreta. Ho lavorato molto sulle fonti locali. Luisito è ancora oggi poi l'unico calciatore spagnolo ad aver vinto un Pallone d'oro. Per il futuro mi piacerebbe scrivere la biografia di Roberto Boninsegna. L'ho conosciuto a una festa di un Inter club: vediamo se ne uscirà qualcosa". 

Questi invece i personaggi nerazzurri che affascinano Galasso: "La mia cinquina preferita? Innanzitutto Javier Zanetti e Diego Milito. Il primo, arrivato a Milano come ruota di scorta di Rambert, è diventato nel tempo il capitano, l'emblema, l'uomo dei record; il secondo è indubbiamente il simbolo del Triplete, colui che con i suoi gol ha permesso di realizzare questo primato che in Italia nessuno ancora ha raggiunto. Per le loro storie personali aggiungo poi Giuseppe Meazza, Benito Lorenzi e Giacinto Facchetti. Pepìn è il primo vero e grande idolo degli interisti: figlio di una verduraia, ha saputo risolvere i problemi di salute, scalare le gerarchie e segnare gol a raffica. Non dimentichiamo che lo stadio di Milano porta il suo nome. Non si può poi non amare Lorenzi, detto 'Veleno' per la sua sfrontata esuberanza e per le sue marachelle in campo. Il "Cipe", infine, conquista per la correttezza, l'aplomb, la signorilità e l'attaccamento alla maglia. Avrei voluto raccontare anche le gesta di Pelè in nerazzurro: sul finire degli anni Cinquanta Angelo Moratti riuscì infatti a strappargli un accordo, ma il trasferimento a Milano sfumò per una violenta contestazione dei tifosi del Santos. Peccato, sarebbe stato bello vederlo a San Siro!". 


 

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