Calcio

Inter, tutti i motivi della crisi. Anche Spalletti ha colpe nel crollo

Squadra in crisi di condizione fisica, crollo mentale e limiti nella rosa: così i nerazzurri rischiano di gettare al vento la qualificazione Champions League

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Giovanni Capuano

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Il lungo inverno dell'Inter sta gelando le speranze di ritorno in Champions League, anche se la classifica è ancora confortante (+2 sulla Roma compreso lo scontro diretto) e la sensazione è che basterebbe una vittoria per svoltare, almeno a livello mentale. Il successo manca dal 3 dicembre scorso e la striscia di 8 gare senza esultare è da record nella storia recente del club.

Di chi è la colpa? I tifosi sono infuriati con la proprietà Suning per i mancato investimenti nel mercato di gennaio e con i giocatori accusati di aver staccato la spina alla prima difficoltà. Eppure la crisi è prima di tutto fisica: la condizione atletica è insufficiente con l'aggravante dell'unico impegno settimanale di una squadra che è fuori dall'Europa League.

L'analisi del momento nero (prolungato) non può, però, tenere fuori Spalletti. Il tecnico ex Roma è stato l'artifice della partenza sparata dei nerazzurri, ma non è esente da reponsabilità nella frenata di dicembre e gennaio. 

Inter, un crollo di condizione fisica

La classifica dei chilometri percorsi non deve ingannare. L'Inter continua a essere la squadra che corre di più, ma da troppe giornate lo fa senza intensità. L'emblema della crisi è Perisic, troppo scarico e debole per essere vero. Ma anche Candreva e i centrocampisti sembrano alla fine di una stagione massacrante e non in mezzo a un campionato in cui si possono gestire con attenzione.

Apparentemente un paradosso che richiama all'estate. L'Inter ha viaggiato molto come tutte le grandi e accelerato la preparazione per poter partire bene: serviva dal punto di vista psicologico. Però la rosa ristretta non può essere un alibi visto che ad oggi Spalletti ha usato solo 12 giocatori con 17 o più presenze in campionato esattamente come Sarri che in più ha la Champions League. E il Napoli vola mentre l'Inter arranca.

Dunque è stato sbagliato qualcosa in quel momento. E se oggi la squadra non corre, non può essere colpa dei giocatori o del mercato monco che non ha coperto tutte le esigenze del tecnico. Spalletti ha avuto il tempo di programmare, eppure l'Inter si trova dal punto di vista fisico nella stessa sconfortante situazione della scorsa stagione quando in estate c'era stato il cambio traumatico in panchina.

Un calo psicologico che si ripete

Quando le gambe non girano, la testa va in tilt. E viceversa. La crisi dell'Inter è anche mentale e richiama alla fragilità di un gruppo che storicamente si perde nel momento delle difficoltà. Anche qui gli alibi non ci sono: se un anno fa la stagione era stata compromessa più per errori esterni che interni, sino al finale poco dignitoso, oggi il gruppo ha davanti un traguardo importante e che dovrebbe stimolare impegno e attenzione.

Invece non sta accadendo e le voci e polemiche create da fuori (ma non solo) non hanno aiutato.L'aspetto mentale è preoccupante: nemmeno Spalletti pare riuscito a invertire la tendenza e il suo nervosismo delle ultime settimane è significativo. Assumersi pubblicamente le responsabilità è l'estremo tentativo di proteggere lo spogliatoio, ma il credito si sta esaurendo così come la pazienza dei tifosi.

Dopo il Crotone si sono sentiti i primi fischi, copiosi. Per arrivare all'obiettivo fondamentale della Champions l'Inter ha bisogno di grande compattezza ed entusiasmo; mancando entrambi, la china presa è pericolosa e porta dritta verso una seconda parte di campionato da incubo.

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