Inter e Milan: progetti a confronto

Il progetto della squadra nerazzurra convince e produce risultati. Quello dei rossoneri, molto meno

Antonio Cassano, uomo simbolo del progetto vincente della nuova Inter di Stramaccioni (Credits: AP Photo/Luca Bruno)

Dario Pelizzari

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Una città, due squadre, due destini. Da una parte il Milan, che si fa più piccolo ogni giorno che passa a causa delle sassate ricevute in Italia e in Europa. Allegri con un piede a Milanello e l’altro nella sua dacia livornese, in attesa di nuove avventure. Mercato da brividi con tante partenze e pochi arrivi. Ibra e Thiago Silva che salutano, Pazzini e Acerbi che arrivano. Tutta un’altra storia, squadra da rifondare e da rigenerare. Diavolo mai così in basso nell’era del Cavaliere presidente. Tante lacrime, pochi sorrisi. E un futuro che chissà, perché il progetto del rilancio, se c’era, ora sembra molto meno credibile e chiaro.  

Dall’altra parte, l’Inter di Stramaccioni, che ha ricominciato ad alzare la voce in campionato e che in Europa League dimostra di avere l’entusiasmo e i numeri per fare bene. Anche qui, grande rivoluzione nei mesi estivi, con il patron Moratti che vara la linea verde e prende la decisione di rifondare la squadra dopo i salti nel vuoto delle ultime stagioni post Mourinho. Partono alcuni senatori che hanno raccolto titoli e gloria in giro per il mondo e trovano spazio alla Pinetina giovani promesse in cerca dell’affermazione Inter(nazionale). Quanti dubbi gravano sul giovane ex tecnico della Primavera nerazzurra nei mesi caldi del calcio d’agosto. Sarà in grado di mettere insieme una formazione capace di ritrovare lo slancio e la pulsione dei giorni che furono? La risposta arriva dal campo. Strama dispone e raccoglie. Una scommessa vinta. Almeno per il momento.  

Alla fine della scorsa stagione, l’obiettivo delle due milanesi è comune. Dicono i dirigenti della Milano che scalcia: è necessario fare cassa per non rimanere invischiati nel fango dei conti che non tornano e che certo non faranno piacere al nuovo corso del calcio europeo alle prese con il fair play finanziario varato da Monsieur Platini, deus ex machina dell’Uefa. Insomma, fine del periodo senza fine dello spendi e spandi che tanto va bene lo stesso. Il bilancio deve essere sistemato in un modo o nell’altro. E per farlo, non resta che tagliare gli stipendi extralusso dei calciatori più noti.

Il Milan accompagna alla porta mezza squadra. Re Ibra e Thiago Silva raggiungono il Psg. Ma ci sono anche Gattuso, Seedorf, Zambrotta, Van Bommel, Cassano, Maxi Lopez, Aquilani. Titolari inamovibili fino a qualche mese prima diventano improvvisamente giocatori di cui si deve e si può fare a meno. Allegri è chiamato a fare i miracoli con una brigata di buoni calciatori che però nulla hanno da spartire con chi li precedeva. Traguardo al limite del possibile e che presto mostra il fianco a critiche da ogni dove. I risultati delle ultime settimane dimostrano che i guai sono più grandi di quanto forse ci si poteva aspettare a settembre. Come si diceva, se un progetto c’era, beh, certo non si può dire che fino a oggi abbia mostrato i suoi frutti e il benché minimo tentativo di prospettiva. Tanto per intenderci, nemmeno Guardiola avrebbe potuto fare molto di più se fosse stato al posto di Allegri. Lo pensano in tanti, lo dicono in pochi. Anche a Milanello.  

L’Inter, invece, la sua scommessa l’ha già vinta. Si è separato da fenomeni (o presunti tali) come Maicon, Julio Cesar, Pazzini, Lucio e Forlan, e ha puntato forte su giocatori che promettevano tanto ma che certo non si può dire garantissero da subito traguardi importanti. Parliamo di Palacio, Guarin, Pereira, Juan Jesus, Coutinho, Livaja, Gargano, dello stesso Cassano, che negli ultimi tempi aveva alternato prestazioni da fuoriclasse ad apparizioni più o meno anonime, più o meno tollerabili per un talento della sua portata. Stramaccioni ha portato a termine il compito che gli era stato commissionato dal presidente Moratti. Doveva costruire una squadra credibile, in grado di tenere il passo di Juventus e Napoli. Fare risultati, ma anche darle un’idea di gioco che potesse soddisfare la grande platea del Biscione.

Il simbolo però del fallimento dell'uno e del successo dell'altro lo racconta lo scambio Pazzini-Cassano (più 4 mln di euro). L'Inter incassa soldi ed un mare di talento, con Fantantonio che sta disputando una delle sue migliori stagioni di sempre (seppur camminando). Dall'altra c'è un attaccante che, fuori dalla tripletta vincente di Bolgna, ha raccimolato flop e tanta panchina. Una volta era Moratti a rimetterci e Galliani a gioire (Pirlo per Guly o Coco per Seedorf). Ora l'aria è proprio combiata.

A meno di scossoni da prima pagina, l’Inter non vincerà lo scudetto alla fine della stagione in corso. Epperò probabilmente riuscirà a spostare un po’ più in alto l’asticella del possibile (e realizzabile) negli anni che seguiranno. Il progetto c’è e si vede. E soprattutto, funziona. Al contrario della sua declinazione in rossonero. In più, si può già dire che il suo personale scudetto Strama l’abbia già vinto: far dimenticare, almeno per un po’, il mammasantissima Mourinho. E non è cosa da poco.

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