Calcio

Inter, Milan e Napoli: caccia al tesoro. La prossima Champions vale 50 milioni

Tre club per un posto nell'Europa che conta e che dall'anno prossimo sarà ancora più ricca. Ecco perché investono sul mercato di gennaio...

UEFA Champions League draw of the round of 16

Giovanni Capuano

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C'è una strategia finanziaria dietro all'attivismo di Inter, Milan e Napoli nel mercato di gennaio. Raramente in passato i club italiani erano stati così vigili e pronti a cogliere occasioni per gli investimenti, smantellando un pezzo per volta il mito della chiusura ad effetto. Gabbiadini alla corte di Benitez, Podolski-Shaqiri per Mancini (e non è finita qui), Cerci regalato a Inzaghi con apertura di discorso per Destro; cosa succede alle società italiane? Nessun colpo di sole, peraltro fuori stagione, bensì la consapevolezza che la corsa al terzo posto che vale i preliminari della Champions è ancora aperta e che mai come quest'anno arrivarci o non farà la differenza tra la vita e la morte di molti bilanci. Una specie di tavolo di poker dove i protagonisti sono arrivati all'all-in e ad ogni mossa di un concorrente rispondono per andare a vedere che carte ha in mano. Senza dimenticare la Lazio, che in estate ha investito massicciamente senza vendere e sta provando a correggere i pochi errori, o le genovesi che pregustano una primavera da protagoniste.

Arrivare alla Champions League è la chiave per tenere in equilibrio i conti economici di mezza serie A. Discorso che vale per l'Inter, quella messa peggio, ma che è d'attualità anche per il Milan con il suo passivo monstre nell'esercizio appena chiuso, e per il Napoli, cui per la prima volta dopo anni mancherà la spinta propulsiva delle plusvalenze garantite dalle cessioni di Quagliarella, Lavezzi e Cavani in rigoroso ordine temporale. Thohir, Galliani e De Laurentiis hanno fatto due conti e si sono accorti che arrivare terzi vale tutto, ancor di più rispetto a quanto accaduto fino a oggi. La prossima Champions League, infatti, sarà un tesoro dal valore inestimabile per le italiane. Quanto? Almeno 50 milioni di euro solo tra market pool e premi per il rendimento in campo. Un aumento secco del 30% rispetto al già ricco piatto di questi anni.

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E' l'effetto delle aste per i diritti tv che l'Uefa ha chiuso nei mesi scorsi con grande soddisfazione degli uffici di Nyon. Nell'ultimo triennio la Champions League ha fatturato 1,340 miliardi di euro e l'attesa dei club è di un incremento sostanzioso per il 2015-2018: 1,750 miliardi. Soldi certi, perché è bastata la guerra tra broadcaster in Inghilterra (British Telecom contro Sky Sports) e Italia (Mediaset contro Sky) per garantire un effetto volano. E qui si arriva alla ricaduta sulle fortunate partecipanti alla prossima edizione, perché il sistema del market pool premia i mercati più 'spendaccioni' riversando sui club della stessa area una parte dei ricavi. 

Nell'ultima stagione il market pool destinato alle italiane è stato di 80 milioni di euro. Dall'anno prossimo salirà intorno ai 110 milioni che verranno spartiti tenendo conto del piazzamento nel campionato di partenza e del cammino nella competizione europea. Per intenderci, nel 2013-2014 la Juventus ne ha presi 32 contro i 26 del Napoli e i 22 del Milan. A questi vanno aggiunti gli 8,6 milioni garantiti dalla sola iscrizione ai gironi eliminatori, più i premi per vittoria (1), pareggio (0,5) e vari passaggi di turno: 3,5 agli ottavi di finale, 3,9 ai quarti, 4,9 alle semifinali, 6,5 per la finalista e 10,5 per la vincente. Cifre che in estate potrebbero essere ritoccate in alto in vista della prossima edizione.

Il conto è presto fatto. Con a disposizione circa 30 milioni in più di market pool la sola partecipazione alla prima fase varrà un assegno garantito ben superiore ai 40 milioni di euro, senza contare gli incassi da botteghino, il valore del marchio, sponsor e tutto il resto. 50 milioni di euro valgono bene una scommessa ed è per questo che Inter, Milan e Napoli si sono mosse in fretta e provando a dimenticare i problemi di bilancio. Alla fine una avrà vinto (Lazio, Samp e Genoa permettendo) e le altre no e sarà il momento della resa dei conti. Oggi, però, è l'ora del rilancio.

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