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Calcio

La maledizione dell'Inter: corre col record (ma potrebbe non bastare)

Spalletti ha costruito una squadra che non muore mai. Contro il Torino ennesima rimonta di un avvio super, ma con le avversarie ancora vicine

Il pareggio contro il Torino nega all'Inter l'ennesimo record di una partenza di stagione straordinario. Era dal 1979, anno dello scudetto griffato Bersellini, che i nerazzurri non partivano con sei vittorie casalinghe consecutive: Iago Falque e la resistenza granata hanno evitato che Spalletti eguagliasse la striscia vincente.

Non è un rammarico solo statistico, ma il pari imposto a San Siro dal Torino rischia di costare molto all'Inter. Sembra un paradosso o una maledizione, condivisa con le altre grandi di questa Serie A, però in un torneo in cui si viaggia a ritmo di tutte vittorie è sufficiente un mezzo passo falso per azzerare molti vantaggi acquisiti precedentemente.

Se non segna Icardi

La prestazione contro il Torino in un San Siro strapieno di entusiasmo, sempre più primo per numero medio di spettatori presenti, è stata buona ma non perfetta per cinismo quanto lo erano state alcune precedenti. Tante occasioni create (16 tiri a 8 di cui 9 nello specchio della porta di Sirigu, spesso protagonista), un solo gol prodotto per merito di Eder nell'assalto finale.

Nessun campanello d'allarme, ma non è un caso che sia successo in una domenica in cui Icardi ha litigato con il pallone nell'area avversaria e Perisic si è acceso a intermittenza. I due garantiscono due terzi della produzione offensiva dei nerazzurri (15 gol su 23 e 10 su 13 a San Siro) e l'Inter ha bisogno dei loro gol. Eder ha beneficiato di un doppio assist da favola, però Sirigu è stato graziato in almeno un paio di occasioni.

Un lusso che l'Inter non si può permettere avendo necessità di capitalizzare tutto quello che costruisce così da coprire i limiti sulla trequarti che saranno corretti, se ci sarà l'occasione giusta, solo nel mercato di gennaio e non prima.

Le certezze di Spalletti

Fino a quel giorno l'Inter va avanti così, con una fisionomia chiara e un manipolo di sostituti pronti all'uso, anche sacrificandosi in ruoli non loro. Contro il Torino ha giocato per la quinta volta consecutiva la stessa formazione titolare, la sesta su 12 giornate complessive. Nel momento di difficoltà sono subentrati Eder e Brozovic, ovvero le due prime scelte in panchina.

Un vantaggio e un limite al tempo stesso. Le altre avversarie per un posto nella prossima Champions League sembrano mediamente più attrezzate, compresa la Lazio che ha già la certezza della qualificazione ai sedicesimi d'Europa League e potrà concentrarsi sino a febbraio solo sul campionato. Che sia bastato lasciare per strada 6 punti su 36 di cui 4 contro Bologna e Torino per ritrovarsi ai margini della zona che conta deve far riflettere.ù

Ha ragione Spalletti: l'Inter sta facendo cose grandi, ma il paradosso è che non ha ancora cominciato a fare nulla. Parlare di scudetto, per chi l'ha fatto, è un esercizio di masochismo calcistico, meglio concentrarsi su una corsa al quarto posto che assomiglia a una gara al tiro col piattello. Chi sbaglia anche solo un colpo paga e rischia di andare a casa.

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