Una figuraccia storica, che lascia il segno sull'avvio di stagione dell'Inter e che rischia di aprire ufficialmente la crisi. Anche se siamo solo a metà settembre e c'è tutto il tempo per recuperare nel girone di Europa League cominciato cadendo a San Siro contro l'Hapoel Beer Sheva (0-2 il risultato con reti di Vitòr e Buzaglo nella ripresa). Che la strada per De Boer fosse lunga e in salita lo si era intuito dopo la sconfitta di Verona e visti gli stenti col Palermo, però nemmeno il più pessimista dei tifosi nerazzurri avrebbe potuto immaginare una resa così netta.

La sconfitta lascia in eredità dubbi e domande su rosa e tecnico. Bocciate le seconde linee, disastrose in molti elementi che cercavano visibilità per provare a rientrare nel progetto dell'olandese. Ancora insufficiente la condizione atletica e inesistenti le motivazioni. Eppure alla vigilia De Boer aveva giurato di aver preparato al meglio la sfida contro gli israeliani (279° nel ranking Uefa per club) e si era detto certo che la vittoria di Pescara avesse sbloccato psicologicamente i suoi.

Bocciate le seconde linee (e qualche possibile titolare)

La serata da incubo di San Siro ha decretato la bocciatura delle seconde linee di De Boer. Da Ranocchia a Biabiany passando per Felipe Melo e Brozovic, la prestazione è stata da film horror. L'alibi della mancanza di abitudine al campo vale fino a un certo punto. Molto ha fatto la testa e stupisce il nulla espresso, ad esempio, da Brozovic che nell'elenco dei titolari potrebbe anche pensare di rientrare.

L'allenatore pensava forse di aver motivati a sufficienza per superare un avversario sulla carta nettamente inferiore, ma non è stato così. Di chi è la colpa? Difficile tirare fuori qualcuno dal mazzo, compreso De Boer che al termine ha parlato di partita giocata bene tranne i primi 20 minuti e di testa persa dopo lo svantaggio. I fischi del poco pubblico presente a San Siro raccontano una percezione diversa del sempre più disorientato popolo interista.

De Boer e i dubbi sulle sue scelte

La condizione atletica scadente è ancora eredità della folle estate manciniana e della società, trascorsa a litigare più che a pensare a mettere benzina nel motore. Però De Boer è atterrato sul pianeta Inter da ormai 35 giorni e qualcosa in più era lecito attendersi. Il tempo dei processi è lontano, ma anche il bonus della pazienza comincia ad assottigliarsi.

A Verona gli errori tattici dell'olandese sono stati evidenti. Col Palermo ha spiegato di aver visto "tre passi avanti" e il risultato lo smentisce. Poi c'è stata la vittoria di Pescara, dove la squadra ha giocato meglio ma ha anche rischiato il tracollo e, infine, la resa contro l'Hapoel Beer Sheva. Tutto qui? L'Inter gioca un calcio poco redditizio, fatto di possesso palla accentuato (65% contro l'Hapoel con l'81% di vantaggio territoriale) a lungo orizzontale e sterile. La luce si accende a sprazzi, manca un regista e va trovato l'equilibrio perché non si possono concedere 3-4 palle gol agli avversari ad ogni partita.

Problemi cui De Boer deve dare soluzione in fretta. La sfida con la Juventus assomiglia un Everest in cui l'unico vantaggio sarà non aver problemi di approccio e, in linea di massima, aver poco da perdere. Altro non si vede, però. Napoli e Roma minacciano di fuggire via e di mettere ulteriore pressione su un gruppo molto poco solido mentalmente. E' solo settembre, ma l'allarme suona forte.

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