Calcio

Inter, tutti i fallimenti post-Triplete (questo però è costato di più)

In sette anni spesi 490 milioni di euro (134 la scorsa estate) per una qualificazione in Champions. E ora si ricomincia daccapo...

Inter crisi fallimento Suning

Giovanni Capuano

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Tre proprietari, dieci allenatori e quasi mezzo miliardo di euro speso sul mercato. In sette anni dopo il Triplete per raccogliere una sola qualificazione alla Champions League (2011-2012), una Coppa Italia (2011), una Supercoppa Italiana (estate 2010) e un Mondiale per Club e per inanellare una serie continua di delusioni. In campo e nella gestione della società. La fotografia dell'Inter dopo la conquista della Champions nella notte di Madrid 2010 è impietosa.


La prima stagione dell'era Suning non è sfuggita alla maledizione: mercato faraonico (in controtendenza con le estati firmate Thohir e le ultime di Moratti), ma uguale assenza di programmazione col risultato di bruciare tecnici, giocatori e possibilità di restare nell'elite del calcio italiano ed europeo. Una spirale che pare senza fine, anche se gli investimenti promessi da Zhang Senior fanno sperare in un'uscita dal baratro dove è precipitata l'Inter dei tempi moderni.

 

Il paradosso è che l'Inter più ricca ha partorito il risultato peggiore con l'eccezione della stagione di Stramaccioni (9° posto e semifinale di Coppa Italia) in cui fu toccato il punto più basso anche numericamente con i 54 punti faticosamente raggranellati con un finale di campionato in stallo totale e con tutti gli obiettivi bruciati uno dopo l'altro.

Suning ha vissuto un'estate a due facce: confusione nella gestione della guida tecnica, con Mancini prima confermato, poi dimissionario e sostituito da De Boer rivelatosi infine inadeguato al calcio italiano, mentre sul mercato si spendeva senza badare o quasi ai vincoli del fair play finanziario. Banega e Ansaldi in primavera (con Mancini allenatore e Thohir proprietario), Candreva, Joao Mario e Gabigol: in tutto un tesoretto da oltre 150 milioni di euro (fonte Transfermarkt) investito a fondo perduto. Almeno guardando la classifica.


Dal 2010 a oggi i proprietari che si sono succeduti al comando dell'Inter hanno speso 490 milioni di euro. Il top quest'anno - come biglietto da visita cinese a Milano -, ma anche l'ultima gestione Thohir sotto la spinta di Mancini si era avvicinata alla soglia dei cento (98,2) pur con una mole di cessioni importante e comunque senza andare oltre la quarta posizione. Che ha significato qualificazione all'Europa League come Mazzarri prima (5° posto nel 2013-2014) e il trio Gasperini-Ranieri-Stramaccioni (6° posto nel 2011-2012) all'alba del periodo nero.

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Il fatto che nelle ultime due estati ci sia stata una ripresa negli investimenti, senza però raggiungere gli obiettivi prefissati, è una considerazione ulteriormente negativa e che inchioda i responsabili delle scelte di mercato ai loro errori. La girandola è stata paradossale e non solo in panchina: in sette anni sono stati acquistati e venduti 747 giocatori (fonte Transfermarkt); nel conto ci sono ovviamente anche i movimenti dei giovani, i prestiti e le operazioni minori, però è un dato di fatto che l'Inter ha cambiato pelle almeno quattro volte.

Unico alibi: dopo il Triplete la fase espansiva è stata bruscamente interrotta. Madrid ha segnato il punto d'arrivo dell'era Moratti e il ridimensionamento è stato rapido e non indolore. I primi due mercati hanno visto un saldo positivo complessivo di quasi 30 milioni di euro e Thohir non avuto la forza e la voglia di invertire la tendenza. 

Non tutto è stato da buttare via. Pur con mezzi limitati rispetto al passato l'Inter è stata capace di prendere a prezzi accettabili giocatori come Icardi, Kovacic e Brozovic che hanno garantito importanti plusvalenze (Kovacic) o potranno farlo in futuro. Ora la sfida è non commettere più gli errori del recente passato. L'Inter non gioca la Champions da sei stagioni e in questo arco temporale l'hanno fatta società con mezzi economici inferiori. Fatica ad entrare anche in Europa League con continuità quando altri (ad esempio la Lazio) ci tornano ciclicamente.

Soprattutto in campionato ha accumulato un gap dalla Juventus che al momento pare incolmabile e un distacco importante in termini di punti anche da Roma e Napoli, le prime antagoniste sulla strada della risalita. In palio c'è la chance data dalla riforma della Champions di rientrare nel giro che conta anche arrivando al quarto posto. Guai a darlo per scontato. Oggi la fotografia dell'Inter è anche il 54° posto nel ranking Uefa per club, giusto in mezzo a Genk e Rubin Kazan.

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