Calcio

Inter, niente sconti dalla Uefa sul fair play finanziario. Ecco i conti che non tornano

Mercato in passivo, monte ingaggi e ricavi penalizzati dall'eliminazione dall'Europa League. A gennaio Suning dovrà correggere la rotta

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Giovanni Capuano

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Niente sconti e l'obbligo di rientrare nei parametri del fair play finanziario secondo gli accordi presi con la Uefa nel maggio del 2015. La voglia di Suning di investire massicciamente nell'Inter rischia di trovare un ostacolo notevole - almeno nel breve periodo - nei paletti che il club ha sottoscritto con Nyon per evitare l'esclusione dalle coppe europee. E' l'accordo che vincola la società a rispettare una serie di parametri tecnici e soprattutto economici per riallinearsi alle norme del Ffp. Fin qui è andato tutto bene, ma l'asticella in vista del 2017 si alza e le ultime mosse sono finite sotto osservazione.

La nuova proprietà sperava di ridiscutere il settlement agreement approfttando del cambio di gestione. L'approccio non avrebbe, però, dato i risultati sperati. E' vero che l'Uefa ha scelto di venire incontro a nuovi investitori nel calcio europeo con una maggiore flessibilità, però l'Inter è gia sotto sanzione e con un 'patteggiamento' firmato, condizione che la esclude dal trattamento di favore.

Si rimane, dunque, al documento del maggio 2015: obbligo di break even raggiunto al 30 giugno 2017 e limiti per mercato e monte ingaggi. Se l'Inter li osserverà potrà vede decadere, insieme alle multe, anche le restrizioni su rosa e mercato a partire dalla stagione 2017-2018 (punto 5 del settlement agreement), altrimenti andrà incontro a sanzioni.

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Un mercato estivo sbilanciato: serve rientrare

Di sicuro a Nyon non è passato inosservato il mercato estivo dell'Inter di Suning. Quello realizzato dopo il 30 giugno (chiusura del bilancio appena approvato) porta uno sbilancio notevole tra acquisti e cessioni. Sono arrivati Joao Mario (45 milioni di euro), Gabriel Barbosa (29,5), Candreva (25), Ansaldi (10,5) e Caprari (5,5) per un totale di oltre 115 milioni a fronte delle partenze di Juan Jesus (10 milioni con obbligo di riscatto), Dodò (5), Laxalt (4) e Biraghi. Cifre lontane dal sostanziale equilibrio richiesto dall'Uefa, comprensivo anche della parte di ammortamenti.

A gennaio, dunque, bisognerà rientrare anche perché la rosa lunga non serve più dopo l'incredibile eliminazione precoce dall'Europa League che ha anche privato l'Inter di un potenziale introito da 15-20 milioni da iscrivere a bilancio il prossimo 30 giugno. Fin qui la campagna europea è stata avara di soddisfazioni per la cassa: non più di 8-9 milioni tra premi (circa 3) e market pool stimabile in 5-6 milioni. Era una delle voci su cui i dirigenti contavano per incrementare i ricavi in maniera sensibile e abbattere la soglia dei 200 milioni di fatturato al netto delle plusvalenze.

Monte ingaggi più pesante

L'altro parametro da tenere in equilibrio secondo gli accordi con l'Uefa era quello del monte ingaggi. Al 30 giugno 2016 a bilancio la cifra per gli stipendi di calciatori e staff, compresi i premi e la valorizzazione dei diritti di immagine, era di 99,6 milioni di euro, poco superiore a quella del 2015 (97,8). Il mercato estivo ha caricato l'Inter di altre buste paga pesanti. Un extra da circa circa 25 milioni (al lordo) solo minimamente compensato dal risparmio sull'area tecnica, visto che l'esonero di De Boer ha vanificato in parte il beneficio economico dell'addio di Mancini.

Il problema per Ausilio è che molti dei giocatori considerati in esubero hanno stipendi pesanti. Qualche esempio? Si va dai 3,5 milioni netti di Jovetic ai 2,5 di Felipe Melo e ai quasi 2 di Eder. Piazzarli in gennaio non sarà facile anche perché l'Uefa vigilerà su eventuali triangolazione con il Suning. Guai ad esagerare.

Le parole di Bolingbroke e le previsioni sul bilancio

Zhang non vede l'ora di poter investire con le mani libere e lo ha ripetuto anche nel corso dell'ultima visita a Milano. In inverno non sarà possibile, in estate si vedrà ma molto dipende dall'accesso o meno dell'Inter nella prossima Champions League. A bilancio il mancato rispetto dei parametri studiati con l'Uefa era definito "non probabile" e, dunque, non c'era stato alcun accantonamento in previsione delle multe al momento congelate: 14 milioni di euro.

A fine ottobre l'allora amministrato delegato Michael Bolingbroke, poi dimesso, aveva detto: "Il pareggio chiesto al 30 giugno 2017 sarà un obiettivo difficile ma che pensiamo di raggiungere". Il rischio, oltre alle multe, è di veder ancora penalizzato l'aspetto tecnico così come accaduto questa estate con l'esclusione obbligata dalla lista Uefa dei nuovi acquisti. Il mercato di gennaio sarà decisivo. Ausilio e i suoi hanno un compito non semplice, ma senza margini d'errore.

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