Calcio

Inter, svolta cinese: dentro Suning e Thohir verso l'addio?

Cinesi a Milano per prendersi il 20% del club. L'enigma Moratti e la tentazione di ET di lasciare la serie A dopo 3 anni

FC Internazionale Milano Shareholders' Meeting

Giovanni Capuano

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Ombre cinesi dietro l'Inter e potrebbe non durare poco. La visita della delegazione dei vertici della Suning Commerce Group, colosso del commercio di elettrodomestici in Cina con giro d'affari da 15,3 miliardi di euro e idee di espansione nel mondo del calcio, è il primo passo ufficiale verso lo sbarco in serie A. Una trattativa nata nello spazio di qualche mese, dopo che Thohir aveva manifestato la necessità di trovare un socio da affiancare nella gestione economica dell'Inter.

Il mandato a Goldman Sachs ha portato a Zang Jindong, uno degli uomini più ricchi della Cina e appassionato di football, salito agli onori delle cronache nella scorsa finestra di mercato per aver movimentato le trattative di mezza Europa, mancando gli acquisti di Guarin e Luiz Adriano e portandosi a casa Teixeira per la modica cifra di 50 milioni di euro. Più o meno quando potrebbe spendere per il 20% delle quote dell'Inter.

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Inter-Suning: operazione da 60 milioni di euro

Prendersi un pezzo importante di Inter, ma non la maggioranza, potrebbe costare circa 60 milioni di euro cui aggiungere il peso del 20% dei debiti di un club che naviga in acque pessime. A cedere le quote sarebbero sia Moratti che Thohir, vedendo così calare le rispettive partecipazioni dal 29,5% al 23,5% e dal 70 al 56 per cento. Suning entrerebbe in una prima fase con una sorta di investimento, sollecitato anche dalle volontà del governo cinese di espanedere l'area di influsso della Cina sul mondo del pallone in vista della richiesta di ospitare il Mondiale nel 2026.

Per Thohir e per l'Inter si trattarebbe di una boccata d'ossigeno importante. La mancata qualificazione alla prossima Champions League ha ulteriormente complicato la situazione finanziaria del club che è sotto osservazione Uefa per il fair play finanziario e che ha chiuso l'ultimo bilancio consolidato con un passivo di oltre 140 milioni di euro e debiti per circa 400. Il prossimo sarà più leggero, ma manca liquidità in cassa e i soldi cinesi servono.

Thohir: voglia di Premier?

Lo scenario, però, è ancora più ampio perché è difficile immaginare che i cinesi sbarchino a Milano per caricarsi le perdite dell'Inter senza contare nulla. E così si arriva al nodo della situazione. Il 15 novembre prossimo scadranno i patti firmati da Moratti e Thohir al momento della cessione del club nel 2013. Cosa succederà? Thohir è dato in uscita (anche se ha sempre smentito) perché non più convinto della bontà dell'investimento e perché attratto dalla Premier League, diove vorrebbe comprare un club di medie dimensioni.

Suning entrerebbe così come socio di minoranza ma con una road map già scritta per poi arrivare ad acquisire tutto nell'arco di un paio di stagioni. Così Thohir potrebbe rientrare dei suoi investimenti che fin sui sono stati di 75 milioni di euro al momento della firma (aumento di capitale) e poi 108 milioni di prestiti diluiti e che hanno fatto discutere. Dovesse restare proprietario, sarebbe costretto a lasciarli nelle casse rinunciando a riaverli: ma se cedesse...

E Moratti cosa fa?

Il vero nodo è capire cosa vorrà fare Moratti. A novembre ha il diritto di cedere il suo 29,5% a Thohir a una cifra prefissata intorno ai 90-100 milioni di euro. Ufficialmente continua a ripetere di voler restare socio di minoranza dell'Inter e di non avere in progetto né l'uscita né la scalata, magari con l'appoggio di altri investitori cinesi portati da Tronchetti Provera.

Di sicuro fin qui non ha mai partecipato ad aumenti di capitale bloccando anche quelli di Thohir, che così ha scelto la formula dei prestiti con tassi tra l'8 e il 9,5 per cento. Se dovesse vendere lo farebbe per rientrare in parte dei tanti soldi spesi per l'Inter nel corso della sua presidenza. Altrimenti ogni scenario resta aperto.

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