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Inter, addio Europa League? Numeri e ragioni del crollo di Pioli

Nerazzurri umiliati dalla Fiorentina e in crisi senza uscita. Eppure un mese fa sognavano addirittura la Champions...

ACF Fiorentina v FC Internazionale - Serie A

Giovanni Capuano

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L'Inter crolla anche contro la Fiorentina e vede allontanarsi l'Europa League che rimane possibile solo grazie al contemporaneo harahiri del Milan contro l'Empoli. Una caduta senza freni, quella dei nerazzurri, soprattutto mentale visto che non si può spiegare altrimenti come una squadra in corsa sino a marzo per rimontare sulla zona Champions si possa squagliare nel breve volgere di un mese.

I numeri del crollo sono impietosi: 2 punti nelle 5 partite decisive, sconfitte sconcertanti come quella di Crotone e Firenze, black out inspiegabili come in casa contro la Sampdoria e la rimonta subita nel derby più per colpe proprie che per meriti altrui. Materiale con cui istruire un processo e prevedere una rifondazione estiva: la squadra va ricostruita perché non può dare alcuna garanzia nella stagione che dovrà essere quella della rinascita.

 

Pioli addio, ma serve una rivoluzione anche nella rosa

Il crollo nel momento in cui bisognava concretizzare la lunga rincorsa iniziata dopo l'esonero di De Boer (14 punti in 11 partite con la media di 1,27) costa la conferma a Stefano Pioli. La società gli aveva chiesto l'ingresso in Europa League senza passare dai preliminari e rischiare di fallirlo è una sentenza inappellabile.

Inter senza attributi - Ancor più del rendimento, però, conta il modo in cui l'Inter si è liquefatta a primavera. Sconcertante e significativo del valore di una rosa incapace di andare oltre i problemi contingenti. A inizio stagione si era seduta sui balbettii di De Boer e non aveva reagito. Lo stesso è accaduto dopo il pareggio contro il Torino che ha allontanato il sogno della Champions League.

Limiti evidenti in troppi reparti - C'è poi una considerazione tecnica ineludibile. Alcuni reparti, partendo dalla difesa, non sono all'altezza di un campionato di vertice. Vale per gli esterni e per i centrali, ma il crollo coinvolge anche il centrocampo che con l'arrivo di Gagliardini pareva rinato e che si è perso strada facendo. Non basterà un mercato solo per colmare il gap non solo sulla Juventus ma anche su Roma e Napoli.

La confusione intorno a Pioli - Qualche responsabilità c'è anche in un ambiente che non è stato capace di proteggere Pioli, nel momento in cui andava bene, dalle voci sul futuro di una panchina destinata a un big. Un caos che non ha aiutato. Poi Pioli ci ha messo del suo sbagliando troppo.

Serve una società forte - Nella ricostruzione non si potrà non tenerne conto. Serve una società forte e vicina alla squadra, capace di trasmettere la voglia di risalire di Zhang e Suning che non possono accettare di gettare al vento stagioni (e soldi) in questo modo. Se doveva essere l'anno dell'apprendistato, il voto è basso: troppi errori.

I numeri del crollo di primavera

I numeri che certificano la fine dei sogni e il ritorno alla mediocrità sono impietosi e non lasciano spazio ad alcuna interpretazione buonista. Non ci sono solo i 2 miseri punti fatti tra Torino, Sampdoria, Crotone, Milan e Fiorentina nel momento clou. A essersi smarrito è tutto il complesso della squadra a partire dalla difesa.

Incassati 13 gol in 5 partite - Il reparto che era diventato quasi una garanzia è naufragato completamente. Handanovic ha incassato 13 gol in 5 partite e 18 allungando il periodo di osservazione sino alla sfida con la Roma. Una media di oltre 2 ogni 90 minuti inaccettabile a questi livelli.

Rottura prolungata dalla sfida con la Roma - Se quella contro i giallorossi era stata la grande occasione di rientrare in corsa Champions, i numeri dicono che la sconfitta è stata il detonatore della crisi. Da lì in poi sono arrivati 8 punti in 8 giornate: una media da quasi retrocessione. Conferma che si tratta di una crisi mentale.

Gol fatti (tanti) e subiti (troppi) - Il rendimento dopo quella sera è peggiorato in tutti i parametri con l'eccezione delle reti segnate che sono salite da 1,84 a 2,87 a gara. E' venuto meno, però, l'equilibrio nella costante ricerca della vittoria a tutti i costi. Ne ha fatto spese la difesa che prendeva meno di un gol a gara (0,76) e ora viaggia alla media di 2,25.

Da febbraio a oggi è la cenerentola - Nello stesso arco di tempo le altre hanno continuato a correre. Il risultato è che a marzo e aprile l'Inter è stata la peggiore tra le squadre in lotta per un posto in Europa: Juventus 20, Lazio e Napoli 17, Roma 16, Atalanta e Fiorentina 15, Milan 14. Poi i nerazzurri staccatissimi.

Meno 5 rispetto a un anno fa - Il conto dice che rispetto a un anno fa l'Inter ha 5 punti in meno. E quella di Mancini era nel mezzo del crollo del girone di ritorno dopo aver sfiorato il titolo d'inverno. In estate sono stati spesi cento milioni e invece di migliorare il bilancio è peggiorato. 

Una situazione dalla quale proprietà e dirigenza potranno risalire solo facendo scelte nette e rapide. Questa stagione è volata via, la prossima andrà costruita per tempo e senza gli sbandamenti della scorsa estate. Il vero peccato originale che pesa sul fallimento di questa Inter.


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