Inter ko: Strama peggio del primo Allegri

Le cifre della crisi nerazzurra: 13 punti dopo Torino. Attacco sterile e difesa leggera

Stramaccioni in panchina osserva l'Inter battuta dal Siena – Credits: Afp

Giovanni Capuano

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Un crollo verticale e inarrestabile. Tre mesi (92 giorni esattamente) da incubo che hanno precipitato Andrea Stramaccioni dai progetti di scudetto e la fama di erede di Mourinho alla crisi di lacrime di Siena. Cosa è successo alla sua Inter? Perché si è sgretolata nel momento più bello della stagione? E' una crisi di passaggio o gli obiettivi vanno ridimensionati?

Domande che sono ormai ricorrenti anche nei pensieri di Moratti. Il calo di rendimento è stato spaventoso. Dal 3 novembre scorso, giorno della presa di Torino (1-3 contro la Juventus) il meccanismo si è inceppato: 12 partite giocate in campionato, 3 sole vittorie (contro Palermo, Napoli e Pescara), 4 pareggi e 5 sconfitte. Bilancio da lotta per non retrocedere: 13 punti.

Per intenderci nello stesso numero di giornate (le prime 12) Allegri si era quasi giocato la panchina del Milan facendo meglio. Era la sera della sconfitta casalinga contro la Fiorentina e del vertice tra Galliani e Berlusconi. Max aveva 14 punti in 12 giornate, uno in più dell'ultimo Stramaccioni.

Il paragone serve per spiegare che mettere in discussione oggi il tecnico romano è fisiologico ma, allo stesso tempo, potrebbe essere inutile perché è evidente che i limiti di questa Inter non dipendono solo dal suo allenatore, così come quel Milan così brutto non era tutta e solo colpa di Allegri.

La differenza, però, è clamorosa. Nei primi due mesi di campionato l'Inter ha viaggiato a ritmo-scudetto (27 punti in 11 giornate, media 2,45), vinto sempre in trasferta e dimostrato di avere grande facilità a segnare (26 gol, quasi 3 a partita) difendendo in maniera accettabile (15). Poi è cambiato tutto. E' arrivato il primo k.o. esterno a Bergamo contro l'Atalanta e da lì fuori casa sono arrivate solo delusioni: un pareggio e 5 sconfitte nelle ultime 6 partite.

L'Inter ha battuto solo Palermo, Pescara e Napoli, lasciato punti a tutte le altre compresi i pareggi casalinghi contro Cagliari, Genoa e Torino. All'inizio anche sfortunata (rigore negato al 90' a Ranocchia contro i sardi), poi sempre più involuta fino al tracollo di Siena che ha rappresentato il punto più basso. L'attacco ha smesso di produrre. Nelle prime 11 giornate viaggiava a una media di 2,3 gol a gara, nelle successive 13 è sceso a 0,7.

Ma a stupire è soprattutto il rendimento della difesa. Non era mai stata ermetica perché il tridente non è facile da supportare. Però da quando Stramaccioni ha rivendicato di aver trovato la giusta identità tattica alla sua squadra, la situazione è precipitata. Nelle ultime 15 giornate in ben 13 occasioni Handanovic ha subito almeno una rete e ben 6 volte (2 contro Sampdoria, Cagliari e Torino, 3 contro Atalanta, Udinese e Siena) ha regalato agli avversari almeno un doppio bonus. Solo in queste 6 partite sono stati buttati via 13 punti.

Grande con le big, la squadra di Stramaccioni si è scoperta debole con le piccole. Contro il Siena addirittura nemmeno un punto in due partite. Un pareggio a San Siro contro il Genoa e bottino pieno solo contro Palermo e Pescara per restare alle quattro che si stanno giocando la retrocessione. Bilancio: 10 punti sui 18 disponibili.

La sintesi è il crollo in classifica che mette in forse la qualificazione alla Champions League della prossima stagione. Il 10 novembre sera l'Inter (28 punti) era seconda dietro alla Juventus Nelle 10 partite successive si è fermata: Milan 25, Napoli 22, Juventus 20, Lazio 17, Roma 14, Fiorentina e Inter 12. Il Milan era a un abisso dal terzo posto (12 lunghezze) e oggi sta lì a pari merito con Stramaccioni. Se è un incubo svegliatelo. Ma in fretta.

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