Giovanni Capuano

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L'estate passata a trattare il rinnovo con aumento col tramite della moglie e manager non è bastata. Mauro Icardi scrive un nuovo capitolo della sua tormentata storia con l'Inter e i suoi tifosi. In campo le cose funzionano, fuori meno se è vero che dopo averlo visto flirtare con Juventus e Napoli ora i suoi fan sono alle prese con l'ultima bufera. A scatenarla la pubblicazione dell'autobiografia ("Sempre avanti") nella quale l'attaccante argentino ricostruisce il suo rapporto di odio e amore con la Curva Nord: la culla del tifo interista.

E' la sua versione dei fatti, è molto dura nei confronti degli interlocutori e come risultato immediato ha prodotto l'ennesima spaccatura. Non un favore a De Boer e a una squadra che stanno cercando di trovare l'identità in campo e che avrebbero bisogno di un ambiente sereno intorno. Non significa che gli ultras debbano per forza avere l'ultima parola - ad esempio nella richiesta di togliergli la fascia di capitano -, ma la leggerezza con cui ha messo in piazza la vicenda meriterebbe comunque una riflessione.

"Porto cento criminali dall'Argentina che li ammazzano sul posto..."

Tutto nasce dalla descrizione dello scontro tra lo stesso Icardi e gli ultras al termine di Sassolo-Inter del 1° febbraio 2015. Partita persa male dalla squadra nerazzurra e contestazione sotto la curva con lite tra l'argentino, Guarin e i tifosi. Secondo Icardi una sfida all'arma bianca, tra insulti, minacce e soprusi dei capi tifosi nei confronti di un bambini cui aveva donato la maglia. E poi la frase più pesante: "Quanti sono? Cinquanta? Cento? Duecento? Va bene, registra il mio messaggio e faglielo sentire: porto cento criminali dall'Argentina che li ammazzano sul posto, poi vediamo".

Parole urlate a chi cercava di mediare una pace poi andata in scena a telecamere spente. I tifosi le definiscono menzogne, di sicuro rappresentano un caso soprattutto se pronunciate da chi indossa la fascia di capitano, simbolo che tradizionalmente premia un giocatore anche dal punto di vista morale. Icardi ha voluto precisare su Instagram la sua posizione e il senso del racconto:

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San Siro diviso e la rabbia della società

Il nuovo strappo certamente fa il male della società e della squadra. Icardi non pare curarsene, così come non si è curato in estate di spegnere l'incendio acceso da Wanda che ha portato al rinnovo con aumento. Il rigore sbagliato e la sconfitta casalinga contro il Cagliari, che precipita i nerazzurri in piena crisi, sono anche figli del clima da tutti contro tutti respirato a San Siro, con una parte della Curva Nord a contestare e il resto dello stadio a fischiare i contestatori ed applaudire il capitano.

Oggi sarà un altro giorno. La dirigenza ha già preso posizione con forza, annunciando per voce di Zanetti e Ausilio provvedimenti disciplinari per il giocatore colpevole di non aver rispettato i tifosi. Quali? Il limite è sottile. Da una parte un libro che ha nuociuto a tutti, dall'altro il rischio di darla vinta agli ultras consegnandogli le chiavi della società con una scelta che sarebbe di estrema debolezza. Impossibile uscirne senza danni e ci sarà da capire anche come sia possibile che un contenuto tanto esplosivo non sia stato intercettato prima della pubblicazione. Qualcuno ha mancato, peccando quanto meno di leggerezza ed esponendo l'Inter a una figuraccia.

Tifosi sotto casa e la tensione nella serata

Una situazione da maneggiare con estrema cautela, almeno adesso. Il rientro a casa di Mauro Icardi è stato accompagnato da uno striscione posizionato sotto l'abitazione con una scritta minacciosa: "Noi ci siamo, quando arrivano i tuoi amici argentini ci avvisi o lo fai da infame?". Nessuna aggressione a sentire i diretti protagonisti, ma un atto che non promette pace.

L'argentino ha appena rinnovato il contratto fino al 2021 con clausola rescissoria da 110 milioni di euro valida solo per l'estero. La società non può consentire che venga deprezzato dalla situazione ambientale e il declassamento aprirebbe scenari impensabili. Ma anche andare avanti così non è produttivo per nessuno. Il giorno dopo il crollo con il Cagliari, sembra incredibile, ma a squassare l'Inter è il caso Icardi più che i mille dubbi sul lavoro di De Boer.


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