Ibra, solita maledetta Champions

Grande il Ligue1 ed espulso a Valencia. In carriera solo 4 gol in gare ad eliminazione

Ibrahimovic abbandona il campo dopo essere stato espulso in Valencia-Psg – Credits: Getty Images Sport

Giovanni Capuano

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Quando Ibrahimovic ha spianato il suo piedone a martello dritto sulla caviglia di un avversario al minuto 91 di una partita ormai vinta dal Psg i primi dubbi li hanno avuti anche in Francia. Cosa succede a Zlatan tutte le volte che si trova davanti a una sfida di quelle che contano in Europa? Perché va in tilt sempre e comunque senza lasciare il segno?

Lui ha da tempo provato a spiegare che non è vero, non esiste nessuna maledizione e nemmeno l'ossessione di vincere quella Champions League sempre sfuggitagli. Ci ha provato anche arrivando a Parigi dopo aver abbandonato il Milan. Non lo aveva fatto sbarcando a Barcellona nell'estate del 2009 proprio perché l'addio a Milano era dettato dalla assoluta necessità di provare a toccare il tetto d'Europa insieme alla squadra più forte di tutte. Come è finita agli atti.

Adesso sulla 'maledizione della Champions' si interrogano anche in Francia ed è impossibile non mettere in fila, come in una raccolta di indizi, numeri e frammenti della carriera dello svedese che nell'Europa che conta ha stabilito un record (unico giocatore ad aver segnato con le maglie di sei squadre diverse), ma ha anche collezionato delusioni e brutte figure.

I numeri prima di tutto. Ibrahimovic è una macchina da gol: 257 segnati in 525 presenze complessive alla media di mezzo (0,48 per la precisione) a partita. Reti spesso belle e impossibile. Decisive per costruire una striscia di trionfi 'domestici' impressionante. Appena suona la musichetta della Champions, però, il discorso si fa più difficile: 31 reti in 97 presenze (media 0,31).

E' evidente che parte della colpa sia anche nel livello più elevato degli avversari. Però non può essere un caso se Ibra, il cui rendimento rimane accettabile nella fase a gironi (27 gol in 70 gare, media 0,38) scompare letteralmente quando si entra nella fase ad eliminazione diretta. Missing in action è la definizione giusta: 27 presenze e 4 gol (media 0,14).

Si ricorda un gol decisivo nell'andata degli ottavi di finale nella stagione 2009-2010 (Stoccarda-Barcellona 1-1) e la doppietta bella ad Emirates nell'andata dei quarti (Arsenal-Barcellona 2-2). Poi il rigore vincente nell'anno successivo sempre agli ottavi contro Wenger (Milan-Arsenal 4-0). Per intenderci, Ibra non ha mai segnato ad aprile in una partita di una competizione europea. Mai.

In compenso la lista delle scene muta è lunga. Deludente nei k.o. della Juventus contro Chelsea e Liverpool, impreciso fino all'autolesionismo in Inter-Liverpool nella notte dell'addio di Mancini, scomparso a Valencia, dissolto nella doppia semifinale di San Siro e del Camp Nou con la maglia del Barcellona. In Catalogna ancora dicono con perfidia di essere stati eliminati da Mourinho perché costretti a giocare in dieci. Nessuna notizia nemmeno con il Milan eliminato dai blaugrana.

Insomma un disastro. Ora il cartellino rosso sventolato da Tagliavento gli negherà il ritorno con il Valencia e, forse, anche qualcosa in più perché l'entrata a martello è stata violenta, intenzionale e completamente fuori contesto. Un danno non da poco per il Psg che sogna di entrare tra le prime quattro in Champions. Guai a parlare di maledizione, ma Zlatan 'alla francese' sta ripercorrendo pregi e difetti della sua carriera. In Ligue1 è incontenibile (21 presenze e 21 gol, uno ogni 86'), in Champions League torna normale: 7 partite e 2 gol, uno ogni 306'. Suona l'allarme sotto la Tour Eiffel.

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