Calcio

Ibra e il Barca: l'ultima vendetta?

Ha odiato Guardiola, Messi e il club più forte al mondo. Adesso cerca di buttarlo fuori per inseguire la sua ossessione

Zlatan Ibrahimovic con la maglia del Psg dall'estate 2012 – Credits: Afp

L'ultimo Ibrahimovic sembra più saggio e dotato di autocontrollo di quello precedente. Tattica o convinzione? L'ultimo Ibra non spara più contro il Barcellona e Messi ma, al contrario, usa parole dolci come il miele per spiegare che "loro sono la migliore formazione della Champions" e spingersi addirittura in là: "Forse la migliore della storia". La Pulce? "Dovrebbero intitolargli il Pallone d'oro, lo vince solo lui" punge con un pizzico di sarcasmo. Lui è Messi e loro sono gli odiati catalani che lo svedese a caccia dell'unico trofeo che gli manca non sopporta da quando ha condiviso spogliatoio e campo.

Barcellona-Psg non può non essere Ibrahimovic contro Messi e contro la squadra che più di tutte ha dimostrato di odiare sportivamente e non solo. Certo, c'è anche Thiago Silva che vorrebbe vendicare il Milan di questa e della passata stagione. C'è un pezzo d'Italia che sogna la rivincita contro i numeri uno (Ancelotti, Sirigu, Verratti, Thiago Motta, Pastore, Lavezzi giusto per metterli in fila). Ci sono mille ingredienti ma l'unico davvero saporito è l'ennesima sfida di Zlatan al suo passato.

Fin qui gli è andata male. Tre volte ha incrociato il Barcellona dopo il turbolento divorzio dell'estate 2010: 1 pareggio e 2 sconfitte. E' successo proprio un anno fa di questi tempi nei quarti di finale della Champions League. Nel girone era stato capace anche di lasciare il segno (a San Siro nel 2-3 senza ripercussioni in classifica). Nelle sfide a eliminazione diretta nulla: scena muta all'andata (0-0) e prestazione da cancellare al ritorno (3-1 e polemiche).

Inutile ritirare fuori la solita storia dell'incapacità di un campione di incidere in Europa quando conta davvero. Lo dicono i numeri di una carriera straordinaria e che quest'anno si arricchirà col Psg del decimo scudetto vinto negli ultimi 12 anni; solo nel 2003 (Ajax) e 2012 (Milan) non ha vinto il campionato nazionale. In Champions nulla o quasi: una semifinale (2010 col Barcellona) e pochissimi gol nei momenti che contano davvero.

A Parigi sta viaggiando alla solita media stratosferica: 36 presenze e 29 gol di cui 25 (27 partite) in Ligue1 mentre in coppa solo 2 su 7 apparizioni. Tutto come al solito, insomma. Lo spiegano le cifre della sua carriera: 272 gol in 543 partite complessive (uno ogni 154'), ma solo 30 nelle 93 di Champions League (uno ogni 252').

L'ultimo Ibrahimovic sembra molto più saggio e misurato, ma dentro di sé sogna la vendetta sportiva. Ha rischiato di saltare la partita d'andata prima di essere graziato dall'Uefa. Finge (forse) di non mettersi più al centro del suo mondo e spiega di non sentirsi "il numero uno nel Psg perché i gol nascono dal lavoro della squadra". Chiedere informazioni ai compagni, compreso Lucas che nelle scorse settimane, prima di rettificare, lo ha descritto come il solito: egoista, accentratore e decisivo.

Dall'altra parte ci sarà Messi ma non Guardiola, il tecnico che lo ha voluto e poi emarginato. Storia di un rapporto impossibile descritto dallo stesso Ibra senza troppe censure. Scelte tattiche contestate come lo spostamento di Messi in fascia e la rinuncia al vero centravanti, di caratteri incompatibili ("Dovete tenere i piedi per terra, qui non entrano Porsche o Ferrari" pretendeva Pep) e di grandi litigate.

Il vecchio Ibrahimovic ha raccontato di aver insultato Guardiola e il suo mondo dopo una panchina: "Sei senza coglioni, ti caghi addosso davanti a Mourinho, non vali un cazzo rispetto a lui! Vaffanculo!". Ha ricordato di aver preso a pugni lo spogliatoio e di aver minacciato di fare lo stesso con l'allenatore ("davanti alla stampa") se non fosse stato ceduto. Ha spiegato di essersene andato costringendo il Barcellona a realizzare con lui la peggiore operazione finanziaria della storia del club. Chissà se gli presenteranno il conto al Camp Nou quando in gioco ci sarà l'accesso alla semifinale di questa Champions. Un traguardo raggiunto una sola volta in carriera: 2010, proprio con la maglia blaugrana addosso.

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