Ibra-Juve, un affare possibile, ma a che prezzo?

Per accogliere l'asso svedese, la Signora potrebbe essere costretta a mettere sul mercato Vidal o Marchisio. Conviene davvero?

Nell'estate 2004 passa alla Juventus per 16 milioni di euro e con i bianconeri segna 23 gol in 70 partite restando per tre anni e vincendo anche uno scudetto (poi revocato).

Dario Pelizzari

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Ibra vuole la Juve e la Juve vuole Ibra. Perché a Parigi si sta bene ma in Italia di più. Perché il calcio di casa nostra, sebbene i numeri non diano conforto, è più appassionante di quello che si gioca nel massimo campionato transalpino. Perché la Signora ha disperatamente bisogno di un fuoriclasse (Marotta lo chiamerebbe top player) per fare la voce grossa in Europa. Tante ragioni per un unico, comune, obiettivo: riprendere il discorso là dove si era bruscamente interrotto nell'estate calda del 2006.

Allora, la Juventus finì nel vortice di Calciopoli e fu costretta a mettere all'asta i suoi campioni per far quadrare i conti e giustificare un campionato di Serie B. Ibra venne ceduto all'Inter tra i fischi del popolo bianconero, che non ha mai digerito la decisione del giocatore di lasciare la barca prima che affondasse. Peccato che la scelta fu agevolata e sostenuta dal club degli Agnelli, che avevano necessità di fare cassa in fretta e bene. Insomma, Inter, Milan o Barcellona, poco importava. Ibra andava venduto al miglior offerente. Si è fatta avanti l'Inter, un paio di firme e l'affare si è concluso.

Dalle parole di Mino Raiola uno spiraglio per dare il via a un'operazione difficilissima. Il procuratore delle stelle sa come si fa. E' stato il protagonista indiscusso della trattativa che ha portato Mario Balotelli al Milan. Sembrava impossibile, invece è andata in porto tra gli applausi di colleghi e addetti ai lavori. Per tradizione, se Raiola dice che un affare si può fare è perché dalle chiacchiere si è già passati ai fatti. Raiola, è cosa nota, bada ai fatti.

Sul piatto, una montagna di euro. La grana più grande da risolvere: lo stipendio di Ibra, che oggi incassa 12 milioni di euro netti all'anno. La Juve potrebbe offrirgliene molti meno (si parla di un ingaggio massimo di 6-7 milioni), ma più a lungo. L'ipotesi che circola in queste ore è che sia pronto per lui un contratto fino al 2017. Se così fosse, Ibra potrebbe chiudere la carriera in bianconero.  

Arriva Ibra, chi parte? La Juve non ha alcuna intenzione di cambiare la logica del suo procedere. Ora che i conti tornano, non vuole spendere più di quanto la cassa non le consenta. Dovesse arrivare Ibrahimovic, sarebbe quindi costretta a valutare seriamente la possibilità di cedere una dei suoi giocatori più rappresentativi. Sì, perché per pagare lo stipendio dello svedese e venire incontro alle legittime e probabilissime richieste del Psg (che l'estate scorsa per avere Ibra ha versato 21 milioni di euro al Milan) potrebbe essere necessario fare un sacrificio importante.

Quagliarella, Matri, De Ceglie, Lichtsteiner, Giovinco, Vucinic. Ma anche e soprattutto Vidal e Marchisio. La Juve metterà sul mercato il suo parco attaccanti al completo, con l'obiettivo di vendere al miglior offerente almeno due giocatori. Arriverà Llorente, e con l'acquisto di un top player e magari di un giovane di belle speranze (Gabbiadini, Boakye o Immobile) potrebbe ritenersi soddisfatta. Ma il problema è che i due pezzi più pregiati della rosa bianconera giocano a centrocampo e rispondono ai nomi di Marchisio e Vidal.

Valgono entrambi 30 milioni di euro, centesimo più, centesimo meno. Se la Juve decidesse di vendere uno di loro, avrebbe il denaro da investire per un grandissimo giocatore. Magari per Ibra. Ma avrebbe senso privarsi di una stella a centrocampo per fare posto a una stella in attacco? E ancora, Vidal e Marchisio sono ormai due bandiere del popolo bianconero. Come farebbero Marotta e Paratici a spiegare che per accogliere un campione che da molti è ancora considerato un mercenario e un traditore (Ibra) sono stati costretti a salutare un simbolo di sicuro affidamento e lealtà (Vidal o Marchisio)?

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