Calcio

Higuain è un flop, ma il Milan non ne può fare a meno

L'argentino mai così male a metà stagione, però è la chiave nella corsa Champions. Vincoli Uefa, alternative e la sua storia lo tengono in rossonero

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Giovanni Capuano

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Gonzalo Higuain è il bivio attorno al quale ruota il calciomercato invernale e il successo della stagione del Milan. Non ci sono molte altre chiavi di lettura per spiegare le tensioni intorno al Pipita che sta deludendo e che è finito nel mirino del Chelsea di Sarri tanto da spingere Leonardo a un'uscita pubblica tanto chiara quanto sorprendente.

Il direttore tecnico del Milan lo ha detto senza troppi giri di parole: "Higuain resta a Milano, adesso deve pedalare e prendersi le sue responsabilità". Con qualche riferimento, nemmeno troppo velato, ai presunti contatti di queste settimane con Sarri che dell'argentino è stato senza dubbio il tecnico preferito e che ne avrebbe bisogno al Chelsea che ha il problema del centravanti.

Dunque non ci sono margini di interpretazione. Higuain è stato ed è un problema per il Milan, ma il Milan stesso ha deciso di rompere gli indugi per metterlo davanti alle sue responsabilità e richiamarlo al ruolo per il quale è stato preso in estate nell'ambito della maxi operazione che ha portato a Torino Bonucci e a Milanello anche Caldara.

 

Le statistiche del peggior Higuain di sempre

I numeri della prima metà della stagione dicono che il Milan ha avuto a disposizione il peggior Higuain 'italiano' di sempre. L'argentino ha messo insieme 20 presenze totali (15 in campionato) segnando solo 8 gol (6 in Serie A) con una frequenza da centrocampista più che da bomber di razza: una rete ogni 216 minuti complessivi (214' in campionato).

Mai era andato così male alla sosta. La peggiore performance precedente in termini di frequenza erano i 180 minuti per ogni gol della scorsa stagione in maglia Juventus (11 reti in 25 presenze complessive), già lontanissima dalle statistiche precedenti. Eccole in sequenza cronologica: uno ogni 136 minuti al debutto col Napoli, 127' nell'anno poi sciagurato della mancata qualificazione alla Champions League, 89' nella stagione del record con Sarri e 113' al debutto con la Juventus.

Anche in termini numerici la discesa è evidente: 13-14-20 la sua serie al Napoli, 15-11 quella con Allegri e 8 adesso con il Milan di Gattuso che da lui si aspettava e continua ad attendersi i gol che valgono l'Europa dalla porta principale.

Ma il Milan non può farne a meno...

E dunque? Se le statistiche sono impietose, la situazione attuale del Milan giustifica pienamente la presa di posizione di Leonardo dopo settimane di rumors che non sono destinati a placarsi fino alla chiusura della finestra di gennaio del calciomercato. Higuain e il Milan sono legati a filo doppio e uno ha bisogno dell'altro da qui a giugno.

L'attaccante è il secondo giocatore più pagato della Serie A dopo Ronaldo e costa al Milan 18 milioni di prestito secco che dovranno eventualmente essere corroborati da un investimenti di altri 36 a fine campionato per il riscatto. Tradotto in soldoni, significa che fin qui ogni gol del Pipita è costato al Milan 2,2 milioni di euro e ogni sua presenza in campo 900mila. Ha dato troppo poco rispetto a quello che ha preso.

Il contenzioso con la Uefa per le violazioni del Fair Play Finanziario vincola i movimenti del Milan sul mercato dove, tra l'altro, sarebbe quasi impossibile reperire a gennaio un'alternativa del livello di Higuain. Il cui ingaggio e riscatto non è sostenibile senza qualificazione Champions League, ammesso che rientri comunque nei parametri di gestione futura del club che deve rientrare in fretta nei parametri di equilibrio di bilancio.

Temi d'attualità in attesa dell'esito del ricorso al Tas di Losanna, ma che consigliano a Leonardo, Gattuso e allo stesso Higuain di concentrarsi solo sulla parte sportiva della vicenda. Spesso Higuain vive delle seconde metà di stagione migliori rispetto alle prime; è capitato anche l'anno scorso quando si è distinto per il peso e la qualità dei gol segnati con la Juventus. Al Milan serve esattamente questo: un attaccante che chiuda oltre 15 gol in campionato (non è mai stato sotto 16), in crescendo e dimostrando di valere in campo i soldi che costa. Tutto il resto sono chiacchiere che ai rossoneri, oggi, servono a zero.

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