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Calcio

Gianpiero Marini: "Ora l'Inter deve recuperare Jovetic"

Da sempre eclettico negli interessi, l'ex nerazzurro ricorda gli anni in campo e in panchina, aggiungendo una dritta per Pioli

Amante di Bob Dylan, appassionato di finanza e titoli azionari, Gianpiero Marini non è uno di quei reduci del pallone che rincorre salotti televisivi per raccontare antiche gesta. Ha coltivato i suoi interessi alternativi al calcio già da ragazzo: "Sì, ero l'unico negli spogliatoi a leggere Il Sole 24 ore, oltre ai quotidiani sportivi. Effetto Trump in borsa? Non credo, certo alcune sue idee mi preoccupano un po'. Generalmente non dispenso consigli sugli investimenti, posso però dire che personalmente mi sto tenendo alla larga dai titoli bancari europei, mentre guardo con grande attenzione alle società australiane e canadesi che investono sul minerario. Bob Dylan mi ha folgorato subito, da ragazzo suonatore di chiatarra, per la sua musica e la sua voce. Il Nobel è assolutamente meritato e non mi ha sorpreso. L'ho visto in tanti concerti, anche all'estero, a Londra, Berlino, Parigi, Ginevra... mai un'esibizione uguale all'altra. No, non condividevo questa passione con qualche compagno di squadra".

Lodigiano, 65 anni, Marini rappresenta un pezzo importante di storia nerazzurra: 375 presenze come calciatore (1975-86), quattro stagioni da allenatore della Primavera  (1987-91) e un mezzo Campionato in Serie A (1994) come civil servant, chiamato dal presidente Pellegrini per subentrare all'esonerato Osvaldo Bagnoli. "Era una squadra in una fase opaca, sfiduciata e a pezzi fisicamente. C'erano giocatori che erano stati miei compagni come Zenga, Bergomi, Ferri. Puntai sulla loro voglia di riscatto, così come quella di Berti che recuperai da un infortunio e a parer mio è stato uno dei più grandi centrocampisti della storia interista. Alla fine la vittoria della Coppa Uefa fu una grandissima soddisfazione". Indimenticabile la sfida in finale con il Salisburgo con uno straordinario Walter Zenga, che parò l'impossibile nella sua ultima presenza interista, prima di passare alla Sampdoria. "In attacco avevamo un campione cristallino come Denis Bergkamp, un bravo ragazzo, ma non riusciva a integrarsi, se ne stava sempre sulle sue, non partecipava alla vita del gruppo e per questo non era stimato dai compagni, finendo spesso al centro di discussioni assai 'animate' che hanno richiesto il mio intervento...".


La storia interista del "Pirata" inizia a 24 anni, quando l'Inter lo acquista dal Varese dove si era messo in mostra per tre stagioni come centrocampista offensivo, conquistando l'unica promozione in Serie A della storia biancorossa. Sarà poi Eugenio Bersellini a spostarlo sulla mediana, dove si affermò fino al titolo di Campione del mondo 1982 (fu lui a coniare il soprannome "Zio" al diciasettenne Beppe Bergomi, suo compagno all'Inter e di stanza in ritiro). "I ruoli in avanti erano coperti, il mister mi chiese di arretrare per fare schermo alla difesa con compiti di regista basso e interdizione". E dire che Marini si era presentato al suo esordio con una tripletta in un'amichevole contro la Sambenedettese. In panchina sedeva ancora Beppe Chiappella ("un secondo papà per me"), con lui Marini segnò anche due gol in due derby. Un'intuizione, quella di Bersellini, che ricorda quella che qualche anno più tardi fece Rino Marchesi con Salvatore Bagni, da promettente tornante a mediano.

Con Bersellini in panchina arrivano i primi successi: uno scudetto e due Coppe Italia. Tecnico autoritario e molto preparato, un antesignano del Mou. "Peggio di Mourinho, era estremamente rigido, pretendeva tantissimo da tutti i suoi giocatori, curava in maniera maniacale la preparazione fisica. E' stato un grande allenatore, un po' dimenticato purtroppo, ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato. Lui e Ilario Castagner, con cui ho chiuso la carriera, sono stati senza dubbio i migliori tecnici che ho avuto. Castagner tatticamente era avanti dieci anni sugli altri. Ci guidò a due semifinali di Coppa Uefa perse per un soffio con il Real Madrid".

Sul presente interista Marini è abbastanza fiducioso: "C'era bisogno di un risultato positivo nel derby per recuperare fiducia. E, anche se con sofferenza, alla fine l'Inter lo ha raggiunto. Credo che Pioli dovrà lavorare molto, innanzitutto su una formazione base su cui partire. Se condiviso quella del derby? Abbastanza, ma l'inter deve assolutamente recuperare Stevan Jovetic, è un talento straordinario. De Boer non lo ha mai considerato, spero che Pioli lo rilanci. E' un campionissimo".

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