Calcio

Gazidis, il Milan e lo spettro di fallimento e serie D mai concreto

Nelle carte Uefa e del Tas il racconto dei mesi del default. Quel prestito prorogato e il ruolo della Figc. Ma il fallimento non è mai stato vicino

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Giovanni Capuano

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Il Milan ha davvero rischiato il fallimento e la Serie D nell'estate del 2018, come ha detto Ivan Gazidis (oggi amministratore delegato voluto dal fondo Elliott), oppure come sostiene Berlusconi è una cosa talmente lontana dalla realtà che non si deve nemmeno dire? L'analisi delle carte di quel periodo dice che la sopravvivenza del club non è mai stata in dubbio, anche perché era nella natura dell'accordo di finanziamento da parte di Elliott che in caso di insolvenza, del Milan o di Yonghong Li, il fondo sarebbe subentrato garantendo la continuità aziendale.

Eppure le voci circolavano da mesi e anche in quel tempo e altri club, secondo quanto ricostruito da Panorama.it, si interrogavano sulla reale situazione finanziaria del Milan. Qualcuno, come Pallotta, in maniera aperta e diretta. Dubbi sulla solidità scomparsi solo con il subentro della nuova proprietà il cui ruolo nel tentativo di risanare il club è evidente.

Secondo le risultanze, però, la società rossonera non rischiò mai intermini concreti di non poter ottenere la licenza per l'iscrizione al campionato successivo, nè in Federcalcio si ebbe mai la sensazione che il Milan potesse 'saltare'. E' vero che ci fu un monitoraggio formale e informale da parte della Figc e che Fassone e la dirigenza erano pienamente consapevoli che non sarebbe stato fatto alcuno sconto in caso di mancato rispetto dei parametri finanziari. Nessuno strappo alla regola, dunque, ma un confronto che - come vedremo - portò anche a un atto concreto da parte di Elliott poche settimane prima del default per aiutare la società in un passaggio burocratico.

Quando Elliott scriveva: "Nessun problema di continuità"

Tracce della vicenda si trovano nel lungo carteggio intercorso con la Uefa sulla strada del voluntary e del settlement agreement poi negati. Nella carte del confronto a Losanna davanti al Tas, dove il Milan si presenta nel luglio 2018, rappresentato dagli avvocati dello studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners e già nelle mani di Elliott, il club e la sua proprietà affermano l'insussistenza di problemi di continuità aziendale su cui si basava la decisione dell'Uefa di escludere i rossoneri dall'Europa.

Lo fanno quando ricordano come il fondo subentrato alla gestione cinese sia animato dall'intenzione di supportare in tutto il business plan attraverso l'iniezione di denaro nelle casse, e per negare che quanto scritto da Ernst & Young come nota al bilancio al 31 dicembre 2017 ("sussiste un significativo dubbio sulla possibilità del Milan di proseguire nella sua attività") vada interpretato come reale scenario e non, come sostengono i legali, semplicemente come una comunicazione obbligatoria della società di revisione secondo le leggi italiane. "Non ci sono rischi che il Milan non possa avere continuità aziendale", così il Tas descrive la posizione del club (e della sua proprietà) nell'appello a Losanna.

Nelle motivazioni della sentenza Uefa di esclusione dall'Europa (datata 19 giugno 2018) c'è invece traccia della lettera spedita il 12 marzo 2018 nella quale Project Redbalck, veicolo usato da Singer per finanziare Yonghong Li, annunciava agli ispettori Uefa la volontà di coprire eventuali aumenti di capitale intervenendo in surroga al misterioso cinese. Tema già toccato nella seconda audizione del 9 novembre 2017 quando era stato messo nero su bianco che il finanziamento da 128 milioni attraverso due bond a Vienna era garantito dalle stesse azioni del Milan "che saranno trasferite a Project Redblack in caso di impossibilità del club a restituire i debiti entro il 15 ottobre 2018".

Insomma, chi in quei mesi aveva accesso ai conti e alle carte del Milan aveva chiaro il quadro: la sopravvivenza della società sarebbe stata comunque in qualsiasi scenario. Anche quello, poi verificatosi, del default di Yonghong Li.

uefa

– Credits: Tratto da motivazioni sentenza Uefa 19 luglio 2018

Quel finanziamento posticipato per i criteri Figc...

Che qualche problema ci fosse, però, lo racconta quanto accaduto tra aprile e maggio sempre del 2018. Poche settimane prima della scomparsa di Yonghong Li e del subentro di Elliott. Accade che il Milan si trova nella necessità di correggere i propri conti per rispettare i parametri di liquidità imposti dalla Federcalcio come condizione per ottenere il via libera all'iscrizione al campionato; in ballo il rapporto tra attività e passività a breve termine.

Elliott acconsente a spostare la restituzione di 15 milioni di euro (su 54) di uno dei due bond emessi alla Borsa di Vienna che complessivamente avevano portato a Casa Milan 128 milioni. Soldi da restituire entro il 30 giugno 2019 e non più di lì a pochi mesi (15 ottobre 2018). L'allora ad Marco Fassone spiega in assemblea soci che "non c'entra nulla con la liquidità della società, ma attraverso lo spostamento siamo perfettamente aderenti ai parametri richiesti dalla Figc".

Un passaggio formale importante, ma che tecnicamente non salva il Milan perché i manager avrebbero avuto ancora tempo a giugno di correggere la rotta, evitando guai più seri. Erano, però, i giorni della rincorsa frenetica al rifinanziamento del debito di Li con Elliott e in marzo c'era stato il primo incontro del commissario straordinario Figc Fabbricini con i vertici rossoneri, definito "informale e positivo" con l'impegno di rivedersi per un aggiornamento. Il numero uno del calcio italiano si era detto preoccupato per la confusione intorno al club.

Ad inizio aprile il management del Milan aveva anticipato alla Uefa la mossa sulla restituzione posticipata di parte del bond, confermando anche la volontà di Elliott di intervenire al posto di Li in caso di problemi con l'aumento di capitale da 60 milioni di euro programmato entro la fine del mese di giugno. Garanzie che all'epoca non avevano convinto Nyon, ma che per le regole italiane, che consentono interventi diretti maggiori da parte dell'azionista, sarebbero state sufficienti per scongiurare il pericolo di non ottenere la licenza.

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