Gascoigne e Cicinho: due storie d'alcol con finali diversi

Da George Best in poi, diverse stelle del calcio hanno avuto problemi con la bottiglia. Qualcuno senza rimedio, qualcun'altro - come l'ex della Roma e il suo connazionale Casagrande - riuscendo a cambiare vita

Paul Gascoigne saluta i tifosi laziali nel novembre 2012 (Credits: ANSA/ETTORE FERRARI)

Dario Pelizzari

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Si diceva ce l'avesse fatta. Che fosse riuscito a liberarsi una volta per tutte dai demoni dell'alcol, il suo nemico numero uno per buona parte dell'esistenza. L'anno scorso era stato in una clinica degli Stati Uniti per chiudere definitivamente i conti con la bottiglia. Per non cascarci più. Per ricominciare a sorridere. Perché prima o poi bisogna trovare il coraggio di volersi bene. Un tentativo - l'ennesimo - che aveva portato a risultati incoraggianti. Almeno a giudicare dalle dichiarazioni di chi gli stava vicino. 

Al ritorno in Inghilterra, aveva addirittura iniziato a tenere conferenze per raccontare la sua storia di ex alcolista. Sembrava in forma. Aveva anche perso il gonfiore che si portava dietro da anni. Insomma, pareva pronto per riprendere in mano la sua vita. Tutto bene, anzi, benissimo, poi il crollo. Ieri, Paul Gascoigne è stato trasportato in tutta fretta in ospedale dopo essere stato trovato davanti a un albergo del centro di Londra completamente ubriaco. Chiedeva ai passanti di telefonare alla sua ex moglie, Sheryl, che la scorsa settimana era stata vittima della sua furia. Gazza sta male. Gazza non ce la fa più. Gazza, l'ex calciatore del Tottenham, della Lazio e della Nazionale inglese, è caduto un'altra volta. 

"Io non voglio fare la fine di George Best, io voglio guarire", aveva detto l'ex fenomeno soltanto qualche mese fa. Sapeva che rischiava grosso e voleva sfuggire a quello che per molti era un destino segnato. Best, la leggenda dello United degli anni Sessanta, un prodigio della natura, un concentrato di classe, talento e fiuto per il gol da far girare la testa alle difese avversarie, si fece divorare dall'alcol un giorno dopo l'altro. Beveva senza soluzione di continuità. Beveva perché gli piaceva e perché non riusciva a farne a meno. Il pallone, le donne, le fuoriserie e l'alcol. Best viveva per questo e per poco altro. Si è spento in una clinica di Londra il 25 novembre 2005, all'età di 59 anni. Colpa di un'infezione al fegato. Una delle tante che ha dovuto sopportare. 

Il vizio del bere oltremisura è costato caro anche all'ex ariete brasiliano dell'Ascoli e del Torino, Walter Junior Casagrande, che nella sua autobiografia ("Casagrande e i suoi demoni"), pubblicata lo scorso aprile, racconta del periodo nero che seguì il suo ritiro dalle scene. "Sentivo una sensazione di vuoto - scrive l'ex attaccante verdeoro - mi mancava l'adrenalina delle gare e degli allenamenti e questo mi spinse all'uso compulsivo di droghe e alcol. Imitavo i comportamenti autodistruttivi dei miei miti del rock, come Janis Joplin e Jimi Hendrix. In una sera ero capace di prendere insieme cocaina ed eroina e scolarmi una bottiglia di tequila". Un abisso lungo e buio. Fino alla risalita. Oggi Casagrande sta bene e lavora come commentatore sportivo a Rete Globo, una tv brasiliana. 

Da un brasiliano all'altro. La storia di Cicinho, all'anagrafe Cícero João de Cézare, inizia nel Botafogo, uno dei club più blasonati del Brasile. E' un giocatore valido, tra i migliori difensori della sua generazione, per capacità di rompere il gioco avversario e di far salire la squadra. Si accorge di lui il Real Madrid, che lo porta in Europa e lo fa esordire nel campionato spagnolo. Il brasiliano piace e convince. Anche la Roma, che per lui spende nell'estate 2007 nove milioni di euro. La prima stagione va benissimo. La seconda, un po' meno. Cicinho finisce in panchina e perde la fiducia in se stesso. "Andavo a Trigoria - ha spiegato il giocatore in una recente intervista televisiva - mi allenavo ma sapevo che la domenica non avrei giocato. E allora quando arrivavo a casa bevevo molto e fumavo. Bevevo e non riuscivo a fermarmi". Sembrava la fine di tutto. Della carriera, ma non solo. Poi, il destino ci ha messo lo zampino. Cicinho ha conosciuto una donna e ha cambiato vita. Dal luglio 2012 gioca in Brasile nello Sport Recife. 

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