Galatasaray, il nuovo 'eldorado'

La polisportiva turca è la dominatrice nel mercato del calcio e del basket europeo. Ecco perché

Sneijder alla conferenza stampa di presentazione della sua nuova avventura al Galatasaray – Credits: Getty Images

Dario Pelizzari

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Galatasaray caput mundi. Con il doppio arrivo di Sneijder e Drogba nella squadra allenata da Fatih Terim, e il fresco trasferimento a Istanbul di Manu Markoishvili, che Cantù ha dovuto cedere "per un fine superiore", la polisportiva giallorossa turca si candida a ritirare il premio come regina del mercato di riparazione invernale 2013. Prima c'era la Russia, poi è arrivata la Cina, ora è il turno della Turchia?

Il Galatasaray non è una meteora del calcio internazionale, tutt'altro. Nella sua bacheca trovano spazio 18 scudetti (l'ultimo, la scorsa stagione e ora è prima in campionato), 14 Coppe di Turchia, 12 Supercoppe di Turchia, una Coppa Uefa e Supercoppa Uefa. Il club con vista sul Bosforo vanta a livello nazionale una ricca tradizione di successi e di trionfi, che però non hanno trovato una risposta di pari valore nei tornei continentali. A parte la Coppa Uefa vinta nel 2000, infatti, la squadra dell'ex gloria turca Hakan Sukur non ha mai raccolto grandi soddisfazioni in giro per l'Europa. Come del resto il Fenerbahce, l'altra grande squadra di Istanbul con cui lotta praticamente da sempre.

Ricchi sì, ma non spendaccioni. Il presidente della polisportiva Galatasaray, una vera e propria macchina da guerra in fatto di organizzazione e coordinamento di tutte le discipline (se ne contano attualmente 18), è uno degli uomini più ricchi del Paese. Unal Aysal, questo il suo nome, è il patron della Unit Group, una multinazionale dell'energia con sedi e interessi in tutto il pianeta; il suo patrimonio netto alla fine del 2011 era prossimo agli 800 milioni di dollari. In Turchia, è considerato uno degli uomini d'affari più competenti e gode del rispetto delle istituzioni, che negli anni gli hanno tributato il loro riconoscimento per quanto è riuscito a fare per lo sviluppo commerciale della nazione, oggi ai primi posti a livello internazionale per prodotto interno lordo (anche se nelle ultime settimane si registra un evidente rallentamento della sua crescita).

Insomma, i soldi ci sono, ma da qui a investirli sul mercato del pallone ce ne passa. Le stime sui movimenti di mercato degli ultimi cinque anni dicono che il Galatasaray accusa complessivamente nel bilancio entrate-uscite un passivo di circa 53 milioni di euro. Dai meno 5 milioni della stagione 2008-09 ai meno 26,5 della stagione in corso. Tanto rispetto alle altre società del campionato turco, decisamente poco in confronto con le grandi d'Europa. Basti sapere che nello stesso periodo di riferimento, la Juventus ha registrato un passivo di 191 milioni e il Chelsea di 285 milioni.

Nella doppia sessione di mercato 2012-13, il Galatasaray ha speso 8,5 milioni per il cartellino dell'ala sinistra Amrabat, prelevato dal Kayserispor, 7,5 per quello di Sneijder dall'Inter, 5 per la punta Burak Yilmaz ex Trabzonsport, e 3,5 milioni rispettivamente per Altintop (Real Madrid) e Nounkeu (Gaziantepspor). Le altre uscite sono state destinate a coprire i prestiti di Felipe Melo (1,75 milioni alla Juventus) e Bulut (400 mila al Tolosa). Fine. Perché dei quattro colpi in entrata della sessione invernale, tre sono stati sparati a salve, grazie alla formula dello svincolo. Parliamo di Drogba, Cris (35enne ex Lione) e Ozcal (21enne ex Kayserispor). Per carità, sempre di denaro si tratta, perché per l'ivoriano saranno necessari 10 milioni di euro per i prossimi 18 mesi, tuttavia non sembra essere tutto oro quello che luccica.  

Insomma, che il Galatasaray voglia fare sul serio non ci sono dubbi, e sotto questo aspetto è lecito attendersi grandi cose in Champions League, dove la squadra turca sarà chiamata a contendere allo Schalke 04 il passaggio agli ottavi, ciò nonostante meglio prendere tempo e attendere i risultati sul campo prima di inserire il club giallorosso nell'Olimpo delle big d'Europa. Perché a ben vedere gli affari Sneijder e Drogba possono essere letti come brillanti operazioni di mercato più che come segnale della presenza di una nuova multinazionale del pallone. L'Italia? Un passo indietro, anche nella capacità di chiudere trattative di alto profilo. Come dire, i soldi fanno tanto, ma non tutto.

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