Juve, è l'ora della verità: ecco perché può vincere la Champions League

Contro il Real Madrid per il Triplete e per entrare nella storia. Statistiche, precedenti, formazioni, arbitro e tattiche della sfida del Millenium Stadium

Juventus campione d'italia scudetto

I giocatori della Juventus con il trofeo dello scudetto 2016-2017 - 21 maggio 2017 – Credits: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images

Giovanni Capuano

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Il giorno e l'ora sono adesso. Cardiff, 3 giugno 2017 ore 20,45. Non è come Berlino 727 giorni fa e nemmeno come altre volte quando la Vecchia Signora è uscita beffata dalla finale di Champions League. Questa è l'ora di scrivere la Storia con la Esse maiuscola perché mettere le mani sulla coppa significa diventare la seconda squadra italiana a fare il Triplete, coronare una stagione perfetta e aprire un ciclo che promette di essere ancora lungo e vincente.

La Juventus arriva all'atto finale contro il Real Madrid con la consapevolezza di poter fare sua partita e coppa. Consapevolezza, la parola chiave evocata tante volte da Massimiliano Allegri nella lunghissima vigilia dell'evento che sarà visto in diretta da almeno 350 milioni di telespettatori. Non come a Berlino quando il Barcellona era favorito (e vinse), ma nemmeno con la presunzione di essere superiori ai campioni in carica.


Da cosa nasce la consapevolezza? Non dall'arroganza, che spesso tradisce in questi grandi appuntamenti, ma dal sapere di essere cresciuti passo dopo passo nel corso della stagione fino ad arrivare pronti al momento giusto. Il Real Madrid è forte ma non è il meglio che c'era in Europa. I madrileni hanno eccellenze assolute e qualche pausa preoccupante, debolezze su cui Allegri ha lavorato per settimane in silenzio pronto ad armare i propri punti di forza.

 

I temi tattici di Juventus-Real Madrid

Il cammino stagionale delle due squadre ha marcato in maniera netta la differenza tra Allegri e Zidane. La Juventus è la miglior difesa assoluta (3 soli gol subiti e l'incredibile striscia di 690' senza essere bucati), il Real Madrid ha un attacco atomico (32 gol sono il record) ma dietro concede tantissimo.

Non sono solo le 17 volte in cui Keylor Navas è stato costretto a capitolare (1,42 di media a partita, peggio di altre 13 squadre in questa stagione), ma la sensazione di trovarsi spesso in affanno. E non sempre la classe davanti è sufficiente per ribaltare le situazioni.


Real in svantaggio 5 volte su 6 - Il dato che deve far prendere fiducia alla Juventus è quello legato all'approccio dei madrileni nelle gare ad eliminazione diretta. Nella seconda fase solo una volta su 6 incontri il Real non è passato in svantaggio: è accaduto nella semifinale d'andata contro l'Atletico. Se lo scenario si ripetesse anche a Cardiff sarebbe una situazione ideale per la Juve di Allegri.

La maledizione delle finali

Certo, la storia dice Real Madrid che solo tre volte su 14 si è visto respingere alle soglie del trionfo. Non accade dal 1981 contro il Liverpool, un'era geologica fa. I blancos sanno come si affronta e vince una finale, lo hanno dimostrato nel corso della loro storia a differenza dei bianconeri che non gioiscono dal 1996 (rigori contro l'Ajax) e da allora hanno pianto tre volte contro Borussia Dortumund, Real Madrid e Milan.


Non sono precedenti che fanno sperare, perché la storia pesa quando ci si trova al momento della verità. Però anche Zidane non può dormire sonni tranquilli quando si confronta con statistica e cabala: mai nessuno è stato capace di vincere due volte di fila da quando la Coppa dei Campioni ha lasciato spazio alla formula attuale e nessuno ci riesce dal Milan di Sacchi del biennio 1989-1990.

Insomma la montagna è dura da scalare per tutti, non solo per la Juventus. Quello che è certo è che la notte di Cardiff disegnerà nuove gerarchie del calcio europeo e sarebbe bellissimo che un eventuale trionfo bianconero fosse vissuto come punto di (ri)partenza del nostro movimento. L'Italia sta tentando a fatica di riemergere da un periodo buio: la Juve a Cardiff e la nazionale a Madrid contro la Spagna il 2 settembre possono farci scoprire improvvisamente orgoglioso di quello che siamo e non solo di quanto eravamo.


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