Calcio

Da Londra a Berlino, il salto della Juve (ma non del nostro calcio)

Nel 2013 il presidente Agnelli fotografava Philipp Lahm alzare la Champions, ora i bianconeri sono in finale. Confermandosi un'eccellente anomalia

Borussia Dortmund v FC Bayern Muenchen - UEFA Champions League Final

Giovanni Capuano

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Da Londra a Berlino passando per Istanbul o giù di lì. Sono passati 742 giorni da quando Andrea Agnelli fu sorpreso con il cellulare in mano a fotografare il capitano del Bayern Monaco Philipp Lahm sollevare la grande coppa sotto il cielo di Londra. Era il 25 maggio 2013 e l'immagine del presidente della Juventus in versione self(ie)-man suscitò prese in giro e dibattiti. Era il momento più buio del calcio italiano di club, reduce da una stagione pessima, chiusa dagli stessi bianconeri con l'impietoso confronto proprio contro il super-team bavarese di Heynckes, che poi avrebbe fatto Triplete. Allora eravamo semplici spettatori delle finali altrui. Oggi, due anni dopo, Agnelli torna a sfiorare la Champions League, ma questa volta lo fa da protagonista e non era un passo scontato quella notte a Wembley.

La cavalcata della Juventus fino a Berlino non è la prova che il calcio italiano è tornato dominante in Europa. Il club bianconero è un'anomalia alle nostre latitudini, con uno stadio e un budget che la avvicina ai grandi del continente. Tutti gli altri sono più indietro e devono fare i conti con una superiorità tra i confini nazionali della Vecchia Signora che rischia di diventare dominio tirannico. Segnali di ripresa ci sono stati, evidenti, ma il passo da compiere è ancora lungo.

Proprio il viaggio di Agnelli da Londra a Berlino, però, deve essere di lezione per gli altri. Lungo il tragitto la Juve è passata per i trionfi di casa propria, che ne hanno ingigantito l'autostima, ma anche per le cocenti delusioni di Istanbul e Lisbona. Ha saputo fare tesoro degli schiaffi presi e sopravvivere allo choc dell'addio dell'architetto che ne aveva plasmato la rinascita. Ha unito ricchezza e programmazione, coraggio e lungimiranza.

Può essere che oggi la Juventus non sia la squadra più forte d'Europa e, forse, nemmeno una delle prime due. È certo, però, che all'Olympiastadion Agnelli entra non dalla porta di servizio ma da quella che dà accesso al salone d'onore. In tribuna a osservare ci saranno dirigenti di mezza serie A, compresi quelli dei club che stanno studiando la formula per tornare giovani e affascinanti come un tempo. Se tutto andrà bene, avranno l'occasione di scattare da vicino una foto alla grande coppa, magari tenuta dalle mani salde di Buffon. Se saranno bravi, in futuro toccherà anche a loro fare come Agnelli e passare dalle retrovie alla prima fila. Protagonisti.  

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