Agnelli, Pallotta e Della Valle, i grandi sconfitti. E Thohir...

Un anno e mezzo dopo la battaglia per la Lega (persa), il fronte che punta a scalzare Lotito è stato ancora battuto. La strana posizione dell'Inter...

Claudio Lotito e Andrea Agnelli, i grandi nemici – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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E così aveva ragione il buon Lotito quando raccontava di avere dalla sua parte la maggioranza dei club di serie A e che il documento dei ribelli aveva il valore della carta straccia. L’esercito dei ‘virtuosi’ No Tav si è sciolto come neve al sole dell’ultima domenica prima del voto perdendo qualche pezzo e, soprattutto, non imbarcando quelli che venivano descritti come indecisi e che, invece, hanno scelto di restare ben saldi sulla barca del più forte. Tavecchio, dunque, sarà presidente della Figc e Lotito farà un passo avanti nella sua corsa verso il controllo del calcio italiano. Visto come sono andate le cose in questa folle estate bisogna anche avere il coraggio di ammettere che è giusto così.

Agnelli, Pallotta e gli altri cercavano la rivincita dopo il cappottone di un anno e mezzo fa quando, sicuri di avere la maggioranza, avevano tentato il blitz anti-Beretta finendo respinti con perdite. Questa volta è andata pure peggio e il documento fatto circolare con nove firme in calce alla fine si è rivelato per quello che era: una prova di debolezza e non di forza. Il segnale della resa. Hanno semplicemente consegnato su un piatto d’argento la propria testa al blocco di potere che governa la Lega e Lotito li ha uno a uno riportati all’ovile. Sconfitta netta e bruciante, che lascia qualche interrogativo sulle capacità politiche di Agnelli, Pallotta e Della Valle, i tre che hanno combattuto (e perso) entrambe le battaglie.

Se Lotito è riuscito a sorprenderli ancora, la colpa non può essere sempre e solo dei cosiddetti poteri forti, a meno che non si voglia raccontare che dietro il fronte No Tav non c’era alcun interesse economico e nessun gruppo di pressione importante. Hanno perso non essendo riusciti a presentare un’alternativa che non fosse l’ipotesi del commissario del Coni, temuta dai padroni del calcio peggio del virus Ebola. Certo, ci sarebbe stato Albertini come candidato in campo, ma anche lui è sembrato troppo. Visto come è andata, non deve aver avuto tutti i torti Thohir se davvero – come racconta qualche retroscena al veleno – quando Pallotta lo ha chiamato chiedendogli di scaricare Tavecchio ha risposto di non essere nemmeno a conoscenza che si dovesse votare. Pilatesco ma, per una volta, efficace.

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