Calcio

Ascoli, parlano i tifosi: “Eravamo all'esasperazione”

A poche ore dal fallimento della società marchigiana, protagonista per anni del calcio italiano di vertice, il portavoce della Curva Sud spiega le ragioni di un declino che viene da lontano

Lo striscione esposto a luglio durante la presentazione della squadra – Credits: Curva Sud

“Il fallimento potrebbe rappresentare il primo giorno della rinascita dell'Ascoli. Eravamo arrivati all'esasperazione. Negli ultimi anni siamo stati in mano a una proprietà che ha fatto tanti, tantissimi errori: ha raso al suolo una storia di cui eravamo orgogliosi, mancando di rispetto alla memoria del nostro grande presidente Costantino Rozzi. E' ora di ripartire”. Per Gianni Luzi, portavoce della Curva Sud 'Costantino Rozzi', le parole con le quali il giudice Raffaele Agostini ha dichiarato alle 13,58 di ieri il fallimento dell'Ascoli calcio 1898 potrebbero aprire un domani ricco di sorrisi per la squadra marchigiana. Un futuro che non potrà che essere legato a filo doppio con il passato, come ha detto chiaramente l'amministratore dimissionario della società, Costantino Nicoletti (nominato un mese fa dal patron Roberto Benigni), consegnando alla cancelleria fallimentare le chiavi del club. "L’Ascoli calcio è tornato al suo creatore, Costantino Rozzi": il cerchio si è chiuso. Dopo anni difficilissimi e colmi di incomprensioni tra il numero uno, Benigni, ai vertici della società dagli anni Sessanta, e la tifoseria, che non ha mai nascosto di non gradire le scelte del presidente.

Un malumore che nasce da lontano. Spiega Luzi: “Sono anni che la vicenda dell'Ascoli calcio è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi nove campionati, il club ha giocato sette stagioni in Serie B e due in Serie A. Non è finita tra i dilettanti, quindi gli introiti ci sono stati, eccome. Tuttavia, oggi però la società si trova con esposizioni debitorie paurose, insolvente verso i fornitori, ma pure nei confronti di giocatori e dipendenti. E per noi questa è stata per anni una gogna che non riuscivamo più a sopportare. L'Ascoli era conosciuto nel mondo come una realtà di provincia che aveva fatto la storia del calcio italiano. Grazie e soprattutto al presidente Costantino Rozzi (ndr, oggi è l'anniversario della scomparsa, avvenuta il 18 dicembre 1984), che aveva creato quasi dal nulla una società capace di tenere testa alle grandi della Serie A. Negli ultimi anni invece siamo stati in mano a una proprietà che ha fatto numerosi errori sotto diversi aspetti: ha raso al suolo una storia di cui eravamo orgogliosi. E questi sono dati di fatto. L'ha detto un tribunale. E quanto fa male pensare che tutto questo sia stato fatto da una proprietà ascolana”.

Dai ricordi dell'Ascoli che fu alle speranze che già da mesi hanno un nome e un cognome: Francesco Bellini. “Alla notizia del fallimento, mio padre si è messo le mani tra i capelli. Non capisce che potrebbe rappresentare il primo giorno della rinascita dell'Ascoli. Mi ha ricordato quando mi portò la prima volta allo stadio. Era il campionato 1974-75, il primo anno di Serie A, c'erano più di quarantamila persone a festeggiare l'evento. Ora non riesce a credere che il club sia fallito. E' una cosa bruttissima per i nostri genitori. Ma non possiamo dimenticare cosa è successo negli ultimi anni. Eravamo arrivati all'esasperazione. Nelle ultime quattro stagioni, l'Ascoli ha fatto il record di penalizzazioni: venti punti. Un fatto inspiegabile, che probabilmente non ha precedenti al mondo. Poco alla volta, la gente aveva abbandonato la squadra pur di non vedere più questa proprietà. Nell'ultima partita interna, c'erano 400 spettatori. Nel dramma, perché qui non stiamo a festeggiare qualcosa, si potrebbe trovare con il tempo una soluzione che riporti dignità all'Ascoli. Come? Se arriva l'imprenditore giusto che crede nel progetto e ha voglia di investire risorse nel club, penso a Francesco Bellini, il quarto contribuente del Canada, le cose possono sicuramente cambiare. E in meglio. Certo, c'è sempre l'onta del fallimento”.

La risposta della città, le prime iniziative della tifoseria bianconera per rinsaldare il legame con la squadra e una premessa: l'orgoglio, prima di tutto. “Quando la gente di Ascoli ha saputo del fallimento, è andata in massa al centro sportivo come non faceva da anni. C'è stata un'assemblea con centinaia di persone che sono arrivate spontaneamente per parlare della situazione e per raccogliere il denaro per la prossima trasferta a Nocera Inferiore. La squadra giocherà la prossima gara a spese nostre. Perché il curatore fallimentare non ha neanche un euro in cassa e non potrebbe far fronte alle spese di viaggio. Ma in programma ci sono anche altre iniziative. Stiamo organizzando per il 5 gennaio, in occasione della partita in casa con il Frosinone, la 'Giornata dell'orgoglio e della memoria dell'Ascoli calcio'. Vogliamo che lo stadio sia pieno, come ai tempi di Rozzi. Più di così, non sappiamo cosa fare. Non vogliamo perdere il senso di attaccamento alla squadra. Perché se succede, è finito tutto. Lo dico con le lacrime agli occhi, non ci è rimasto niente, ci hanno tolto tutto. Non possiamo farci portare via anche la nostra passione”. L'Ascoli occupa attualmente la quattordicesima posizione nella Prima divisione della Lega Pro. Il fallimento nel corso della stagione, insieme con la riforma della categoria, che non prevede retrocessioni tra i dilettanti, potrebbero consentire al club di conservare il titolo sportivo nell'attesa di buone nuove. Magari, dal Canada.

Twitter: @dario_pelizzari

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