Calcio

Fair Play Finanziario, i conti tornano: nel 2017 il calcio europeo in utile

A sei anni dall'introduzione delle regole Uefa si è passati da 1,7 miliardi di euro di perdite a un risultato positivo per 600 milioni

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Giovanni Capuano

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A sei anni dalla sua introduzione, il Fair Play Finanziario varato dalla Uefa nel 2011 comincia a far sentire i suoi effetti benefici sui conti del calcio europeo. Nell'anno 2017, ultimo monitorato per intero, il risultato operativo complessivo dei 718 club iscritti ai campionati delle 55 federazioni Uefa hanno fatto segnare un utile di 600 milioni di euro.

Un'autentica rivoluzione se si considera che nel 2011, ultimo anno prima dell'entrata in vigore delle norme del FFP, le perdite aggregate avevano raggiunto il picco massimo di 1,7 miliardi mettendo in discussione la tenuta stessa dell'intero sistema del pallone in Europa.

Numeri che avevano spinto l'allora presidente Uefa, Michel Platini, a dare il via libera a una riforma che era nei pensieri da tempo ma che non era mai stata realizzata: consentire alle società di spendere solo quanto incassano. Oggi che la seconda fase del Fair Play Finanziario è partita, con importanti modifiche all'impianto normativo che proiettano la Uefa nel futuro, il bilancio dal punto di vista finanziario è certamente positivo.

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L'andamento dei bilanci dei club europei dal 2008 al 2017 - 10 settembre 2018 – Credits: tratto dal sito www.Uefa.com

La curva (virtuosa) dei conti del calcio europeo

Se le critiche al sistema sono legittime, avendo contribuito insieme all'esplosione dei ricavi da Champions League alla cristallizzazione dei valori (i ricchi sempre più ricchi e gli altri staccati), gli effetti benefici del FFP Uefa sono fuori discussione.

La curva dei conti del calcio europeo racconta di una rapida discesa all'inferno (perdite triplicate tra il 2008 e il 2011 da -0,6 a -1,7 miliardi di euro) e di una più lenta ma costante risalita sino al punto di equilibrio virtuoso.

Che i club avessero capito di doversi adattare in fretta era stato chiaro da subito, con la riduzione dei passivi del 35% (da -1,7 a 1,1 miliardi) nel primo anno di applicazione delle normative più stringenti che hanno portato anche a diverse esclusioni e sanzioni nei confronti degli inadempienti.

La critica: ha ucciso i campionati nazionali

L'altra faccia della medaglia è la crisi dei campionati nazionali. Il circolo virtuoso (spendo, vinco, guadagno e posso investire di più per continuare a vincere ed aumentare i ricavi) ha aumentato a dismisura il dislivello competitivo all'interno delle leghe principali in Europa.

Anche qui i numeri vengono in soccorso. Nelle sette stagioni dell'era FFP Uefa ci sono tre tornei in cui la maggior forza di un club si è trasformata in tirannia. In Italia ha vinto sempre la Juventus (sette scudetti di fila e una serie che si fatica a immaginare interrotta), in Germania il Bayern Monaco ha fatto filotto dal 2012 lasciando al Borussia Dortmund solo la prima Bundesliga della serie, mentre in Francia il Paris Saint Germain degli emiri si è concesso solo due distrazioni (2012 Montpellier e 2017 Monaco) conquistando spesso la Ligue1 con settimane d'anticipo sulla fine del campionato.

Solo in Spagna è cambiato poco e, anzi, l'Atletico Madrid (frequentatore abituale dell'Europa che conta e del suo tesoretto) si è inserito nel duopolio Barcellona-Real Madrid. Nel settennato precedente era addirittura andata peggio con la Liga semplicemente condivisa sull'asse tra la Catalogna e la capitale.

Diverso il discorso della Premier League che con i suoi intrioti record dai diritti tv garantisce soldi per tutti tenendo alto il livello della competizione per più squadre. Dal 2011-2012 il titolo lo hanno vinto in quattro (Chelsea tre volte, Manchester City due, United e Leicester in un'occasione) senza una leadership netta e con la favola del piccolo Leicester a dare un tocco di poesia a tutto.

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