Eppure Verratti potevamo permettercelo anche noi...

Finito al Psg sogna la serie A. I nostri club? Non si sono fidati di lui buttando via una montagna di soldi

Marco Verratti ha saltato gli ultimi campionati Europei a causa di un intervento chirurgico per guarire la pubalgia. – Credits: Getty Images Sport

Giovanni Capuano

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C'è un rimpianto che si aggira per gli stadi della serie A. Una fitta al cuore che prende tutti i presidenti delle nostre società quando vedono giocare Marco Verratti, classe 1992, uno capace di imporsi nel Psg e di lasciare il segno anche nella nazionale di Prandelli. Perché è finito in Francia e non è rimasto da noi? Perché Inter, Juventus, Milan e Roma (in rigoroso ordine d'apparizione) se lo sono lasciate sfuggire?

Colpa del prezzo, è stato spiegato in estate. Leonardo è arrivato con un pacco di milioni (12 più qualche bonus) e se lo è portato via regalando ad Ancelotti un regista già pronto per il grande palcoscenico come dimostrano i numeri di questa prima metà di stagione: 24 presenze tra Ligue1, Champions League e Coppa di Francia, applausi a scena aperta e titoli dei giornali.

Insomma uno su cui si poteva e si doveva scommettere a occhi chiusi. Invece gli uomini mercato delle nostre grandi hanno perso tempo a giugno quando lo avevano in pugno e poi hanno pianto lacrime da coccodrillo quando è scappato. Ricordate? Per tutti l'ipotesi era lasciarlo ancora un anno a Pescara per maturare. E il prezzo era un tiramolla al risparmio. Adesso è tardi, anche se prima o poi Verratti tornerà in Italia perché giocare in serie A (magari con Pirlo) è il suo sogno e lo ha confermato anche dopo il primo gol in azzurro.

Però il rimpianto è grande, perché, negli stessi mesi in cui si lasciavano sfilare l'ex regista del Pescara, i nostri club spendevano più o meno la stessa cifra per giocatori certamente inferiori o che poi non hanno dimostrato il loro valore. Qualche esempio? Alla Juventus i 12 milioni che servivano per Verratti li hanno investito sulla coppia Peluso e Padoin. Oppure per Giovinco. All'Inter è arrivato Alvaro Pereira per 11 milioni di euro. Riserva. La Roma che poteva dotare Zeman di un uomo fondamentale ha messo in rosa Bradley, Tachtsidis e Marquinho (da dicembre 5 panchine e 101' in campo), due centrocampisti centrali e un esterno al costo totale di 10 milioni di euro. Il Milan piange per De Jong (sfortuna) e Acerbi (errore) che insieme fanno quasi 8 milioni, mentre Pazzini finirà in panchina con la sua valutazione da 12,5.

Si poteva fare meglio. Decisamente. Lezione da mandare a memoria per il futuro nel quale cambieranno anche le regole per le società. Entro giugno la Lega Calcio siederà al tavolo con la Figc per ottenere che la normativa interna sia equiparata a quella europea che prevede la necessità di fornire solo una fideiussione e non, come avviene oggi, di ricapitalizzare prima di acquistare qualora i debiti superino un terzo dei ricavi. Anche così si potrà essere competitivi nella corsa ai talenti italiani. A patto, però, di crederci fino in fondo. Con Verratti non è accaduto.

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