Calcio

Dybala e Higuain, da esuberi a simboli della Juve

Dovevano essere ceduti e si sono imposti per restare. Loro come Khedira, Matuidi, Emre Can e Cuadrado che Sarri ha ricostruito

juventus dybala

Giovanni Capuano

-

Le vie del calcio sono infinite e a volte un po' contorte, così come quelle del mercato. Dove può capitare di trascorrere un'estate sul carrello dei partenti, in bella esposizione in attesa (attiva) dell'offerta giusta e ritrovarsi poi in autunno a essere decisivi. La Juventus che ha espugnato San Siro riprendendosi il primo posto in classifica è stata trascinata da Higuain e Dybala, due simboli della strana estate bianconera, vissuta tra grandi colpi e immense difficoltà a vendere.

E' un paradosso ma nemmeno troppo. In fondo era stato scritto a fine mercato, provando a dare il voto ai movimenti di Paratici. Allora avevamo assegnato un 7 ai campioni d'Italia, frutto della media aritmetica tra il 9 della valutazione tecnica ("la squadra è più forte di quella lasciata ad Allegri") e il 5 di quella economico-finanziaria, appesantita dalle mancate cessioni.

L'avvio di stagione ha confermato quella sensazione. La Juventus ha una profondità di rosa inarrivabile in Italia e che sarà decisiva anche in molte sfide in Europa. Sarri sta imparando a dosare le forze, ha superato l'imbarazzo dei tagli dolorosi e adesso ha a disposizione qualcosa che pochi altri hanno.

Mezza da squadra da esubero a...

La notte di San Siro è la conferma di questa forza nata quasi... per caso. Higuain è tornato alla base a giugno dopo una stagione disastrosa con l'idea di farlo ripartire; si è opposto e ha riguadagnato posizioni e maglia da titolare (non la numero 9 che nel frattempo è rimasta nell'armadietto). Dybala è stato ceduto almeno due volte a Manchester United e Tottenham e si è sempre messo di traverso; ora sta trovando spazio e soddisfazioni.

Ma anche Cuadrado, rilanciato come difensore esterno nell'emergenza con ottimi risultati, Khedira che pareva destinato all'addio destinazione Stati Uniti, Matuidi a lungo immaginato come pedina di scambio per alleggerire il centrocampo troppo folto, Emre Can tagliato dalla lista Champions e però non fatto fuori dal progetto.

Messi insieme fanno 6 dei 14 giocatori scesi in campo nella sfida contro l'Inter. Quasi mezza squadra che, nei piani originari di Paratici, avrebbe dovuto fare le valigie per restringere il numero di calciatori a disposizione di Sarri e alleggerire i conti del bilancio.

La riflessione è che, pur nella difficoltà, la Juventus è riuscita comunque a gestire la situazione ricavandone un vantaggio tecnico. Il solo Mandzukic è finito ai margini, irrecuperabile alla causa. Tutti gli altri sono rimasti coinvolti, senza rotture definitive anche quando Emre Can - uno dei casi più spinosi - si è sfogato per l'esclusione europea. E' possibile che non tutti siano contenti e certamente la Juve non lo è stata quando si è vista cancellare strategie di mercato a ripetizione. Il risultato in campo, però, è una rosa più forte e profonda di quella di Allegri.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Juve, il verdetto di San Siro: è ancora la più forte

Torna in testa, gela l'Inter e Conte deve masticare amaro: "Sono di un'altra categoria". Ma questa è la sfida del futuro...

Chiuso il calciomercato estivo 2019: le pagelle

I voti alla sessione estiva 2019: il grande duello tra Marotta e Paratici, le difficoltà del Milan, la rifondazione della Roma

Commenti