Calcio

Donnarumma, addio Milan: i soldi (di Raiola) valgono più del cuore

Niente rinnovo, il portiere va alla rottura con il club che lo ha lanciato. Facendo il gioco del suo procuratore...

Donnarumma Milan rinnovo addio Raiola

Giovanni Capuano

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Gianluigi Donnarumma non rinnoverà il contratto con il Milan. La sua storia in rossonero si è chiusa il 15 giugno 2017 quando Mino Raiola. vorace e potente procuratore, ha comunicato a Fassone la decisione di non mettere la firma sul ricco contratto proposto per andare oltre il debutto e la bella favola dei primi diciotto mesi a difesa della porta del club che Gigio ha sempre detto di amare.

Uno strappo doloroso e inspiegabile. Non esisteva ragione per portare via Donnarumma dal Milan se non quella volgare dei soldi. Non del ragazzo, visto che l'offerta da oltre 4,5 milioni netti fino al 2022 era fin esagerata per il valore attuale di un ragazzo promettente (ma che sbaglia come tutti gli altri), ma del suo agente Raiola. Ha prevalso la sua ragione. Nessuna trattativa: strappo e basta. 


Donnarumma e il patrimonio di amore bruciato

Donnarumma ha bruciato in due mesi il patrimonio di amore, protezione e fiducia incondizionata di cui godeva a San Siro. Non era ancora la bandiera del Milan e, forse, non lo sarebbe nemmeno diventato. Ma poteva cominciare a crescere insieme al club diventando il simbolo della rinascita. Non crederci è legittimo, una scelta personale. Averlo fatto prendendo in giro milioni di persone, ammaliate da parole e baci (alla maglia) rappresenta una brutta scivolata per un diciottenne. Cui il futuro riserverà certamente tanti successi e una ricchezza smisurata, ma mai più l'innocenza perduta.

A 18 anni Gigio aveva tutto il tempo di aspettare qualche stagione. Per intenderci, Buffon ha vinto il primo scudetto a 24 anni e a 23 due leggende come Maldini e Baresi ne avevano in bacheca solo uno. Leggende vere. Non progetti come Donnarumma che dovrà anche dimostrare uno spessore morale che oggi in pochi gli riconoscono.

Le ragioni del Milan

L'addio è ovviamente bruciante per il nuovo Milan. Ma non è una sconfitta. La trattativa, tra l'altro nemmeno mai vera da quanto si è capito, era impossibile. Il risultato di un paradosso per cui se hai un fenomeno nel settore giovanile fai bene ad aspettare a lanciarlo fino a quando, al compimento del 18° anno d'età, non puoi vincolarlo con un vero contratto.

Fassone ha ribaltato in due mesi il senso della comunicazione. Lo strappo non va considerato un passo indietro, ma la dimostrazione di forza di una società che è rimasta con la schiena dritta davanti a una sfida improba. Poteva aspettare agosto per farsi dare una risposta? No. Poteva cedere al ricatto di far fare a Raiola un affare da decine di milioni sul modello Pogba? Poteva, ma che si sia rifiutata è un merito e non una sconfitta.

Il rinnovo di Donnarumma era il primo banco di prova della nuova gestione. Due mesi fa la sola idea del divorzio sarebbe stata classificata come fallimento. Oggi i tifosi hanno capito da che parte sta il torto e da quale la ragione. Donnarumma se ne va. Da subito non gli saranno consentiti errori: ha deciso di crescere in fretta, bruciando le tappe. In bocca al lupo (vero, non Raiola).

I numeri del caso

Il contratto di Gianluigi Donnarumma scade il 30 giugno 2018. Fino allo scorso mese di febbraio il Milan non poteva fargli firmare il prolungamento, essendo il giocatore minorenne.
L'offerta della nuova società rossonera, dopo il passaggio di proprietà, è stata di un contratto quinquennale con ingaggio intorno ai 5 milioni di euro netti a stagione, bonus compresi.

Nel lungo inverno della trattativa per la cessione del club il procuratore di Donnarumma, Mino Raiola, si era sempre rifiutato di aprire una trattativa, volendo capire intenzioni e consistenza del nuovo progetto. Ora i tempi erano maturi.
Donnarumma potrà firmare un contratto a parametro zero dal 1 febbraio 2018 sempre che il Milan non scelga di venderlo adesso.

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