Abolita la discriminazione territoriale negli stadi: come cambia la norma

La Figc torna indietro: urlare 'napoletani colerosi' non porterà più alla chiusura immediata delle curve. Hanno vinto le pressioni dei club di serie A

La Curva Nord dell'Inter chiusa per discriminazione territoriale – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Hanno vinto i club, che da mesi chiedevano di ridisegnare le norme sulla discriminazione territoriale che avevano portato a squalifiche di settori e polemiche. Il primo Consiglio federale dell'era Tavecchio è intervenuto con urgenza sulle norme e con effetto immediato ha cancellato la 'discriminazione territoriale'. Non costituisce più un comportamento discriminatorio, sanzionabile quale illecito disciplinare, quella condotta che, ex art. 11 del Codice di Giustizia Sportiva, era da considerarsi, direttamente o indirettamente, di "origine territoriale". In più, "l'offesa, denigrazione o insulto per motivi di origine territoriale" viene cancellata dall'art. 12 (prevenzione di fatti violenti) come causa di responsabilità oggettiva delle società. Insultare tifosi e giocatori avversari facendo riferimento alla loro origine territoriale resterà comunque un comportamento passibile di sanzione, però viene declassato e le società risponderanno per insulti di secondo genere "con gradualità", come ha detto il presidente Tavecchio, e senza chiusura immediata delle curve perché l'obiettivo era "evitare provvedimenti drastici" e vuole favorire "interventi più ponderati".

In pratica la discriminazione territoriale diventa semplice espressione oltraggiosa, viene inserita nell'articolo 12 (e non più nell'articolo 11) e viene così punita in maniera molto più lieve con ammende da 10.000 a 50.000 euro per i club di serie A, da 6.000 a 50.000 per i club di serie B, da 3.000 a 50.000 euro per i club di Lega Pro. Solo "nei casi più gravi, da valutare in modo particolare con riguardo alla recidiva, sono inflitte congiuntamente o disgiuntamente" anche sanzioni più dure: chiusura di un settore o dello stadio, oppure squalifica dello stadio fino a un massimo di due anni. Questo sulla carta, perché è evidente che il sistema viene profondamente cambiato, quasi smantellato, sino ad essere equiparato a quello in vigore nel resto d'Europa dove non esiste alcuna indicazione di punizioni per la discriminazione territoriale.

Lo stesso presidente dell'Uefa, Michel Platini, lo aveva fatto notare nei mesi scorsi quando aveva commentato i problemi delle tifoserie italiane. Fifa e Uefa hanno varato una tolleranza zero nella lotta alla discriminazione razziale (e per questo le parole di Tavecchio sui mangia banane hanno provocato una reazione ufficiale), ma la questione territoriale era stata un'interpretazione della Figc che nell'agosto scorso, per dare un segnale forte, era stata portata fino alle estreme conseguenze con il risultato di mettere i club in posizione di essere ricattate dai gruppi ultras. La Figc aveva cambiato in corsa le norme e poi, davanti alla sfida continua delle curve, aveva cominciato a interpretare in senso meno restrittivo l'automatismo della punizione, inserendo il concetto di "chiara percezione" del coro e rappresentatività del numero di persone che si erano rese protagoniste dell'atteggiamento illecito. Ora si torna alle care e vecchie multe. Pagate dalle società.

Ecco come era formulato fino a oggi l'articolo 11 del Codice di Giustizia sportiva e la parte che è stata modificata dall'intervento del Consiglio federale:

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