Calcio

Diritti tv Serie A: ecco come cambia la spartizione dal 2018-2019

Il decreto Lotti penalizza le big (Juventus su tutte) per dare più soldi alle piccole. Il modello Premier League per ridurre il gap economico

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Giovanni Capuano

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Con la firma del ministro dello Sport Luca Lotti sui decreti attuativi relativi alla redistribuzione dei diritti tv della Serie A il calcio italiano entra nel futuro. Cambiano i parametri di divisione della torta da 1,2 miliardi. Dal 2018-2019 saranno penalizzate le big per destinare maggiori risorse alle medio-piccole. Obiettivo: diminuire da 1:4 a 1:3 il gap e rendere il campionato più competitivo.

La riforma della legge Melandri era tema d'attualità da almeno due anni. Temuta dalle grandi e voluta dalle provinciali, ridistribuisce le risorse provenienti dai contratti televisivi. Nelle intenzioni del Governo dovrà aiutare le realtà più piccole ad avere risorse da investire anche se il rischio è togliere armi e competitività a chi si deve misurare con le multinazionali del calcio europeo.

Come cambiano i parametri 

I nuovi criteri di distribuzione modificano in maniera radicale alcuni capisaldi della legge Melandri. Sale dal 40% al 50% la percentuale suddivisa in parti uguali tra tutti i club iscritti al campionato. E' il cuore della riforma perché parifica tutte le forze in campo per spartirsi una torta da oltre mezzo miliardo di euro.

Cresce anche la fetta destinata a premiare i risultati conseguiti: dal 20% al 30%. Modificata la suddivisione con criteri meritocratici meno legati alla storia e più all'attualità. Il 15% (circa 200 milioni) sarà assegnato prendendo come riferimento i punti conquistati nell'ultimo torneo, in modo da rendere importanti anche le gare di fine stagione tra squadre che apparentemente non hanno più obiettivi di classifica.

Il 10% premierà i risultati conseguiti nell'ultimo quinquennio e solo il 5% sarà destinato con criteri che si rifanno all'intera storia del club nella Serie A.

Il radicamento sociale e il bacino dei tifosi peseranno per il 20% senza più indagini demoscopiche ma guardando solo all'audience televisiva (8%) e alle presenze allo stadio (12%). Saranno premiate le società che riescono a riempire gli stadi anche attraverso politiche di favore nei prezzi dei biglietti. Penalizzato chi non sarà in grado di offrire uno spettacolo anche visivo all'altezza.

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