Diritti tv, ecco come funziona in Spagna e Inghilterra

La Premier League è l'esempio più equo e funzionale mentre in Liga le società trattano individualmente: il risultato è che il 50% degli incassi va a Real e Barcellona - Dossier, tutti i numeri del calcio italiano in tv

(Ansa)

Matteo Politanò

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Mentre l'Italia cerca di capire come migliorare la ripartizione dei ricavi per i diritti televisivi è opportuno confrontarsi con le altre realtà europee. Su tutte ci sono i due campionati più competitivi del continente, la Premier League inglese e la Liga spagnola. Soprattutto nel primo caso la divisione degli introiti sembra avvenire in modo molto più equilibrato e funzionale secondo un meccanismo preciso. In Inghilterra si fa prima di tutto distinzione tra i ricavi nazionali e quelli esteri: i diritti nazionali (che rappresentano il 61% del totale) sono divisi tra i club per il 50 % in parti uguali, il 25% a seconda del numero di volte che un club viene trasmesso in diretta e il 25% a seconda della classifica dell’anno.

La cessione dei diritti televisivi per il mercato estero corrisponde invece al 39% del totale ed è ripartita in parti uguali. Un equilibrio che viene perfettamente riassunto dai contratti televisivi della scorsa stagione quando il Manchester City campione incassò 76 milioni di euro mentre il Wolverhampton, squadra meno blasonata e "potente" del campionato, ben 49 milioni.

Che cosa succederebbe se si applicasse il modello della Premier alla Serie A?

Prendendo d'esempio il campionato in corso si avrebbe una quota fissa di circa 20 milioni di euro per ogni società più una serie di bonus legati ai posticipi, alla posizione in campionato e alla cessione dei diritti all'estero che sarebbe un'ulteriore quota fissa di 6 milioni di euro. Secondo questo calcolo la squadra con più ricavi resterebbe la Juventus con 65 milioni di euro seguita dal Milan a 61,2. Con il metodo attuale i bianconeri guadagnano invece circa 104 milioni di euro, addirittura più del Manchester City campione dello scorso anno, mentre il Milan e l'Inter circa 87. Il metodo inglese darebbe però tantissimo ossigeno alle squadre più piccole: il Pescara, che quest'anno ha incassato 24 milioni di euro, ne porterebbe a casa 36, il Siena ne avrebbe ricevuti 40 invece di 27. Ecco le differenze tra l'attuale modello italiano per la divisione dei diritti tv e come sarebbe stata la ripartizione con il modello inglese.

Guadagni stagionali:*

Juventus 104, Milan 87, Inter 87, Napoli 65, Roma 65, Lazio 52, Fiorentina 45, Udinese 41, Palermo 38, Sampdoria 37, Genoa 36, Bologna 36, Cagliari 35, Atalanta 35, Torino 34, Catania 34, Parma 32, Chievo 29, Siena 27, Pescara 24.

Come sarebbero gli introiti di questa stagione con il modello Premier League:*

Juventus 65, Milan 61, Inter 56, Napoli 57,Udinese 57,  Lazio 56, Roma 54, Fiorentina 47, Parma 46, Bologna 45, Chievo 44, Catania 43, Atalanta 42, Palermo 41, Siena 40, Genoa 39, Cagliari 39, Sampdoria 38, Pescara 36,Torino 35,

*le cifre indicate si riferiscono ai milioni di euro

Ulteriori differenze ci sono con la Liga spagnola, unica realtà europea dove i diritti televisivi restano trattati singolarmente dalle società. Un modello ancor più impari di quello della serie A che nell'ultima asta ha visto il Real Madrid incassare circa 150 milioni di euro contro i soli 15 del Granada. Solo Barcellona e Real Madrid raccolgono il 50% totale degli introiti, cifre che stanno mettendo in allarme tutti i vertici della federazione. Anche in Spagna infatti si discute su una forte riforma delle leggi per la ripartizione dei diritti tv e l'obiettivo è quello di equilibrare il livello tra le società in modo da dare nuova linfa agli altri club. Dalla Liga 2016/2017 si avranno infatti nuovi parametri per l'assegnazione e non più trattative private capaci di scatenare aste selvagge: si distribuiranno gli introiti sul modello inglese considerando le quote sulla base dell’importanza storica del club, del pubblico e dei risultati della stagione sportiva precedente.

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