Calcio

Diritti tv, Antitrust blocca l'assegnazione 2018-2021: poca chiarezza

Non approvati criteri di assegnazione alle emittenti. Un affare da oltre un miliardo di euro, vitale per la serie A

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Giovanni Capuano

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Non c'è pace per le aste sui diritti tv della serie A. Dopo le polemiche, inchieste, multe e ricorsi parzialmente accolti dal Tar del Lazio relativi alla gara per il triennio 2015-2018, ora l'Antitrust ha dato una spallata alla procedura che nei prossimi mesi dovrà portare i club della massima serie a vendere i diritti dal 2018 al 2021. Un business da 1,2 miliardi di euro complessivi (quanto è stato incassato l'ultima volta), soldi vitali per le società italiane che dipendono nella quasi totalià dagli introiti televisivi.

La doccia gelata arriva al termine di due mesi in cui l'Antitrust ha chiesto chiarimenti alla Lega Serie A sulle linee guida presentate lo scorso 30 novembre. La risposta spedita in gennaio non deve aver chiarito tutti i dubbi e così si è arrivati alla bocciatura che rischia di allungare i tempi della messa all'asta dei pacchetti.

Perché l'Antitrust ha bocciato le regole della Lega

Il dispositivo con cui l'Antitrust ha stoppato l'avvio dell'asta per i diritti tv 2018-2021 è lungo 23 pagine e ripercorre la storia recente delle assegnazioni, ricordando anche le vicende dell'estate 2014 culminate poi in un'inchiesta smontata in parte dal Tar del Lazio. Le criticità emerse - si legge nella relazione - non permettono di "verificare che i pacchetti siano equilibrati" e, più in generale, attribuiscono alla Lega "eccessiva discrezionalità su come formulare gli inviti a offrire e i pacchetti di diritti".

In particolare, sono carenti le indicazioni sui soggetti che possono partecipare, le regole e procedure per l'assegnazione, manca l'obbligo di definizione di una graduatoria formale e una tempistica certa e ridotta tra il momento della presentazione delle offerte e quello dell'aggiudicazione dei diritti tv. In sostanza, scrive l'Antitrust, il bando viene annunciato così oscuro che nemmeno gli operatori potenzialmente interessati hanno informazioni o garanzie sufficienti per predisporre la propria offerta.

La risposta della Lega Serie A

La Confindustria del pallone ha argomentato di non dover rendere note in precedenza le modalità di commercializzazione dei diritti tv per evitare di comprometterne il valore stesso. I dettagli verrebbero inviati solo al momento degli inviti a partecipare all'asta e la discrezionalità servirebbe per poter esercitare la 'no single buyer rule' impedendo che uno stesso soggetto si aggiudichi i diritti per tutte le piattaforme assumento una posizione dominante.

Il rischio, secondo l'Antitrust, è che questa discrezionalità pregiudichi in maniera definitiva le condizioni di equità, trasparenza e non discriminazione impendendo, ad esempio, ad altri soggetti al di fuori di quelli tradizionali la partecipazione attiva all'asta. In gioco c'è la possibilità di trasmettere le immagini del campionato di serie A, della Coppa Italia, della Supercoppa e dei tornei Primavera.

La Lega Serie A e l'advisor Infront puntano almeno a ripetere l'incasso del triennio 2015-2018. Di quell'asta, però, verranno ricordate soprattutto le polemiche feroci finite anche nei fascicoli di un'inchiesta col sospetto, poi smontato dalla sentenza del Tar del Lazio, di un'accordo per favorire Mediaset danneggiando Sky e tagliando fuori altri soggetti. Il Tar del Lazio ha cancellato la quasi totalità delle sanzioni, ma la mossa del Garante preannuncia altri mesi infuocati nei corridoi del pallone.

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