Dino Zoff
Calcio

La Serie A vista da Dino Zoff

Calciatore, allenatore e presidente, il portiere campione del Mondo a Spagna '82 analizza vecchi e nuovi protagonisti del nostro Campionato

Un totem del calcio italiano e internazionale. Basterebbero i numeri a esplicitare la sua immensa grandezza: 570 presenze in Serie A con le maglie di Udinese, Mantova, Napoli e Juventus; più 112 gare in Nazionale, con la quale - da capitano - il 12 luglio del 1982 si laureò Campione del Mondo in Spagna. Quindici i trofei collezionati nella sua lunga carriera calcistica, che l'ha visto essere uno e trino: presidente, allenatore e calciatore. Chi allora meglio di Dino Zoff per analizzare il nostro Campionato e l'andamento dei nostri principali club?

Partiamo dalla Juventus: ci si attendeva un calo nel rendimento dopo l'addio di Conte. Invece, numeri alla mano, Allegri sta facendo pure meglio dell'illustre predecessore...
"Allegri è un buon allenatore e sta portando avanti le sue idee di calcio. Inoltre, la Juventus in estate ha mantenuto tutti i campioni delle stagioni precedenti, pertanto ci sono tutti i presupposti perché continui a restare in alto".

Faticano invece tremendamente le milanesi, mai così in basso contemporaneamente. Come uscirne per Milan e Inter?
"Servono investimenti importanti se si vogliono raggiungere grandi traguardi. Se non arrivano grandi calciatori, è sempre dura per gli allenatori vincere le partite".

In questo senso la convince la gestione dell'Inter da parte di Thohir? 
"E' arrivato suscitando aspettative importanti, ma sinora ha lesinato sugli investimenti. Servono calciatori di alto livello per riportare i nerazzurri in alto. E lo stesso vale peraltro per il Milan: anche in rossonero mancano i campioni che c'erano qualche anno fa a San Siro. Non è questione di allenatori, ma di giocatori: Seedorf aveva fatto bene il suo e Inzaghi sta cercando di ottenere il massimo dai calciatori a disposizione".

A proposito di Milan, poche settimane fa Silvio Berlusconi - vittima di uno scherzo di Radio24 con un suo imitatore - le ha chiesto scusa per gli attacchi post Euro 2000: questione chiusa? 
"Magari si è accorto che non ero l'originale (sorride, nda). Scherzi a parte, sono passati tanti anni e comunque il problema non era solo la marcatura di Zidane. Fu una scelta più profonda quella di dimettermi".

Dino Zoff parla di sé e del suo libro a Panorama d'Italia


Nella sua carriera è stato anche presidente della Lazio: come valuta l'operato del suo erede Lotito? 
"Sta facendo molto bene. Dicono sia l'uomo forte del calcio italiano: non so se sia davvero così, ma certamente la Lazio è un'ottima squadra e può fare un campionato di buon livello".

Da calciatore come avrebbe però accolto l'irruzione di Lotito negli spogliatoi durante l'intervallo di una gara della Nazionale?
"Credo l'abbia fatto in quanto autorizzato. Comunque ai miei tempi veniva solo il presidente della Federazione negli spogliatoi; perciò il problema non si poneva...".

Del ciclone Ferrero che idea invece si è fatto?
"Mi pare abbia grande entusiasmo. Sicuramente è un personaggio per certi aspetti folkloristico, ma le sue esultanze non riguardano la gestione di una società. Pertanto, se è felice nell'esternare pubblicamente la sua gioia, non credo che i suoi atteggiamenti e comportamenti possano scombussolare la squadra e i dirigenti".

Da calciatore e quindi da possibile compagno di squadra, ma soprattutto da allenatore, come avrebbe gestito un talento irrequieto come Mario Balotelli?
"Per me è sempre contato e conta solo il campo. Se un ragazzo ha qualità importanti, deve sentire la fiducia e bisogna farlo giocare. Alla Lazio allenavo un certo Gascoigne, perciò sono temprato a tutto".

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