Calcio

Derby di Roma: incidenti, insulti e sfottò. Ecco a voi la Grande Bruttezza

La stracittadina della Capitale è stata purtroppo un'altra pessima pagina per il calcio italiano, tra violenze fisiche e verbali

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Giovanni Capuano

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Può darsi che per settimane, forse per mesi, nei migliori bar della Capitale le immagini della sguaiata festa romanista dopo la vittoria nel derby restino appese al muro e siano motivo di orgoglio giallorosso e rabbia laziale. A Roma va bene così e, quindi, che la tradizione non sia rovinata a patto di non far passare come qualcosa di normale quanto accaduto nell'arena dell'Olimpico in un lunedì pomeriggio di fine maggio. Scontri e accoltellati tra i tifosi, allenatori che si insultano davanti ai giornalisti e l'auto celebrazione dei vincitori mentre gli sconfitti se ne andavano a capo chino. Uno spettacolo da dimenticare, altro che la 'Grande bellezza' di cui il simbolo della fazione vincente si è rivestito. Quanto accaduto prima, durante e dopo il derby di Roma ha dato la misura del provincialismo di una città che nel calcio avrebbe potenzialità per comandare e, invece, è rassegnata al ruolo di comparsa.

Clima intossicato e intossicante, lontanissimo da quanto avviene altrove senza dover ricorrere ai soliti paragoni con il fair play inglese o farci fare la lezione dagli altri: che una sfida di calcio si debba trasformare in corrida tra accuse, veleni e sospetti è uno spettacolo cui sarebbe bene non assuefarsi. Del derby di Roma non è piaciuto nulla: non il prologo con l'atto di forza di Lotito e nemmeno l'epilogo, con due persone perbene come Pioli e Garcia sfatti dalla tensione a beccarsi. In mezzo c'è stata la partita che - questo sì da sottolineare con piacere - ha fatto dimenticare tutti i brutti pensieri su un possibile biscotto anti-Napoli, promosso la Roma e rimandato la Lazio cui Totti e compagni avrebbero fatto meglio a portare rispetto ricordando che lo sport è fatto di vittorie e sconfitte che prima o poi toccano a tutti e i valori espressi in questa stagione dalla Lazio meritano ben altro giudizio, qualunque sia l'esito finale.

Ultimo capitolo sugli incidenti all'esterno dell'Olimpico. Per una beffa del destino, qualche ora prima del fischio iniziale di Rizzoli il presidente del Coni Malagò si era augurato di vivere l'ultimo derby romano non in notturna per ragioni di ordine pubblico. "Preclusione che umilia e mortifica la città intera" e "decisione alla quale dobbiamo assoggetarci" l'ha definita il numero uno dello sport italiano, che all'Olimpico è anche padrone di casa. Dopo aver visto la guerriglia per le strade di un quartiere sequestrato in nome di una partita di calcio ci sentiamo di consigliare prudenza: umiliante per Roma è esportare nel mondo l'immagine di due società, squadre e tifoserie incapaci di vivere un derby come una cosa normale e non un atto di guerra.

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