Calcio

L'ergastolo a De Santis sarebbe la condanna più dura di sempre nel mondo ultras

La richiesta del pm a due anni dall'uccisione di Ciro Esposito segnala un duro giro di vite rispetto alla violenza legata al calcio: i precedenti

Ultrà: Sciarpe Catania e Lazio davanti autolavaggio Ciro

Giovanni Capuano

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Il prossimo 3 maggio saranno due anni esatti dal pomeriggio di sangue e follia a Tor di Quinto, costato la vita di un giovane tifoso del Napoli morto dopo 53 giorni di straziante agonia. Le ferite aperte dagli scontri prima della finale di Coppa Italia dell'Olimpico non si sono ancora chiuse. Non per la famiglia e gli amici di Ciro, come è normale che sia, e nemmeno per il mondo del calcio costretto a vivere in perenne emergenza la lotta alla violenza da stadio. Lunedì 25 aprile si gioca Roma-Napoli, senza tifosi ospiti e alla luce del sole per ordine delle forze dell'ordine: troppo alto il pericolo.

A due anni dalla sparatoria di Tor di Quinto e per la prima volta nella storia italiana, in un tribunale della Repubblica la parola "ergastolo" è stata associata ad un fatto di cronaca legato allo sport. La richiesta l'ha pronunciata il pm Eugenio Albamonte nei confronti di Daniele De Santis, ultrà della Roma che un processo giocato su accuse, perizie, video e riconoscimenti ha, per l'accusa, identificato come autore degli spari mortali. Ergastolo per un agguato - secondo la Procura - "preordinato" e, dunque, meritevole della massima pena. Non era mai accaduto.

 

I precedenti con pene miti nel mondo del calcio

In attesa del verdetto dei giudici del Tribunale di Roma, va registrato insomma un salto di qualità. Ciro Esposito non è stata la prima vittima da stadio o per fatti legati alle faide ultras, ma mai in passato la richiesta di condanna si era spinta fino all'ergastolo. Scorrendo l'elenco dei fatti di sangue degli ultimi decenni non si trova traccia.

Dai 6 anni e 10 mesi per Giovanni Fiorillo, lanciatore del razzo che tolse la vita a Vincenzo Paparelli prima di un Roma-Lazio nell'ottobre 1979 (omicidio preterintenzionale) ai 9 anni e 4 mesi per l'agente Spaccarotella che sparò in un autogrill ferendo a morte il laziale Gabriele Sandri, la linea tenuta fin qui è sempre stata quella della morte come conseguenza di comportamenti non preordinati.

Accadde anche per l'accoltellamento del genoano Vincenzo Spagnolo a opera del milanista Simone Barbaglia (gennaio 1995), condannato a 14 anni e mezzo ma libero ben prima della scadenza della pena, oppure per il caso dell'ispettore Filippo Raciti (2 febbraio 2007) che diede il via al giro di vite del Governo sulle curve: 8 anni per l'allora minorenne Antino Speziale e 11 anni per Domenico Micale.

Il caso che più si avvicina a quello di Ciro Esposito è più recente e riguarda Massimo Ciarelli, condannato in secondo grado a 30 anni per l'uccisione di un ultrà del Pescara per vendicare uno sgarbo e per il quale la Cassazione ha appena disposto la caduta dell'aggravante della premeditazione con necessità di abbassare la pena.

Roma-Napoli e la finale di Coppa Italia: rischio alto

Il 25 aprile prossimo sarà la quarta volta che Roma e Napoli si incontrano da quel 3 maggio 2014. Una circostanza che aggiunge tensione alla tensione di una partita che si gioca di pomeriggio e con misure di sicurezza rinforzate. I precedenti non sono rassicuranti, tra striscioni, cori e polemiche che hanno accompagnato tutti gli incontri tra le due squadre. Roma-Napoli è anche la partita dopo la quale Pallotta definì ""fucking idiots" i tifosi che avevano esposto scritte contro la madre di Ciro Esposito, provocando la squalifica e aprendo il fronte di rottura con il presidente di Boston. La pace rimane lontana e il rischio di vendette alto.

E poi c'è l'avvicinarsi della finale di Coppa Italia che preoccupa. Da settimane i tifosi della Roma fanno sapere di non voler lasciare la Curva Sud a quelli del Milan. Questione di sensibilità a 27 anni dalla morte di Antonio De Falchi, giovane supporter giallorosso stroncato da un arresto cardiaco mentre sfugge a un assalto di ultras rossoneri. Accontentarli o tenere il punto? Il fantasma del pomeriggio di Tor di Quinto continua ad aleggiare sul calcio italiano.

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