Calcio: Europa League; Napoli-Dnipro
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De Laurentiis su Platini e Uefa: "Finali già decise". Ora le prove oppure...

Accuse gravissime da parte del presidente del Napoli dopo la prima semifinale di Europa League. Parole estreme, dannose per la Juve e per l'Italia

E dunque abbiamo scoperto da Aurelio De Laurentiis che il finale di questa stagione è già stato combinato nelle segrete stanze di Nyon: finale tutta spagnola in Champions League (con il "clasico" Real Madrid-Barcellona) e strada spianata al Siviglia in Europa League. Il Napoli, la Juventus e tutte le altre si facciano da parte perché "business is business" e la politica del calcio vuole che a trionfare siano i club della Liga. Disegno chiaro, parole gravissime, accuse tutte da provare. Lo sfogo nella pancia del San Paolo dopo lo scandaloso fuorigioco costato al Napoli il pareggio per 1-1 contro il Dnipro non può, però, venir archiviato come lo scoppio d'ira di un presidente legittimamente infuriato. De Laurentiis, che ci ha abituato a ben altre sceneggiate, ha parlato con lucida determinazione e, usando la forma retorica delle domande, lanciato accuse infamanti su Platini e il governo del calcio europeo. 

Ora i casi sono due e non ci sono altre strade: o prova quanto detto, mostrando traccia del complotto pro-Real Madrid (il Barcellona ha fatto tutto da solo) e pro-Siviglia, sotto forma di un arbitraggio killer per togliere di mezzo l'unico potenziale avversario di livello, oppure le conseguenze della notte del San Paolo dovranno essere durissime. Non si può accettare che chi fa parte del gioco, accettandone regole e pure imperfezioni, lo destabilizzi da dentro con dichiarazioni di questa portata. Se De Laurentiis ha le prove le tiri fuori, altrimenti tragga le debite conclusioni e con lui anche chi si occupa di garantire regolarità e funzionalità di dua manifestazioni che, messe insieme, sono anche un business da quasi due miliardi di euro.

Il problema non è solo di Platini e dell'Uefa, accusati in maniera nemmeno troppo velata di taroccare le partite, ma della stessa Federcalcio sotto il cui ombrello opera il Napoli. Il presidente Tavecchio condivide le affermazioni di De Laurentiis? Anche lui ritiene che il peso politico dell'Italia sia oggi così basso da consentire un disegno così architettato? Davvero può esistere una rapporto così stretto tra ricchezza e posizionamento nelle stanze dell'Uefa e il risultato del campo? Siccome si ritiene che le risposte siano negative, sarebbe bene una presa di posizione netta anche a tutela della Juventus, che a Madrid ha tutto il diritto di giocarsi le sua chance senza condizionamenti esterni. Che la sudditanza psicologica faccia parte del gioco anche in Europa è quasi banale dirlo, che possa spingere un uomo come Collina (già, gli arbitri dipendono da lui che è italianissimo) a indirizzare fischi e bandierine della semifinale del Napoli per favorire il Siviglia o del Real Madrid va oltre ogni scenario.

Nel suo sfogo, infine, De Laurentiis ha commesso anche un altro errore gravissimo. Al culmine di una stagione in cui il calcio italiano ha ritrovato lustro europeo finalmente comportandosi in maniera adulta anche in Europa League, il presidente del Napoli l'ha declassificata nuovamente a coppetta che non serve a nulla "se non a dare l'accesso alla Champions". Parole prive di senso alla vigilia di un triennio in cui i valori economici cresceranno e, in ogni caso, considerando che solo noi (anzi, solo lui) continua a snobbare un trofeo dall'albo d'oro carico di nomi gloriosi. Anche in questo caso non ci sono alternative: se la pensa così e dovesse fallire l'approdo alla Champions, ritiri la richiesta di licenza Uefa e faccia spazio ad altri. E, magari, si concentri sul San Paolo, visto che a oggi la situazione è ancora così disastrosa da dover inserire Palermo come sede europea per la prossima stagione. Questo sì irrispettoso verso Napoli, i napoletani e anche l'Uefa.

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