Giovanni Capuano

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Appeso a un filo. Anche meno. L'avventura di Frank De Boer all'Inter è arrivata al capolinea, condannato dalla mancanza di gioco e risultati della sua Inter che con il ko di Bergamo (terzo consecutivo) è precipitata al 14° posto in classifica, distante anni luce dalle zone che portano alla Champions. Solo il fuso orario e il viaggio già programmato per Thohir e Suning a Milano rinviano la capitolazione.

In una società con un funzionamento normale, l'olandese sarebbe già stato sollevato da un incarico che - forse non solo per colpa sua - ha dimostrato di non essere all'altezza di svolgere. I numeri sono impietosi: 6 sconfitte su 12 partite, campionato ed Europa League fortemente compromessi, gol subiti in 10 delle 12 gare e ben 9 volte andando in svantaggio per primi. Una media punti di 1,22 che proietterebbe la stagione nerazzurra alla cifra storica di 46.

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A Bergamo un disastro (ma non per lui)

Il primo tempo contro l'Atalanta è stata la sintesi della confusione in cui versa oggi l'Inter. Prestazione inguardabile sotto tutti i punti di vista: fisico, di carattere e tecnico (con Banega in panchina per la seconda volta consecutiva). Poi qualcosina è cambiato, ma la follia di Santon nel finale ha rovinato tutto. De Boer ha sostenuto di aver visto altri miglioramenti, ma anche che la squadra ogni tanto smette inspiegabilmente di giocare. E di questi black out è certamente responsabile.

Il gioco manca e da qualche giorno a questa parte l'Inter, che aveva inziato a seguire la strada del calcio totale di Frank, si è pure snaturata alla ricerca di un equilibrio impossibile. Sicuramente ha pesato anche la pressione sul tecnico che non può non aver risentito delle voci che lo inseguono da settimane. Non regge questa pressione, la squadra non lo segue più (o almeno sembra non seguirlo) e il filo si è spezzato dopo la bella vittoria ad Empoli.

Club congelato in attesa dei cinesi

Dopo aver negato con forza l'idea di un nuovo cambio, ora i dirigenti non possono più nascondersi. La serata post-Bergamo è stata lunga, con vertici e riunioni per fare il punto della situazione. Suning e Thohir sono in arrivo a Milano per assistere alla partita con il Torino, distante solo 72 ore da quella con l'Atalanta, e poi presiedere l'assemblea che deve licenziare il bilancio economico della stagione.

Ci sono due anime sul futuro. Una italiana che spinge per un traghettatore e i nomi sono quelli di Mandorlini (ieri all'estero), Pioli e Guidolin (che ha disdetto le interviste programmate per la domenica sera). E poi la proprietà con gli uomini di fiducia: i cinesi vogliono un colpo più di alto profilo guardando all'estero. Chi? Blanc in prima fila, oppure Leonardo che, però, non ha ancora deciso cosa farà nella sua carriera. Difficile Bielsa perché rischierebbe di aver bisogno di tempo come De Boer.

Decide Thohir (che ha creato il pasticcio De Boer)

Che ci siano due linee non è una bella situazione. Che alla fine a decidere potrà essere ancora Thohir, colui che ha cacciato Mancini l'8 agosto e scelto De Boer, non capendo che l'avrebbe esposto al tracollo, è ancor meno una garanzia per i tifosi nerazzurri. Però, in un club a due teste (e mezza considerato Moratti) accadrà così e non va nemmeno sottovalutata l'opera del potente Kia, l'uomo che ha portato all'Inter Joao Mario e Gabigol facendo spendere 70 milioni in un giorno senza colmare le lacune tecniche della squadra.

In ogni caso serve una svolta, anche per togliere alibi a un gruppo ormai in balia di se stesso. Il modo in cui l'Inter non ha giocato buona parte delle partite fin qui è il sintomo evidente del rigetto al tecnico olandese. Il quale ha mille alibi, ma sta facendo nettamente peggio anche dello sciagurato girone di ritorno di Mancini: 1,22 di media punti contro 1,47. Quelle macerie da cui qualcuno sostiene sia stato costretto a ripartire.

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