Calcio

Daspo decennali e razzisti banditi: così il calcio italiano si sta ribellando

Dalla denuncia della Juventus alla Roma che espelle un tifoso per un post. Finalmente si applicano le leggi (e si evidenzia il silenzio degli altri)

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Giovanni Capuano

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Per cercare un'immagine efficace che rappresenti cosa sta succedendo nel calcio italiano in questo autunno, sembra di essersi addormentati da noi e risvegliati la mattina dopo in Inghilterra. Uno, due, tre piccoli segnali che, insieme alla maxi inchiesta che ha decapitato i gruppi ultras della Juventus, danno il segno di un innalzamento deciso della qualità nella lotta al razzismo e ai comportamenti illeciti da stadio.

Davvero una bella sorpresa in un momento in cui il mondo ci guarda e ci giudica male, quasi sempre a ragione. E' vero che silenzi e ammiccamenti permangono e risultano ancor meno sopportabili, però vedere club che si ribellano e un sistema che cerca di dotarsi di anticorpi rappresenta una meravigliosa novità.

 

La nuova vita della curva Juventus

L'inchiesta che ha portato agli arresti dodici capi ultras della Juventus, ricostruendone legami e attività estorsive, ha avuto un paio di code da non sottovalutare. Il debutto degli steward nella curva bianconera, presidio a garanzia del ritorno della legalità e del controllo del territorio, e i daspo anche decennali per i 38 tifosi coinvolti nell'indagine. Mai prima di oggi si era andati con mano così pesante cancellando per un lungo arco temporale la testa pensante di una tifoseria.

Dal giorno del blitz i responsabili delle forze dell'ordine insistono sul concetto che l'operazione possa essere ripetuta anche altrove, provando a svegliare le coscienze dei club. Un messaggio potentissimo e che deve essere raccolto per provare a spezzare una volta per tutti legami incenstuosi tenuti in vita per troppo tempo.

tifoso Juventus gesto aeroplano Superga Torino Stadium

Colpirne uno per educarne cento

E poi ci sono i piccoli, grandi, gesti quotidiani che stanno abbattendo il muro della complicità silenziosa. Ha aperto la strada la Juventus in primavera, consegnando alla polizia le prove fotografiche e digitali per arrivare all'identificazione dell'autore del gesto dell'aeroplano nei confronti dei tifosi del Torino. Daspato e bandito dallo Stadium su iniziativa del club.

Poi è stata la volta della Sampdoria che si è messa a disposizione della Digos per individuare un emulo del collega bianconero: fuori per due anni. Infine la Roma che ha aperto una nuova strada: sgradimento a vita a un 'tifoso' (?) che si era esibito sui social in insulti a sfondo razzista contro Juan Jesus.

Non sono comportamenti eroici, ma l'applicazione di norme che esistono da due anni e che consentono alle società di decidere chi accettare e chi no in casa propria. Ovviamente con riscontri che rendano il provvedimento non impugnabile. Per mesi i club hanno fatto finta che non si potesse fare nulla, protetti dal muro di chi insiste a dire che deve essere lo Stato a muoversi.

Il che è vero, se si tratta di risolvere la macro questione di controllo del territorio (e l'inchiesta di Torino dimostra quale sia la strada maestra), mentre non regge se si tratta di dotarsi di una tecnologia adeguata e della volontà di colpire chi infanga il sistema facendo il giro del mondo con la propria immagine.

Lo slogan è: "Si può fare". La conclusione è che si deve fare, unica strada per arrivare alla salvezza del nostro calcio che non può più tollerare violenti e razzisti nei propri stadi. Prima se ne renderanno conto e si adegueranno quelli che ancora minimizzano e negano, meglio sarà per tutti. Il processo è irreversibile, chi non lo capisce è bene che venga additato e marginalizzato.

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