Calcio

Cuadrado al Chelsea: dal 2010 la serie A ha venduto top player per 800 milioni

Il colombiano approda alla corte di Mourinho che paga la clausola. Da Balotelli in poi siamo diventati un paese esportatore. Anche se poi...

Soccer: Serie A; Fiorentina-Palermo

Giovanni Capuano

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Con la cessione di Cuadrado al Chelsea (pagamento quasi intero della clausola di rescissione con aggiunta del prestito di Salah), la nostra serie A perde un altro pezzo da novanta, top player inseguito dai club di mezza Europa e che nei mesi scorsi era entrato nel mirino anche della Juventus, impossibilitata, però, a reggere il peso della concorrenza straniera. Un vero e proprio esodo che è iniziato nell'estate del 2010, poche settimane dopo la conquista del Triplete da parte dell'Inter, e che nelle ultime cinque stagioni ha visto i club italiani monetizzare tutto quanto potevano per sistemare i bilanci e garantirsi un po' di tranquillità. Il conto è presto fatto (seguendo le quotazioni del portale Transfermarkt.it): dal 2010 a oggi, Cuadrado compreso, la serie A ha venduto all'estero giocatori di primo livello, giovani di prospettiva o anche solo potenziali campioni per quasi 800 milioni di euro. Una montagna di soldi che ha segnato la storia di 48 trattative, quelle da prima pagina dei giornali.

 

Qualche segnale c'era stato anche prima, in realtà. Ad esempi la partenza di Kakà con destinazione Madrid nell'estate del 2009 con relativo incasso utilizzato per bilanciare il passivo dei conti del Milan. Però non c'è dubbio che sia stata proprio la stagione post-Triplete a segnare l'inizio vero della diaspora e rendere la serie A una sorta di outlet di lusso per il calcio di mezza Europa. Il record è stato toccato nel 2013, quando lo shopping compulsivo del Psg (Cavani e Marquinhos per oltre 90 milioni di euro) si è unito all'assalto della Premier League (Lamela, Jovetic e Osvaldo solo per citare i nomi più famosi) portando il totale a 216 milioni. Quest'anno siamo su cifre nettamente diverse, segno che i gioielli di casa da vendere cominciano a scarseggiare.

A fare la parte dei padroni sono stati, ovviamente, gli sceicchi di Parigi. Senza entrare nel dettaglio di bonus e operazioni minori, in tre anni hanno staccato assegni per 280 milioni destinati a club italiani. Saccheggio? No. Semplici logiche di mercato e in un momento di forte recessione economica, che ha coinvolto il calcio come tante altre attività, è quasi una fortuna aver trovato dei finanziatori tanto munifici capaci di riversare sul sistema cifre notevoli. Come sarebbe andata a finire senza? 

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Alcuni di questi talenti o presunti tali poi sono tornati da noi. Come nel caso di Balotelli, che ha percorso il tragitto Italia-Inghilterra e viceversa senza spostare poi molto la sua quotazione e consentendo, comunque, buoni affari a Inter e Milan. Altri, invece, difficilmente torneranno se non a fine carriera. Non è detto che sia una male, anche se riportare uno come Verratti in serie A nei prossimi anni sarebbe segno di vitalità tecnica oltre che economica. L'esodo di campioni è anche stato favorito dall'esplosione di mercati alternativi. I primi sono stati Eto'o, Bocchetti e Criscito, volati in Russia. Poi c'è stata la moda cinese (Diamanti e Gilardino) e qualche colpo è stato piazzato anche in Turchia. Movimenti minori, però, perchè il grosso degli affari è ruotato sull'asse Francia (Parigi) e Inghilterra.

La cattiva notizia è che, pur avendo imparato a cedere bene, le nostre società non sono state altrettanto attente nel momento di mettere mano al portafoglio. In attesa di conoscere i dati definitivi della stagione attuale, il saldo tra acquisti e cessioni dal giugno 2010 a oggi è negativo per circa 200 milioni di euro: abbiamo speso 2.550.000.000 (due miliardi e mezzo) e più di noi, nello stesso periodo, ha fatto solo la solita Premier League (4,17 miliardi di euro), mentre le altre sono rimaste a distanza di sicurezza. Un colpo in entrata, insomma, non si nega mai. Il problema è che la maggior parte di questi soldi sono finiti all'estero e hanno alimentato sistemi differenti dal nostro, procuratori, intermediari e gente varia. 

Per tentare un raffronto, nelle cinque stagioni precedenti la grande crisi (dal 2005 al 2010) il bilancio del mercato della serie A era sempre in passivo (-467), ma si era speso meno (1,9 miliardi) e, soprattutto, portando a casa anche campioni di primo livello e giovani dal futuro certo. Quelli che poi ci siamo rivenduti dopo e che ci hanno consentito di restare in piedi.

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