Calcio

Flop Coppa Italia: stadi deserti e zero spettacolo

In otto gare (con squadre di serie A) solo 22.785 spettatori. A campi invertiti sarebbe andata meglio, ma i grandi club non vogliono

Lazio Olimpico

Giovanni Capuano

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Il cassiere del Real Madrid non ha avuto problemi, martedì, a chiudere i conti e tornare a casa. Per lui la sfida di Copa del Rey contro il Cornellà, Segunda Division gruppo B spagnolo (la nostra Lega Pro) vale quasi come una qualsiasi sfida di Liga. Al Bernabeu si sono presentati in 58.062, hanno festeggiato la manita rifilata dai blancos agli avversari ed è finita con una grande festa alla quale hanno preso parte anche i volonterosi catalani che, prima della gara, si sono fatti un giro nel museo del Real, hanno scattato foto con la Champions League vinta da Ancelotti e un giorno potranno dire di esserci stati. Beati loro, perché lo spettacolo visto sulle tribune degli stadi italiani dove nella stessa settimana si sono giocate le gare del quarto turno della Coppa Italia è stato deprimente. Vuoti, freddi e brutti da vedere anche in televisione. Una media presenze da torneo parrocchiale estivo: 2.848 paganti per match.

E dire che in campo c'erano sempre squadre di serie A e in due casi, Empoli-Genoa e Udinese-Cesena, si trattava di sfide tra avversari di prima fascia. Nulla. In tutto si sono presentati al botteghino 22.785 eroi, due volte e mezza in meno di quanti ne ha contati il cassiere del Bernabeu e molti meno dei 33.941 di un anno fa, quando a dicembre era andata leggermente meglio (ma non troppo) grazie alla presenza dell'Inter che aveva richiamato oltre 12mila spettatori per la gara contro il Trapani.

Questa volta è stato un disastro. Giochi alle 16 di un giorno feriale? Ecco i 3.903 paganti dispersi nell'immensità dell'Olimpico per Lazio-Varese o i 914 (!) di Atalanta-Avellino. Esito logico, considerato che la gente a quell'ora lavora e che i tifosi biaconcelesti non hanno un grande interesse ad accorrere allo stadio per una partita contro il Varese. A campi invertiti sarebbe stato diverso. Si fosse giocato di sera, poi, all'Ossola il pienone sarebbe stato garantito e lo stesso ad Avellino, ma a dettare legge è la tv che pretende lo spezzatino di Coppa Italia anche a costo di mandare in onda uno spettacolo visivamente deprimente. E poi, quando negli anni scorsi i primi turni si giocavano in gara secca in casa della squadra più debole, spesso i grandi club hanno pagato lo scotto di precoci eliminazioni. Da qui una certa allergia alla formula inglese. La Coppa Italia interessa dalle semifinali in poi e lì le big vogliono arrivare: incassi, ascolti tv record e visibilità. La finale del 3 maggio scorso tra Napoli e Fiorentina fece registrare 6,5 milioni di telespettatori.

In questo quarto turno il record di presenze è andato a Cagliari-Modena: 5.000 paganti. Forse non è un caso che sia stata anche la gara più divertente. Con Zeman non ci si annoia mai. Poi Verona-Perugia (3.957), Lazio-Varese (3.903), Sampdoria-Brescia (3.255), Udinese-Genoa (2.400), Sassuolo-Pescara (1.887), Empoli-Genoa (1.470) e il già citato Atalanta-Varese (914). Con gli incassi i club hanno a mala pena coperto le spese di accensione degli impianti, trasferta e steward. A gennaio entrano in scena le grandi e le cose dovrebbero cambiare.

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