Juve: Iturbe, Conte e quei voli incrociati

Il biglietto inutilizzato dal neo-romanista e il burrascoso rientro del tecnico a Caselle: due indizi aereoportuali rafforzano la tesi di un addio per motivi di mercato

Antonio Conte all'aeroporto di Fiumicino nel maggio scorso – Credits: ANSA/TELENEWS

Dario Pelizzari

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E' come scrisse Luis Sepúlveda nel suo meraviglioso romanzo visionario 'Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare': vola solo chi osa farlo. Juan Manuel Iturbe, l'argentino di passaporto paraguayano che a Verona ha fatto vedere di avere le stimmate del campione, non ha osato rispondere secondo coscienza alla domanda che pendeva da qualche giorno dalle labbra del calcio italiano. Il nuovo acquisto della Roma, che l'ha strappato di sotto il naso dalla Juventus per una cifra vicina ai 29 milioni di euro, ha negato di aver prenotato un aereo per Torino quando si pensava che il suo arrivo in maglia bianconera fosse ormai cosa fatta. Uno scivolone che farà giurisprudenza. Sì, perché secondo La Stampa la prenotazione c'era, eccome. Lo dimostrerebbe un biglietto Lufthansa via Francoforte a nome di Iturbe Arvalos Juan Manuel. Proprio lui, non ci sono dubbi.

Tutto torna. Come si è detto e scritto più volte nel corso delle ultime settimane, Iturbe era a un passo, forse meno, dal diventare un giocatore della Juventus. Che avrebbe convinto il Verona a dire sì per 25 milioni di euro o poco meno più il cartellino di Fabio Quagliarella, poi passato al Torino. L'ex attaccante del Porto piaceva e convinceva anche Antonio Conte, che certo poco aveva gradito i passi indietro della società bianconera sui suoi obiettivi da copertina, vale a dire l'ex Barca Alexis Sanchez, volato a Londra sponda Arsenal alla corte di Arsene Wenger e il colombiano tutto pepe Juan Cuadrado, che la Fiorentina sarebbe disposta a cedere per non meno di 35-40 milioni. Andrea Agnelli si è messo di traverso per ragioni di cassa e Conte ha incassato il colpo perché altro non poteva fare. Non arrivano loro, ma arriva Iturbe, il compromesso che ha sciolto il malumore e rilanciato le attese dell'ormai ex tecnico della Vecchia Signora. Pronti e via e arriva l'acquazzone. La Juve si fa attendere e la Roma ne approfitta, presentando sotto il balcone di Giulietta la valigia che strappa l'okay della società scaligera. Iturbe diserta il check-in per Torino e cambia volo, destinazione capitale, mentre cinquecento chilometri più a Nord si consuma uno dei divorzi più fragorosi della storia del pallone tricolore.

Conte firma l'addio. “L'obbligo di vincere è faticoso”, dirà nel video che fa il giro del mondo in pochi minuti. Pavel Nedved, l'amico di tante battaglie fuori e dentro il campo, dal 2010 consigliere di amministrazione della Juventus, fa quadrato e respinge al mittente le ipotesi che propongono il tecnico ai ferri corti con la società per questioni di mercato. “Non aveva energie per continuare”, conferma il biondo che ha incantato il mondo. Altro che divergenze di vedute sui modi e sui tempi dei nuovi arrivi. Per Nedved, Conte era in riserva di entusiasmo e di forze fisiche, l'alfa e l'omega dei suoi trionfi in panchina. Eppure, c'è chi è pronto a giurare che al ritorno delle vacanze il titolare dell'ultimo filotto bianconero fosse tutt'altro che in deficit di vigore.

Aeroporto di Caselle, domenica 13. Verso ora di cena atterra con un po' di ritardo il volo partito da Brindisi alle 18,30. Conte è originario di quelle parti e anche quest'anno ha deciso di passare qualche giorno in vacanza con i suoi cari sulla sabbia di Porto Cesareo. Con lui sull'aereo, la moglie Elisabetta, la figlia Vittoria e il fratello Daniele. Lo riconoscono un po' tutti. L'ex capitano della Juve si presta alla benedizione urbi et orbi. Autografi, foto, sorrisi e strette di mano. Finché non si apparta in un angolo dell'aeroporto per parlare al telefono con un tono che sa di umore nero, anzi, nerissimo. Con il senno di poi, troppo facile pensare che abbia ricevuto la notizia della rinuncia bianconera a Iturbe. In realtà, tutto è possibile. Pure che abbia tuonato contro un conoscente per ragioni personali. Tuttavia, comunque lo si voglia leggere questo retroscena dimostra che due giorni prima di lasciare il timone della Juventus Conte non aveva smarrito la grinta e il furore dei giorni che furono. Lo ripeteva da mesi anche lui: vola solo chi osa farlo. A Torino, forse, non hanno capito.

Twitter: @dario_pelizzari

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