Conte, l'addio alla Juve (ma Capello lo stimava) e la calda estate 2004

Antonio non rinnovò e Fabio chiese all'ex capitano di diventare suo collaboratore ma la Juve pose il veto perchè Conte non era desiderato... - Moggi: "Polemica assurda" - il video dell'attacco di Conte

Conte e Capello – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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C'è stato un tempo in cui Conte e Capello si sono sfiorati e stimati. Amici mai, forse. Un tempo in cui il vecchio leone del centrocampo della Juventus guardava al tecnico come a un modello e l'allenatore era pronto ad aprirgli la sua scatola dei segreti. Inverno 2005, pochi mesi dopo il ritiro dal calcio giocato che per Conte aveva rappresentato una sorta di choc sentendosi lui ancora in grado di dare qualcosa di importante in campo. E' lo stesso Conte che lo racconta nell'autobiografia che mette in fila i suoi primi quarant'anni.

"Dopo quasi vent'anni in campo, è dura non trovarsi ai blocchi partenza della nuova stagione. Mi sento disorientato e allo stesso tempo pieno di energia. Non ho certo intenzione di ritirarmi a guardare le partite dal divano o di andare a commentarle in tv" ricoda. Ecco l'idea di cominciare a guardare alla panchina per un futuro da allenatore. Conte va a seguire un allenamento della Juventus di Capello ("è in atto una rivoluzione: nuove idee, nuovi metodi di allenamento, nuovi giocatori") e spiega a Fabio che sta per iscriversi al corso di Coverciano. Incassa la proposta di entrare nello staff bianconero e risponde senza pensarci: "Sarebbe un onore verrei di corsa". Non se ne fa nulla e le sliding doors si chiudono per sempre, dividendo due uomini dal carattere molto simile e che la vita ha messo in competizione seppure con anni di distanza.

Conte non diventa collaboratore di Capello a causa del veto della Juventus. Colpa del freddo addio di pochi mesi prima, quando a Torino sbarca Capello prende il posto di Lippi avviando una rifondazione che travolge anche l'ex capitano. Si è scritto che sia stato proprio Fabio a tagliare Antonio e che il disamore sia nato lì. Ricostruzione smentita da Luciano Moggi, punto di riferimento di quella Juventus, e dallo stesso Conte che ha sempre addossato al club la colpa di un addio coinciso poi con il saluto definitivo al calcio giocato.

Scrive Conte: "Sto per compiere 35 anni, ma sento di avere ancora benzina in corpo e la grinta che mi ha contraddistinto e che non mi è mai mancata. Insomma, un altro anno vorrei farlo... Quando torno a parlare con la dirigenza, però, scopro che la loro proposta è cambiata: confermano l'intenzione di esercitare l'opzione stabilita sul terzo anno, ma con un grosso taglio di ingaggio". Il dialogo che segue - e che Conte ricorda con nitidezza - è uno spaccato della Juve della Triade. Conte ricorda a Moggi la promessa fatta e Big Luciano risponde che "le cose cambiano e queste sono le nuove condizioni".

Non c'è nemmeno trattativa. Conte molla e lo fa con rammarico, pensando di "meritare più rispetto". E Capello? Per lui solo parole dolci e di stima: "Ero entusiasta di lavorare con lui, un vincente e un tipo tosto e diretto come me". Niente incontro, le strade si separano e così accade anche pochi mesi più tardi. Il destino li mette difronte in un altro passaggio fondamentale della carriera di Conte. E' la primavera 2006, la juve di Capello travolge il Siena di Gigi De Canio di cui Conte è il vice. Tre gol in 8 minuti che scatenano la contestazione del pubblico toscano e chiudono l'avventura a Siena. Tremila giorni più tardi la rivincita, almeno a parole. Eppure c'è stato un tempo in cui Fabio e Antonio si sono stimati. Amici mai.

 
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