Gli ultimi giorni di Conte: ecco quello che non è stato scritto

Il giallo del videocomunicato, le risposte nascoste dell'ex tecnico e la versione sui viaggi di Allegri tra Livorno, Milano e Torino. Così Panorama.it ricostruisce l'addio del mister

Antonio Conte – Credits: Epa

Giovanni Capuano

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Un video, due pranzi e una cena, la trattativa per chiudere il rapporto lavorativo con la Juventus e gli sms spediti da Marotta al cellulare di Allegri. Cosa è successo nelle ultime 48 ore di Conte a Vinovo? La Juventus ha davvero fatto di tutto per trattenere l’allenatore dei tre scudetti, come detto da Marotta? Conte è un allenatore stanco e demotivato o questa è semplicemente la versione qualcuno ha interesse a mettere in circolo? Non tutto torna nel racconto dell’addio di Antonio alla Juventus. Tempi, parole, sfumature e ricostruzioni che paiono logiche solo a prima vista, ma nascondono dubbi e domande irrisolte. Difficile ottenere conferme nel muro di silenzio che oggi – e chissà per quanto tempo – circonda la vicenda. Però non tutto è sepolto sotto l’accordo bilaterale di mantenere il riserbo assoluto sui documenti della rescissione consensuale del contratto che ancora legava Conte alla Juventus fino al 30 giugno 2015.

IL VIDEOCOMUNICATO CONCORDATO – L’intervista pubblicata dal canale tematico della Juventus dura 3’44’’. E’ stata concordata dalla società e dall’entourage che ha accompagnato Conte nella definizione della rescissione. Domande e risposte. Nulla è lasciato al caso e in quel video entrambe le parti inseriscono i messaggi che vogliono lanciare all’esterno. C’è una curiosità: si tratta di una registrazione apparentemente ‘integrale’ (cioè senza alcuni intervento di post produzione) con una sola eccezione, un’immagine di Conte in primo piano inserita a coprire la domanda che il giornalista di JTV pone sull’ipotesi del futuro in nazionale. Non tutto è andato liscio alla prima, par di capire. E siccome anche le sfumature di quel messaggio sono state studiate per non essere lasciate al caso è un dettaglio che pesa.

“CHI HA DIMOSTRATO DI ESSERE UN VINCENTE SOPPORTA FATICA E PRESSIONI” – Nel video c’è tutto. Le domande le fa la Juventus e le risposte le dà Conte. Il primo messaggio è che il club vuole che sia chiaro all’esterno che la scelta di chiudere è del tecnico. Conte ci mette la faccia e parla del “percorso” e delle “percezioni”. Dice “ho maturato” e non “abbiamo”. Conferma in maniera esplicita, però, che non si è trattato di un fulmine a ciel sereno. Il passaggio centrale, però, è un altro. La Juventus chiede a Conte di paragonare la pressione che si subisce a Torino con quella che avrebbe potuto subire in altri club. Conte abbozza, spiega che “forse” essere in una società come la Juve può portare “più fatica” ma, soprattutto, precisa: “Chi dimostra e ha dimostrato di essere un vincente sopporta benissimo la fatica e le pressioni che ne conseguono”. E’ la verità di Antonio Conte, che non ci sta a passare per demotivato, stanco e stressato. Un’etichetta impossibile da digerire per uno come lui, feroce sul lavoro prima di tutto con se stesso e che con i suoi è stato motivatore eccezionale.

C’ERA UNA VOLTA IL FERGUSON ITALIANO – La verità è che il rapporto tra Conte e la Juventus era finito a maggio. Le frasi del tecnico, a tratti sprezzanti e di sicuro non apprezzate da Agnelli e dai vertici della società, segnavano già un punto di non ritorno. C’era, però, la pressione della piazza e la separazione non si è consumata quando sarebbe stata naturale, anche per il timore che Conte finisse su un’altra panchina dal momento che il leccese – per nulla stanco, demotivato e stressato – aveva detto in maniera chiara che non sarebbe stato fermo. Conte sarebbe rimasto volentieri alla Juventus ed era pronto a sposarne un progetto a patto che fosse vincente. Avrebbe anche fatto volentieri il ‘Ferguson bianconero’, figura però incompatibile in un club in cui rinnovi e trattative negli ultimi mesi sono stati avviati e chiusi senza che l’allenatore presunto manager ne fosse pienamente coinvolto. Le mosse di mercato di queste settimane e la prospettiva di perdere almeno un big hanno fatto il resto. Progetti e obiettivi divergenti.

IL GIALLO DELL’SMS AD ALLEGRI – Quello che risulta a Panorama.it è che Massimiliano Allegri fosse a Milano nella giornata di martedì. Ha pranzato all’Osteria del Corso insieme all’avvocato Rodella e cenato al Principe di Savoia con Alessandro Moggi, Leonardi e Cosentino. Sereno, rilassato, vestito con una camicia blu scura. Smentiti i retroscena pubblicati da molti giornali che parlavano di un Allegri raggiunto dalla chiamata di Marotta mentre da Livorno saliva a Milano martedì pomeriggio con immediato cambio di itinerario. Una piccola bugia che nasconde, forse, una scomoda verità: nelle 36 ore tra il pranzo di lunedì (in cui Conte ha comunicato la volontà di andarsene) e le ore 20 di martedì (quando è stato pubblicato il video) si sono trattati i dettagli del divorzio e i tentativi di trattenerlo non sono stati così pressanti come viene, invece, raccontato a una piazza choccata per l’addio all’amato tecnico. Che le basi per l’accordo con Allegri fossero già state messe a maggio, poi, non è un mistero.

UNA JUVE CONTE-INDIPENDENTE – Il resto è storia nota. In mezzo ai ringraziamenti di rito, la Juventus ha lasciato intendere di essere pronta a voltare pagina con rapidità. Siccome le parole hanno un peso, bastava leggere la lettera di Andrea Agnelli, che poi ha scelto di tacere non presentandosi in conferenza stampa al fianco di Allegri. “Sentimenti e ragioni personali” scrive Agnelli, formula che scarica su Conte il peso della scelta. E poi: “Si riparte da zero… Ma questa società è dotata oggi di un gruppo dirigente giovane, preparato e coeso che in questi anni ha saputo trovare l’ambizione e la determinazione per conquistare ogni traguardo”. Non ha vinto solo Conte, insomma. Il resto l’hanno fatto Marotta e Allegri nelle prime dichiarazioni: si può continuare a fare bene, la strategia della società e oculata e la Juventus deve stare nelle prime otto squadre d’Europa. Il punto dolente di Conte. Appunto.

LA DOMANDA SULLA NAZIONALE – E’ l’ultimo giallo del video d’addio di Conte. La domanda l’ha inserita la Juventus, apparentemente fuori contesto. La risposta è dell’allenatore e non è una porta chiusa. Il club dà via libera all’allenatore (e in fondo preferirebbe questa soluzione a un'altra società concorrente in Italia o Europa), lui prende tempo. Una cosa deve essere chiara: Conte non se n’è andato per questioni di soldi, così come non aveva fatto a Bari, lasciando sul tavolo un contratto da 800.000 euro, o Bergamo. Non è stanco né demotivato. Se tra due settimane il nuovo presidente federale lo chiamasse, valuterebbe la proposta ragionando sugli aspetti tecnici più che su quelli economici.

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