Confederations Cup: Italia alla prova Giappone

Nella notte (fischio d'inizio alle ore 24) andrà in scena la seconda partita degli azzurri. Prandelli suona la carica e avverte il gruppo: "Sono una squadra molto pericolosa". E' il terzo confronto tra le due nazionali

Novembre 2001, il duello tra Doni e Nakata (Credits: ANSA-REUTERS / Eriko Sugita / PAL)

Dario Pelizzari

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La prima volta fu una passeggiata, forse meno. Italia e Giappone si incontrarono a Berlino il 7 agosto del 1936, in occasione dell'11a edizione dei Giochi Olimpici. Finì 8-0 per gli azzurri guidati dal commissario unico Vittorio Pozzo. Carlo Biagi, centrocampista del Pisa alla seconda presenza con la maglia della Nazionale, calò il poker. Quattro gol, entusiasmo alle stelle e una voglia grande così di arrivare fino in fondo alla competizione. Detto, fatto. Una settimana più tardi, l'Italia avrà la meglio in finale sull'Austria ai tempi supplementari. Italia ancora sul tetto del mondo dopo il Mondiale del '34 e prima del bis del '38. Biagi medaglia d'oro. Re per un torneo. 

La seconda volta fu gara vera. O quasi. Il 7 novembre del 2001 le due rappresentative si diedero appuntamento allo stadio di Saitama, capoluogo dell'omonima prefettura, una delle più popolose del Giappone. In ballo, poco o nulla. Era un'amichevole, ma non di quelle da sbadigli. Per l'Italia, scesero in campo dal primo minuto i titolari. Giovanni Trapattoni, come è noto, bada alla sostanza e non è solito fare brutte figure. Da Buffon a Cannavaro, da Zambrotta a Totti, fino a Del Piero e Inzaghi. Si faceva sul serio, questo è certo. Anche nella squadra del Sol Levante, che poteva contare sull'esperienza e sul talento, tra gli altri, degli "italiani" Nakata (Perugia, Roma, Parma, Bologna e Fiorentina) e Yanagisawa (Sampdoria e Messina). Aprì le danze proprio quest'ultimo. Al decimo del primo tempo. Pareggiò Doni quaranta minuti più tardi. Fu gara vera. Senza alcun dubbio. 

La terza volta sarà la più importante. Perché in Brasile si gioca per il passaggio alle semifinali della Confederations Cup. Se l'Italia vince, guadagna il tagliando per il turno successivo con una partita di anticipo. Se perde, saranno brividi e guai. Perché azzurri e Samurai blue si troverebbero a pari punti dopo due incontri, con la differenza, tutt'altro che trascurabile, che nell'ultima gara del girone il Giappone dovrebbe vedersela con il modesto Messico, mentre l'Italia con il Brasile dei fuoriclasse. Altro che passeggiata. 

Scambio di cortesie tra colleghi che si conoscono piuttosto bene. Ha iniziato Cesare Prandelli a rendere merito al grande lavoro di Alberto Zaccheroni, dall'agosto del 2010 sulla panchina dei nipponici. "Il Giappone è una squadra molto pericolosa - ha detto alla vigilia della sfida il ct degli azzurri - che ci proporrà tematiche diverse rispetto al Messico. Ha un ottimo allenatore e giocatori di grande applicazione, di cui Zaccheroni sa sfruttare al meglio le caratteristiche, allo stesso tempo dando un grande equilibrio all'assetto in campo. E' un mix molto interessante". Poi, è stata la volta di Zac. "Siamo coscienti che l'Italia ci è superiore nel ranking. Assieme alla Spagna ha il centrocampo più forte del mondo. Prandelli ha svolto un grande lavoro". Il cerchio che si chiude. Prandelli e Zaccheroni, quando la stima è di casa. 

Prandelli giocherà con lo stesso modulo usato nella gara contro il Messico (4-3-2-1), ma proporrà due novità: Aquilani per Marchisio e Maggio per Abate. Il Giappone visto con il Brasile nella partita d'esordio (asiatici sconfitti 3-0) non è che la brutta copia di quello che tanto bene ha fatto negli ultimi mesi. Stasera, Zaccheroni punterà tutto sulle due grandi qualità della sua squadra: velocità e dinamismo. Per questo, Prandelli ha deciso di correre ai ripari e di buttare nella mischia due giocatori freschi e in grado di garantire le contromisure necessarie. Le stelle del Sol Levante si chiamano oggi Honda (Cska Mosca), Nagatomo (Inter), Kagawa (Manchester United) e Okazaki (Stoccarda). La prima volta fu una passeggiata, la terza sarà quasi certamente un duello all'Ok Corral. 

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