Calcio

La rivincita di Commisso, l'ex paisà che lavora "fast, fast, fast"

Padrone della Fiorentina, accolto nel calcio con scetticismo per origini e patrimonio. Il progetto da 70 milioni del nuovo centro sportivo

rocco commisso fiorentina

Giovanni Capuano

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Rocco Commisso è diventato proprietario e presidente della Fiorentina il 6 giugno 2019. Ci ha messo 5 mesi e 22 giorni per arrivare a presentare il progetto del nuovo centro sportivo della società, un gioiellino da 70 milioni di euro con terreno già acquistato (10 milioni di euro) nel comune di Bagno a Ripoli e lavori previsti a partire dal settembre 2020.

Cinque mesi e 22 giorni comprese le ferie e le festività. "Fast, fast, fast", come piace dire a lui, con quella parlata anglo-calabrese che gli ha procurato più di qualche ironia da quando si è affacciato sul palcoscenico del calcio italiano. Non la scorsa primavera, chiudendo l'era della famiglia Della Valle a Firenze, ma addirittura un anno prima nel tentativo poi fallito di prendersi il Milan cinese.

Commisso il paisà, il calabrese emigrato a far fortuna, l'uomo che sì aveva fondato un impero delle comunicazioni (Mediacom) e aveva nel suo portafoglio anche i mitici Cosmos ma in fondo non sembrava avere il profilo adatto per sedersi al tavolo dei grandi del pallone. Critiche taglienti, qualche volta definitive.

Era stato definito, ad esempio, l'uomo d'affari più indebitato d'America per via dei 2,3 miliardi di dollari di esposizione con cui aveva scelto di finanziare le sue attività. Ricco ma non ricchissimo, insomma. Un self made man con il capriccio di tornare a casa dopo aver fatto fortuna partendo da zero.

Sei mesi dopo (scarsi) Commisso ha spazzato via tutto: giudizi e pregiudizi. E' entrato come un ciclone nella storia recente e contemporanea della Fiorentina, ha bloccato la cessione del gioiellino Chiesa per rispettare una promessa fatta ai tifosi, preso Ribery con il suo carico di carisma e titoli, fatto il boom di abbonamenti e riscritto da zero tutti i dossier che da anni giacevano dimenticati sui tavoli della politica fiorentina.

Per il centro sportivo ha guardato, scelto, acquistato e progettato. E 70 milioni di euro per un club che ne fattura poco più di cento sono un passo storico e importante oltre che una svolta che consentirà di dotarsi di un valore e crescere nel tempo. 

E poi la partita del nuovo stadio. Non si può sistemare in maniera funzionale il vecchio Franchi per i vincoli della Soprintendenza? Avanti con un'idea diversa. E la voglia di fare "fast, fast, fast", cioé con la massima velocità, provando a non restare impigliato nei tatticismi della burocrazia nostrana, quella che - secondo i dati di un recente report Uefa - ci ha condannato ad essere riusciti a inaugurare negli ultimi dieci anni solo 2 dei 159 nuovi stadi costruiti in Europa. Due su centocinquantanove.

Commisso ha messo il suo uomo di fiducia a capo del progetto e si è posto con franchezza davanti al sindaco di Firenze in modo da non lasciare nulla di interpretabile su obiettivi, tempi e investimenti. Non ha ancora portato a casa il risultato, ma certamente ha costretto anche gli interlocutori a cambiare modo di pensare. Commisso non è più il paisà calabrese che si mette a suonare il pianoforte, parla della sua infanzia e si commuove anche all'idea di essere tornato in Italia. Se riuscirà a imporre il suo stile andando fino in fondo ai progetti messi sul tavolo avrà vinto la partita più importante e dato una grande lezione a un sistema storicamente in ritardo e maestro nell'arte di fermarsi a rendering e plastici senza arrivare alla prima pietra.

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