Calcio

Ecco come sarà (anche in Tv) la serie A del futuro

Calendario ancora più spezzettato, big-match nel primo pomeriggio (per le dirette in Cina), rating per stadi e bilanci: tutto dal 2018

Giovanni Capuano

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E' una vera e propria rivoluzione quella che attende i tifosi di calcio nei prossimi anni. Non solo la nuova Champions League disegnata dalla Uefa, con più spazio per i grandi club e meno per i paesi emergenti, ma una serie di cambiamenti che toccheranno da vicino anche le abitudini degli appassionati italiani. E che completeranno il processo di riforme iniziato ormai vent'anni fa, cercando di colmare il gap tra la serie A e gli altri campionati europei. La Premier League, con i suoi 4 miliardi di euro di introiti all'anno solo dalle tv, è inarrivabile nel breve periodo ma con Liga, Bundesliga e Ligue1 la partita à aperta.

Orari delle partite, calendari, spazi televisivi e offerta di intrattenimento, stadi e bilanci delle società: se tutto sarà portato a compimento nell'arco di qualche anno ci sarà una serie A profondamente differente da quella di oggi. Un torneo, si spera, capace di far tesoro degli errori del recente passato e di guardare al futuro con maggiore competitività, anche se il ritardo - soprattutto infrastrutturale - è notevole e non semplice da colmare in un periodo di depressione economica.

Come cambieranno i calendari dal 2018

La base di tutto (motore anche dei cambiamenti maggiori) sarà l'asta per i diritti tv della serie A nel triennio 2018-2021. Manca ancora qualche mese e la Lega attende di conoscere il destino di Mediaset Premium, pronta a una soluzione interna per fare concorrenza a Sky altrimenti monopolista, però le linee guida si vanno tracciando. Il principio di fondo è doppio: salvaguardare delle vere e proprie esclusive (non più come adesso) e spalmare il prodotto andando ad accontentare le potenziali audience straniere.

Allo studio una suddivisione degli orari di gara in fasce diversificate, dalle 15 (o 14) del sabato alle 20,45 del lunedì. In Spagna si possono giocare anche 10 gare in 10 orari differenti, in Italia si punta a coprire tutto il week end riservando al tradizionale appuntamento della domenica pomeriggio al massimo 4 partite. E in quella fascia, così come accade in Inghilterra, scatterebbe il divieto di trasmissione in diretta di qualsiasi evento calcistico così da invogliare il pubblico a tornare negli stadi.

Big match non in notturna per le tv asiatiche

La seconda rivoluzione sarà culturale. Dovremo abituarci ai big match non in notturna ma nelle fasce del primo pomeriggio così da favorire la visione nei paesi asiatici e particolarmente in Cina. L'Inghilterra lo fa da anni, la Spagna si sta adeguando e noi ci arriveremo come al solito in ritardo, ma obbligati anche dai soldi che stanno arrivando da quei luoghi nel nostro calcio. La finestra più appetibile - come nel 2013 aveva chiesto con forza Thohir - è quella del sabato pomeriggio, anche se ci sarà da vincere la concorrenza del torneo inglese.

I diritti tv, come ha anticipato il nuovo capo di Infront Luigi De Siervo, saranno ceduti all'estero con modalità differenti rispetto al passato e non necessariamente passando per un gestore unico come nel caso di MP&Silva. Così si punta ad aumentare sensibilmente i ricavi, considerando che la Liga incassa da questa voce 517 milioni di euro contro i nostri 185. Potenza di Messi e Ronaldo, ma non solo...

Stadi nuovi oppure niente serie A

Poi si arriva al tema delle strutture. Come ha fatto notare il presidente Figc, Carlo Tavecchio, in Italia al momento ci sono solo tre stadi di proprietà (Juventus, Udinese e Sassuolo) e 3 impianti top class contro i 12 della Francia, i 15 dell'Inghilterra e i 21 della Germania. Immaginare di arrivare a quei numeri in poco tempo è pura illusione, però l'idea è di non andare avanti molto con la situazione attuale che vive, spesso, di deroghe e stadi non all'altezza.

L'impianto potrebbe entrare a far parte di una serie di parametri di valutazione per assegnare ad ogni club un rating e con quello accettare o meno il verdetto del campo. Non è detto che in futuro sia sufficiente essersi guadagnati una promozione per poter accedere alla massima serie A. E piccole (o grandi) modifiche sono allo studio anche per valorizzare la sinora scarsa presenza di pubblico negli stadi. Avete presente le comparse? Ecco, potrebbe esserci un sistema di posizionamento a favore di telecamera per chi va allo stadio.

Il fair play finanziario Figc e i nuovi investitori

Infine c'è il tema della credibilità del sistema, messa a dura prova nel recente passato da vicende come quella del Parma. La Figc ha già varato un pacchetto di norme che stanno per diventare operative e che disegnano una sorta di fair play finanziario italiano sul modello Uefa; qualche effetto si sta già vedendo, ma il grosso deve ancora arrivare. Tutto confluirebbe nel famoso rating che Tavecchio vuole creare e che riguarda anche parametri economici e finanziari come sostenibilità dei debiti, incassi, solvibilità e così via.

L'arrivo di capitali cinesi è certamente un'opportunità, ma chiama in causa un altro dei doveri della Federcalcio e cioé accertarsi la provenienza dei soldi e la solidità di chi compra i club. Il primo banco di prova è Milano, poi potrebbe toccare a Palermo: Tavecchio ha già incontrato Suning e vigilerà sul fondo che sta per acquisire il Milan. Oltre il 10% di quote prese ci sono (sarebbero) obblighi di trasparenza e certificazione di onorabilità. In Inghilterra hanno fatto la guerra a Cellino che voleva il Leeds: la rivoluzione si misurerà anche dalla capacità di non chiudere gli occhi e girarsi dall'altra parte.

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