Calcio

Platini cambia il fair play Uefa (e potrebbe anche essere retroattivo)

Il 30 giugno le nuove regole: via libera ai nuovi investitori senza limiti di spese. Novità in vigore già dal 2013-2014?

UEFA Champions League draw

Giovanni Capuano

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Non c'è alcun collegamento diretto con la sentenza del Tribunale di primo grado di Bruxelles che ha messo in dubbio l'applicazione della 'break-even rule', ma è il punto d'arrivo di un lavoro che va avanti da mesi e che porterà a una modifica profonda delle regole del fair play finanziario dell'Uefa. Non per sconfessarlo, visto che Platini rivendica con orgoglio i risultati ottenuti nella lotta a limitare l'indebitamento delle società di calcio europeo, ma per renderlo più flessibile e aprirlo agli investitori stranieri. A Nyon e in giro per l'Europa si sono accorti, infatti, che il regime attuale di regole sta causando come conseguenza collaterale il congelamento delle attuali posizioni tra i top club: un'oligarchia di 5-6 società e squadre già ricche e che sono diventate vere e proprie multinazionali potendo godere della certezza dei ricavi ricchissimi della Champions, investire e continuare a moltiplicare i fatturati mentre le altre, rimaste indietro, non possono fare nulla per colmare il gap. Tutto in linea con il principio del poter spendere non più di quanto si incassa.

Chi l'ha fatto e si è inserito nel circolo virtuoso, come il Psg e il Manchester City degli emiri, ha dovuto forzare e aggirare le norme finendo sulla lista nera dell'Uefa. Dal 1° luglio, però, le cose cambieranno. Il percorso di lavoro tra Eca (associazione dei club più potenti) e Uefa è quasi concluso e porterà sul tavolo del Comitato Esecutivo in programma a Praga il 29 e 30 giugno una riforma del fair play finanziario che assomiglia a una rivoluzione. Per i nuovi investitori che entreranno nel calcio europeo sarà previsto un periodo di start-up da 2 a 5 anni (il termine verrà definito dal Comitato) nel quale poter investire sulle squadre in deroga ai limiti del fair play. Quanto? La versione che circola prevede libertà assoluta di spesa con l'unico vincolo di aver presentato un business plan, garantire la capitalizzazione della società con proprie risorse e, al termine del periodo di lancio, di essere in grado di allinearsi alla normativa Uefa.

Per provare a tradurre tutto in esempio concreto, il Psg che in questi anni è stato combattuto sarebbe un esempio virtuoso di progetto economico. Quando nel 2010 Al Thani lo ha rilevato con la Qatar Sports Investments, fatturava intorno ai 100 milioni di euro che ora sono diventati 474 (bilancio chiuso il 30 giugno 2014) e, nel piano della proprietà, si spingerà fino a 540 entro il 2017. Soldi in gran parte provenienti dallo stesso Qatar attraverso discusse sponsorizzazioni, ma anche da un esplosione delle altre voci in ingresso come i ricavi da stadio (+150%) e i diritti tv.

Con il nuovo fair play tutto si potrà fare alla luce del sole. La riforma interessa da vicino anche chi oggi sta trattando l'ingresso di nuovi capitali come il Milan. Nelle norme sarà previsto che il periodo di start-up valga per qualunque club sia coinvolto in un'operazione con investitori non necessariamente di maggioranza e cambiando la governance della società, ma col vincolo che la nuova partecipazione sia "significativa" e non semplicemente una partita di giro per evitare le sanzioni.

La novità è che il ffp riformato potrebbe anche estendersi in senso retroattivo, legalizzando almeno l'ultima stagione e facendo una nuova fotografia economica del calcio europeo al 2013-2014. Sarebbe un modo per evitare una beffa a chi ha messo soldi freschi nel sistema prima del 30 giugno e rischia di scontrarsi con la rigidità delle vecchie norme. Su questo tema si consumerà l'ultima mediazione tra i club e Platini.

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