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Calciomercato boom, la Cina ci ripensa? Tetto agli stipendi delle star

Il Governo cinese preoccupato per la fuga di capitali. Arrivano le norme per evitare spese folli dietro al pallone

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Giovanni Capuano

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La Cina padrona del calciomercato mondiale non piace a Pechino e non solo al calcio europeo. Dopo settimane di spese folli, ingaggi da top player e battage mediatico - ad esempio l'ipotesi di offerte incredibili per Ronaldo e Aubameyang - ecco arrivare il primo stop direttamente dal Governo cinese. Un comunicato dell'Amministrazione Generale dello sport nel quale si preannuncia una stretta sugli investimenti "irrazionali" nel mondo del football.

Il riferimento diretto è ai milioni spesi per portare nella China Super League le star europee e agli ingaggi riconosciuti, spesso fuori mercato come nel caso dell'argentino Tevez strappato così al Boca Juniors. I club dovranno cercare di limitarsi inseguendo un equilibrio di bilancio che fin qui è mancato. Vietati accordi sotto banco e controllo stretto sulle operazioni. Chi bara e viene pescato, rischia sanzioni sino all'esclusione dalle manifestazioni.

La stretta cinese e i timori del calcio europeo

La stretta cinese viene annunciata nel mezzo della finestra invernale di mercato, con i club europei impegnati a monetizzare eventuali esuberi - spedendoli a Pechino e dintorni - e, allo stesso tempo, preoccupati per la concorrenza senza freni del nuovo mercato. Nelle scorse settimane Panorama aveva anticipato la necessità di un fair play finanziario globale per evitare disparità di trattamento: ora potrebbe essere il Governo a fare per prima il passo.

Il comunicato dell'Amministrazione Generale dello sport cinese era stato preceduto da una mossa simile sugli investimenti in club all'estero. Anche la vicenda delle autorizzazioni difficili per il closing Milan dimostra che il vento sta cambiando: Ricchi sì, ma senza la voglia di gettare al vento i propri soldi magrado il presidente Xi Jinping abbia chiesto di sviluppare il calcio per rendere la Cina una super potenza mondiale entro il 2030.

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