Chiambretti: "Auguri Ogbonna, meno male che c'è Glik"

Il popolare personaggio televisivo, granata doc, dice la sua sul trasferimento del calciatore dal Torino alla Juventus

Ogbonna alle prese con Mario Balotelli (Credits: Valerio Pennicino/Getty Images)

Dario Pelizzari

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Angelo Ogbonna ha fatto il salto. Da oggi pomeriggio sarà un giocatore della Juventus. Lui, che ha difeso la maglia del Torino da quando era un ragazzino e che però non le aveva mai giurato amore eterno. Ogbonna il capitano. Ogbonna la promessa divenuta realtà. Ogbonna la ragione d'orgoglio, pura e inossidabile. In un amen, si è compiuta la trasfigurazione. Ogbonna oggi è il traditore, "Gobbonna" come l'ha già definito qualcuno sui forum frequentati dai sostenitori di fede granata. Dopo settimane di incontri e rinvii, le due società hanno trovato l'accordo. Ogbonna vestirà il bianconero in cambio di 12 milioni di euro più bonus. Lacrime e sorrisi, è già tempo di bilanci. Anche per Piero Chiambretti, tifoso granata doc grazie a Gigi Meroni, il numero 7 che si divertiva a fare impazzire i difensori avversari. 

Chiambretti, che effetto le fa la notizia di Ogbonna alla Juve?

Be', diciamo che l'effetto non è di quelli più soavi. Perché Angelino è nato nel Torino e fa pure rima. E' stato un ragazzo delizioso, è stato capitano, è cresciuto nel Toro fino a diventare un campione vero. E' pure arrivato alla Nazionale, sempre con la maglia del Torino. Questo divorzio, peraltro annunciato da quasi due anni, ha creato un po' di malumore, certo, ma non così tanto quanto si sarebbe potuto immaginare. Evidentemente, qualcosa si era già rotto tra la tifoseria granata e Angelo, o forse non era addirittura mai nato. Forse perché l'eleganza in campo di Ogbonna si specchiava pure nelle sue dichiarazioni. Con la stampa, è sempre stato molto distinto, molto distaccato. Ma per una forma, ripeto, di eleganza. non certo per mancanza di passione. Questo però è stato probabilmente tradotto dai tifosi come una mancanza di quel tremendismo tipico dei gladiatori granata. 

Tremendismo che fa sì che quando uno di questi va via succeda la rivoluzione. Cosa che con Angelo non è successa. Anche perché, molto astutamente il presidente Urbano Cairo ha fatto capire che la vendita del giocatore avrebbe permesso di costruire del liquido utile per acquistare un numero importante di rinforzi. Considerando che dietro a Ogbonna c'è un certo Rodriguez, un calciatore comprato ai saldi che si è rivelato invece un gladiatore di prima fascia, anche quando si è trattato di sostituire Angelo, e che grazie alla cessione di quest'ultimo il Toro ha incassato un bel po' di denaro, direi che l'effetto euchessina c'è stato e ha funzionato davvero. I tifosi granata l'hanno mandato a quel paese dieci minuti, pronti a dimenticarlo molto rapidamente. Non sarebbe successa la stessa cosa per altri giocatori magari meno talentuosi, come Glik, che invece ha dimostrato nell'ardore, nella convinzione e nel tremendismo con il quale gioca a pallone di essere da Toro. Ecco, qual è il problema. L'atteggiamento elegante nel calcio non premia. 

Nel caso di Glik, probabilmente, il disagio sarebbe stato comune considerando come è andata nelle ultime stracittadine...

Credo che l'avrebbero avuto tutti. E' vero, Glik ha dato segni, diciamo così, di squilibrio nel derby, ma pure segnali di grande attaccamento alla nostra squadra. Soprattutto, contro la rivale di sempre. Sì, penso che nel caso di Glik lo scambio incrociato avrebbe costituito un grosso problema per entrambe le società. Al contrario di come è andata per Ogbonna. Mi risulta infatti che, al di là di qualche sfottò nell'albergo del raduno del Torino, i tifosi granata abbiano digerito bene il trasferimento di Angelino ai cugini. E poi non dobbiamo dimenticare che nell'affare abbiamo preso Ciro Immobile, un fior di giocatore. Diciamo che ci hanno guadagnato tutti, via. 

A proposito di scambi. Come ha letto lei lo scambio di cortesie (e di maglia) tra Ogbonna e Marchisio prima e dopo il derby dello scorso anno?

Sono bravi ragazzi. Sono gesti che non vanno stigmatizzati, ma presi ad esempio. Marchisio è un giocatore che vive per la Juventus. E' di Torino. E' un ragazzo per bene, lo chiamano il Principino. La stessa cosa si potrebbe dire per Ogbonna. Le persone si trovano. Caratteri simili, spesso si attirano. E questo non solo nel calcio, anche nel quotidiano. Lo scambio di maglia tra i due giocatori è stata la dimostrazione di una stima reciproca. Non credo che fosse già il segno di una complicità che avrebbe poi portato Angelo sull'altra sponda. 

Felice Ogbonna, felice la Juve, felice pure il presidente Cairo. Comprato per tremila euro dal Cassino nel 2002, Ogbonna è stato rivenduto alla Juve per 12 milioni di euro più bonus. Un affare da leccarsi i baffi...

Visti i prezzi, viste le cifre, si può dire che l'affare Cairo l'abbia fatto. Anche se Ogbonna se l'è trovato in casa, perché era già stato acquistato dalla gestione precedente. L'affare l'ha fatto quindi nel venderlo, non nel comprarlo. Per questo, dobbiamo ringraziare il nostro direttore generale Antonio Comi, la persona che traghettò Ogbonna dal Cassino al Torino per una cifra irrisoria. Proprio così, nel calcio succede anche che qualcuno guadagni. Pochi, per carità, ma tra loro c'è sicuramente Urbano Cairo...

Va interpretata con il sorriso?

Direi che Cairo è un imprenditore con i fiocchi, perché al di là di alti e bassi che le sue campagne acquisti hanno sempre mostrato c'è da dire che il Torino è una squadra che paga gli stipendi, sta nei bilanci e non fa i passi più lunghi delle gambe. Quindi, onore al merito del presidente. Poi, è chiaro che da tifoso vorrei che Cairo fosse più alto di un metro così gli si allunga anche il braccio e non fa il braccino del tennista, ma questo è il solito discorso del tifoso un po' cieco che vorrebbe nella sua squadra Messi, Ronaldo, Robben e anche Skaramakay, ma purtroppo non è possibile. Ciò detto, quest'anno mi sembra che per la prima volta il Torino abbia fatto una campagna importante. Ha comprato dei giocatori, quindi ha dei calciatori di proprietà e questo cambia il valore della scatola nell'ottica di una futura vendita. Perché un conto è vendere un blasone, due coppe, una bandiera e una curva. Un conto è invece vendere tutto questo più dei giocatori. Fino a ieri, si poteva vendere solo il pullman. 

Pasquale Bruno, parlando della sua esperienza in maglia granata, ha detto: "E' proprio vero che il Toro ti entra nell'anima e non va più via". Altri tempi o altri uomini?

I tempi, pur cambiando, mantengono degli snodi uguali un po' per tutti. Bruno è stato per noi non "O' animale", ma la trasposizione sul campo della passione della curva. E non ci sono purtroppo molti giocatori come lui. Tuttavia, quando arriva il giocatore giusto, non esiste una data o una carta d'identità. Se arrivassero oggi due Pasquale Bruno, per capirci, si ricostituirebbe immediatamente quel feeling e quella magia che invece spesso non c'è perché mancano i temperamenti. Se Gattuso fosse venuto al Torino, sarebbe stato probabilmente un Pasquale Bruno. 

E allora, tanti saluti Ogbonna, senza rancore...

Sì, in bocca al lupo Angelo, è un mio amico e un ragazzo perbene. Con Barzagli e Chiellini al fianco probabilmente crescerà ancora. Spero che vada forte. Chiaro, tranne due volte all'anno...

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