Chi investe nella serie A? Sceicchi e cinesi con i soldi (del Monopoli)

Lo sceicco che vuole la Roma manterrà le promesse? Alcuni dicono che viva a Perugia in un bilocale. E dove sono finiti i cinesi che dovevano arricchire l'Inter?

Il presidente dell'Inter Massimo Moratti e Meng Fengchao della Crcc, gli investitori cinesi spariti nel nulla (Ansa)

Matteo Politanò

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A Roma aspettano la verità. Oggi scade il termine per dare un seguito all'accordo preliminare del 22 febbraio tra la Roma e lo sceicco Adnan Aref al Qaddumi al Shtewi, ricco emirato (teoricamente) pronto a rilevare un pacchetto azionario importante del club. Un accordo messo nero su bianco ma che prevedeva il pagamento del prezzo entro il 14 di marzo, ultimatum che arriva dopo un periodo di forti dubbi sulla reale potenza economica dello sceicco. Dubbi che hanno convinto la Procura di Roma ad aprire un fascicolo per fare chiarezza sulla vicenda. I particolari emersi hanno confermato le perplessità: al Shtewi vive da anni in Italia, a Perugia, ha una moglie impiegata e un figlio appuntato dei Carabinieri. Al contrario di quanto si era detto dopo le prime voci sull'acquisto della Roma non possiede un castello bensì un semplice bilocale. "La casa fuori Perugia? Due camere e una cucina? Ma se è una casa su due piani. Quante bugie ma vedrete. Prenderò la Roma". I tifosi giallorossi aspettano sempre più scettici.

E mentre in Premier League e Ligue 1 arrivano i fiumi di euro dello sceicco Mansour e della Qatar Investment l'Italia si deve accontentare di voci e personaggi dal patrimonio dubbio o da dubbi che valgono un patrimonio. L'esempio è l'arrivo all'Inter degli investitori asiatici: trattativa che avrebbe dovuto portare alla cessione del 15% del club con la partecipazione della China Railway Construction Corporation (Crcc) e il progetto di costruzione del nuovo stadio. Dallo scorso agosto, quando l'accordo è stato annunciato, nessun investitore dagli occhi a mandorla è stato visto dalle parti di via Durini durante le riunioni del cda nerazzurro. Già nei giorni immediatamente seguenti l'annuncio si era iniziato a capire che qualcosa non stava andando per il verso giusto. L'annunciata firma delle carte e il conseguente investimento di 55 milioni di euro continuava a slittare e già il 2 agosto era arrivata la secca smentita della China Railway, la sesta azienda di costruzioni al mondo, attraverso la Borsa di Shangai: "Non abbiamo mai avviato trattative per l'acquisto di quote dell'Inter".

Doccia fredda alla quale seguono voci e teorie sulle motivazioni del mancato accordo. I tre uomini che avrebbero dovuto essere inseriti nel cda, la Signora Kamchi Li, il Signor Kenneth Huang e il Signor Fabrizio Rindi, non arrivano mai a Milano e da fonti cinesi si fa spazio la voce che la China Railway abbia preferito far saltare l'accordo dopo la poco professionalità dimostrata dall'Inter dando un annuncio ufficiale prima delle firme definitive. Quel che è non lascia dubbi è la legge cinese: le aziende pubbliche cinesi come la Crcc non possono effettuare investimenti con privati all'estero. All'Inter è imbarazzo e Massimo Moratti parla il 29 ottobre: "Ci sono lungaggini burocratiche, ma per Natale suppongo che ufficializzeremo l'accordo". Nessuna lungaggine, la verità è che i cinesi ci hanno ripensato e non vedono reali margini di investimento anche per la vicenda dello stadio che non ha ancora una zona adatta per un progetto. Quel che resta è la foto di un sorridente Meng Fenchao, uomo di punta della Crcc fotografato sorridente con la maglia dell'Inter insieme al presidente Moratti: "Siamo pronti a collaborare su tutto" disse nel giorno dell'annuncio.

Investire sulla serie A non interessa. Troppo difficile costruire nuovi impianti, investire sulle strutture, sviluppare progetti ambiziosi. Russi come Roman Abramovich e Sulejman Kerimov hanno scelto la Premier League con il Chelsea e il campionato russo con l'Anzhi mentre l'Italia deve accontentarsi di Yuri Korablin, primo presidente russo nella storia del calcio italiano arrivato a Venezia nel 2011 in punta di piedi. La società lagunare vede nel suo cda anche Aleks Samokhin ma i sogni dei tifosi veneziani si scontrano con la schietta realtà di una squadra che continua a militare in seconda divisione e non ha milioni di petroldollari da spendere. L'appeal inesistente del calcio italiano non fa quindi altro che calcare la crisi economica di un circo che non regge più i passivi annuali dei bilanci.

Anche il presidente della Figc Giancarlo Abete ha lanciato un appello: "Ben vengano nuovi investitori stranieri nel calcio italiano, che ha assoluto bisogno della legge sugli stadi di proprietà. Ho sempre considerato un valore aggiunto la presenza nel calcio di grandi famiglie come quella Agnelli, Berlusconi o Moratti con un epidermico legame con il territorio ma sono positive le alleanze internazionali, e quindi dobbiamo essere più attrattivi all’estero". Tante parole che trovano però pochi riscontri nella pratica, la situazione degli stadi non si sblocca e alle società non resta altro che ammiccare ai ricchi signori d'Oriente, russi, cinesi o arabi che siano. "Vedo che le squadre che spendono molto sono fuori dal sistema europeo. I loro proprietari vengono dagli Emirati, ma anche per loro arriverà il momento in cui non potranno più spendere. Per quanto riguarda il Milan - ha dichiarato Silvio Berlusconi nei mesi scorsi - le porte sono aperte a chiunque volesse dare una mano alla nostra squadra. Ben vengano gli investitori stranieri". Investitori che guardano la situazione del nostro paese, sorridono e portandosi la mano al cuore salutano con un sincero "no grazie".

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